All’enosteria Cap’alice i vini parlano napoletano

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Da Cap’alice, in via Bausan 28, il proprietario ed oste Mario proporrà per le feste natalizie i vini che parlano napoletano.

Pochi sanno, infatti, che Napoli è la seconda metropoli in Europa, dopo Vienna, per estensione di vigneti. Un’ antica eredità risalente ai tempi di Partenope, quando i greci, attratti dalla bellezza del golfo e dalle terre fertili, introdussero il culto della vigna e del vino. Così sul banco di Cap’alice, tra il luccichio delle tante bottiglie, spiccano le etichette dei vini provenienti dagli Astroni, antico cratere dal quale ancora si vedono sbuffare le fumarole di Pozzuoli dall’odore sulfureo. Sono falanghine e piedirosso di Raffaele Moccia e Cantine Astroni. Dalle colline di Chiaiano arriva una vera e propria chicca, lo spumante Flaegreo di Cantine Federiciane. Un pretesto prezioso per Mario per raccontare storie, aneddoti e leggende che ancora aleggiano tra case e strade napoletane, con una certa nostalgia.

Neapolis, invece, è il cocktail esclusivo di Cap’alice, nato proprio durante le feste del Natale, preparato con le bollicine Flaegreo, le arance dei tanti giardini che colorano magicamente angoli nascosti della città, vasenicola, il basilico, e qualche altro ingrediente segreto.

In accompagnamento da Cap’alice ci sono gli appetizer che attingono alla tradizione: frittelle di baccalà, bruschette con pomodorino del piennolo del Vesuvio, crostoni di baccalà e papaccelle, pizza di scarole, alici fritte e tanto altro. A cena non mancano i piatti cult della cucina napoletana, ziti al ragù, genovese, pasta e patate con provola, il pescato del giorno che l’oste Mario va a comprare personalmente a Mergellina. Il vino rimane sempre al centro dell’attenzione e la carta spazia dalle etichette blasonate italiane ed estere, a quelle di piccolissime cantine ricercate con cura e massima attenzione alla qualità ed all’identità territoriale.

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