domenica, 22 Set, 2019 Espresso napoletano

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Antichi palazzi di Napoli, palazzo Latilla

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La zona dove è ubicato il Palazzo Latilla era una di quelle che, almeno fino al 1718, come risulta dalla pianta del Petrini, appariva ancora priva di consistenti edificazioni. L’edificio fu costruito in parte intorno al 1722, «fuora di dette mura di questa città» e, come risulta dall’atto notarile del 18 settembre di quell’anno che cita anche questo particolare, era di proprietà del marchese Giovanni de Ruggiero, giudice della Gran Corte della Vicaria. Questi, dopo una contesa durata anni per poter aprire una finestra della sua casa, che af­facciava sui terreni limitrofi di Antonio di Gaeta, duca di San Nicola, riuscì ad averne il consenso dietro pagamento di un censo di dieci ducati annui. Da una successiva polizza di pagamento, estinta nel 1755, si stabilisce poi che la proprietà fu venduta dall’erede del de Ruggiero marchese Cesare, per ducati 23.200, al consigliere Ferdinando Latilla. Fu costui che lo stesso anno chiese al Tribunale delle Fortificazioni acqua e mattonata la concessione di una estensione di suolo pubblico per poter ampliare l’edificio.

Ottenuto quanto richiesto, il consigliere Latilla iniziò a pagare il censo per la concessione e nello stesso tempo chiamò l’architetto Mario Gioffredo (1718-1785) perché trasformasse gli edifici già esistenti. Il Gioffredo si ser­vì, tra gli altri, dell’opera del mastro fabbricatore Donato Cosentino, di Ni­colò Cibelli esperto piperniere e del mastro vasolaro Domenica Musella. I lavori quindi, iniziati nel 1755, durarono fino al 1765, data in cui si può considerare quasi concluso anche il secondo palazzo confinante con i giardi­ni dei Pellegrini. L’architetto caratterizzò questi edifici per il Latilla con i due portali simmetrici e di eguale disegno mentre la facciata, che Roberto Pane dice richiamarsi a quelle successive laterali di palazzo d’Angri, venne suddivisa dalla leggera linea dei marcapiani, scan­dita per i quattro piani dall’alternanza delle finestre e dei balconi con angoli arrotondati, mentre l’ultimo presenta solo balconi e quella del basamento aperture per botteghe tutte rigorosamente in piperno.

Dopo l’appartenenza al Latilla, non si hanno notizie in particolare dei la­vori che certamente furono effettuati sino alla data dell’acquisto, avvenuta nel 1984, da parte dell’Università degli Studi di Napoli. Trattativa avvenuta con gli ultimi proprietari dell’edificio che erano i membri della famiglia Miano.
I necessari lavori di adeguamento, iniziati nel 1986, comportarono essenzialmente la trasformazione interna dei locali, la bonifica delle facciate sia esterne che interne e l’eliminazione di sovrastrutture che avevano deturpato fino ad allora l’intero manufatto.
Oggi infatti nel cortile, che aveva locali ad uso di stalle per accudire i cavalli, con mangiatoie e attacchi ancora presenti, domina nuovamente il grande scalone a doppia rampa in piperno che conduceva agli appartamenti trasformati in aule, mentre al secondo piano, nella piccola cappella, appare ripristinato l’altare ed ha acquistato il giusto pregio il pavimento maiolicato settecentesco che reca ancora la data di realizzazione: MDCCLXII (1762).