mercoledì, 20 Nov, 2019 Espresso napoletano

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A Matera la Festa dell’Arte

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Nei Sassi, non poteva che vivere in questo palcoscenico unico al mondo. Non museo ma ambiente vivo, abitato, stimolante ad ogni passo.

Malinconico dover comprimere una Civiltà. Almeno scrivendo.

Dopo aver visitato “i più antiretorici templi cristiani”, i Sassi, ecco la città. Quella soprastante, attorno a mezzogiorno, tradizioni ed antropologia ad ogni passo in piazza Vittorio Veneto, uomini in nero a concludere, o, almeno, trattare, affari più o meno agricoli, per così dire; un Museo tra i più ricchi del Mediterraneo, il Ridola; un barocco da manuale ad ogni dove, eppure, oggi più che mai, fusa con i Sassi, tutt’altro che pietre, se non quelle che, alati carri di Alice, ti portano direttamente  in un mondo magico, soltanto tuo.

Calanchi, grotte, gravine, un magma umano che fa del territorio anima pensante ed in fieri. Ad ogni angolo ed in ogni tempo. Come il limbo, da cui, pensiamo, ogni anima può passare per essere accolta, respinta, innalzata. Eppure molti, più nel passato che oggi, hanno parlato dell’inferno dei Sassi, a volte soltanto addolcito dall’aggettivo “dantesco”. Eppure questo “cielo sotto i piedi, pieno di vaghe stelle” (Leandro Alberti, 1596), lo puoi vedere dieci, cento, mille volte ma difficilmente sarà interiorizzato appieno. Forse persino conosciuto. Spunterà un vecchio Sasso contadino – pochi ma ce ne sono ancora, per fortuna -, un Convicino (complesso di chiese rupestri, di solito in gruppo di quattro); soprattutto un’era, un’epoca, un miraggio che, dispettoso, si cela e si mostra.

matera - Frank Greco

Perché l’unicum non ti può appartenere subito e, ancor meno, lungo un tempo definito. Va scoperto, “terziato”, come i millimetri delle carte napoletane tra le mani di un vecchio, elegante gentiluomo del secolo scorso.

Viverci e poi fuggire. Per tornarci, per sognare, testimone di Storia, oggi senza pagare la “scemmella” (monete-misura di frumento in uso sino ai primi dell’800), forse attraversando Vico Giumella e sfiorando, ormai soltanto con lo sguardo, il nobile palazzo Giura Longo, di natali memorie.

Non è qui il tempo ed il luogo per ripercorrere la Storia dei Sassi, dal Medio Evo ad oggi, da “vergogna nazionale a patrimonio dell’umanità”. Da tempo, infatti, trionfo di scambi cultural-sociali da ogni angolo del mondo, arcobaleno di ogni età, vivono oggi, tra altri Incontri di spicco, il più connaturato, la Seconda edizione della Festa dell’Arte. Persone, manufatti, musica, nel più impensabile degli “involucri”, i Sassi, quasi – licenza poetica – , antesignani, diversi e simili nell’unicità affascinante, dello straordinario Auditorium Niemeyer (Ravello), vascello fantasma e reale lungo le onde del Tempo.

L’Associazione “Prima Idea”- bella l’immagine primigenia – promuove, in collaborazione con il Comune, in primis l’Assessorato alla Cultura ed il Comitato Matera 2019 (la città è candidata per il titolo di Matera Capitale europea della Cultura), la seconda “Festa dell’Arte”. Estemporanea di pittura, poeti, musicisti, e body painters, dal 19 al 21 Luglio, dalle ore 10 alle 24, quando artisti di ogni parte del globo potranno dare sfogo alla propria creatività e sensibilità. Le loro opere, loro stessi, scandiranno una passeggiata artistica nel ventre dei Sassi, dal Piano di Piazza S. Biagio a Piazza S. Cesarea, che, con il suo “belvedere – affaccio”, ci fa scoprire il suggestivo scorcio sulla Chiesa di S. Agostino, la gravina ed il Sasso Barisano (verso Bari), fino a scorgere le linee dello splendido Duomo, ricco di opere d’arte di ogni secolo.

Matera Capitale europea della Cultura

Espressione della creatività nelle diverse forme, la Festa vuole rappresentare anche il viaggio emotivo degli artisti e dei visitatori lungo luoghi, scorci, incontri di storia, tradizioni, cultura, “umana umanità”, come scriveva Cardarelli.

Soste speciali la “live action” di Roberta Lioy; i “cunti” del cantastorie chitarrista Sergio Marchetta; le danze della Ballet School di Matera, con ”La terra si desta”, performance dedicata a Madre Natura che, destandosi, decide di modellare l’uomo dal fango, qui la creta liquida.

Un momento topico sarà dedicato ai bambini, con i laboratori di riciclo, mentre “l’Arpa celtica” di Marilìa Caso ricorderà la grande tradizione lucana (in primis Viggiano) di questo strumento dono degli angeli.

Il basso di Valerio Andrisani introdurrà le poesie e i racconti onirici della vostra cronista, mentre i tagliacarte in legno di Francesco Giocoli, mostreranno l’eleganza e l’arte  di questo Maestro silenzioso e geniale, che, traendo spunto dai vasi greci sino alle tradizioni lungo i secoli, li disegna e modella, scolpendoli e rifinendoli. Da molti decenni i suoi oggetti unici (ognuno è prototipo) sono esposti anche in alcuni Musei archeologici  e in strutture economico-culturali.

Ballet School di Matera

La finalità della Festa dell’Arte – in ambiente unico al mondo -, è quella d’integrare i diversi aspetti dell’espressione artistico-culturale in una grande “vetrina” che garantisca il manifestarsi dell’arte e, poi, la possibilità di scoprire i molti, variegati, fermenti artistici del territorio e quelli che vi transitano. Anche perché l’eventuale elezione di Matera a Capitale Europea della Cultura sia nido di tendenza e di novità. Da essa, oggi come domani, un vivaio di alternative per controbattere l’appiattimento di oggi, la “società liquida”, stallo verso ogni tipo di dialogo.  Da cui Bauman cerca di metterci in guardia ogni giorno.