sabato, 19 Ott, 2019 Espresso napoletano

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Antichi palazzi di Napoli, palazzo Ravaschieri di Satriano

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È il primo palazzo che si incontra dopo via Calabritto nella via che fu l’antico borgo della playa, che, fino al 1697 (anno in cui per volere del viceré duca di Medinacoeli fu iniziata la pavimentazione con un doppio filare di alberi e tredici fontane), era una zona paludosa, abitata da pescatori ma ricercata dalla nobiltà napoletana per costruirvi quella che oggi diremmo “casa al mare”. Palazzo Ravaschieri di Satriano è anche tra i primi costruiti: infatti è datato 1605, come si evince dalla indicazione posta nella chiave dell’arco d’ingresso.

L’edificio fu abitato dal principe di Cariati ed in seguito dal viceré don Antonio Pedro Alvarez del Toledo marchese di Astorga ed ambasciatore presso la Santa Sede, che sostituì, nel 1672, don Pedro Antonio d’Aragona. Fu ceduto poi dall’Alvarez al suo successore don Fernando Fajardo marchese di Los Velez, che lo abitò fino al 1682.
Il palazzo divenne celebre non solo per la presenza dei viceré, ma anche per quella di Goethe che ne parla nelle sue memorie di viaggio ricordando una enigmatica bellezza femminile, senza farne il nome, che probabilmente era la bellissima moglie di Filippo Ravaschieri principe di Satriano, donna Teresa Filangieri, sorella di Gaetano.

La particolare facciata è il solo dato di rilievo architettonico che offre la costruzione. Infatti ha quattordici busti inseriti al di sopra dei balconi con ringhiere in ferro che si alternano tra i timpani spezzati triangolari e a lunette. Busti che sono collocati anche nelle facciate laterali: sia in quella di via Calabritto, dove ve ne sono cinque, che in quella di vicolo Satriano, dove ne è rimasto uno soltanto.
Il portale poi, molto piccolo rispetto alla mole dell’edificio, è in semplice bugnato di pietra lavica e ha al centro la data inizialmente citata.

È quasi certo che la scala e la facciata vennero eseguite dal Sanfelice, che tra l’altro aveva sposato una Ravaschieri; infatti, come si è rilevato, nel Palazzo alla Sanità, negli atri, vi è lo stemma di entrambe queste famiglie.