martedì, 25 Giu, 2019 Espresso napoletano

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Antichi palazzi di Napoli, palazzo Zapata

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Frontale alla chiesa dedicata a San Ferdinando che dette anche il nome alla piazza, vi è palazzo Zapata, il palazzo che alcuni indicano come Vicereale. Lo Strazzullo scrive che fu costruito intorno al 1550 su disegno di Ferdinando Maglione detto latinamente Manlio. Viene indicato anche come Palazzo dello Zapata, che probabilmente lo abitò, ricoprendo la carica di viceré dal 16 dicembre 1620.

palazzo zapata

Del cardinale, precedentemente inquisitore a Toledo, Antonio Zapata y Cisnerossi, narrano avventure diverse che lo videro protagonista, e tutte lo descrivono come altero e indifferente alle necessità del popolo (nel 1622 vi fu una grande carestia e nonostante ciò si accanì nei confronti del popolo basso). Tra le tante si racconta che un giorno mentre passava per via dell’Olmo, molti popolani si misero a seguire la carrozza al grido di «grascia grascia» che era il segnale d’inizio d’una ribellione. Il cardinale si voltò sorridendo in quanto non aveva intuito la gravità del momento. Vedendolo sorridere, uno dei popolani gli gridò: «Non bisogna che V. E. se ne rida essendo negozio da lacrimare».

Nonostante queste accoglienze, seguitò a farsi vedere in pubblico: un giorno mentre passava con una carrozza scoperta, gli tirarono delle pietre tanto che fu costretto a rifugiarsi nel palazzo arcivescovile: un altro invece, sebbene fosse chiuso in una carrozza, giunto in piazza di Porta Capuana fu riconosciuto da tale di nome Giovanni Onesti, che lo colpì sul volto con un pezzo di pane duro (spesso mancava anche il pane), al grido «Questo ne dai?». Fu allora che il viceré fece arrestare l’Onesti che dopo un veloce processo fu impiccato.
Questa morte provocò tale indignazione che, formata una commissione, padre Taruggi che la presiedeva si recò a Madrid per richiedere l’allontanamento dello Zapata; cosa che avvenne nel 1622.

palazzo zapata

Sul palazzo non vi sono che scarse notizie; il Venditti scrive che nel 1810, quando ne divenne proprietario l’insigne clinico Domenico Cotugno (1736-1822), che però abitava in piazza Dante nel Palazzo Bagnara, l’edificio fu rifatto su disegni di Carlo Vanvitelli.
Di questi lavori ottocenteschi, è interessante la scala aperta, a cui si accede attraversando il piccolo cortile, che si articola con un motivo di serliane, ovvero di aperture su tre finestre con la centrale ad arco e le laterali con architrave, su colonne di marmo che vanno ripetendosi su tre ordini.

Palazzo Zapata, la sede del circolo Whist

Il palazzo, la cui facciata è priva di qualsiasi annotazione architettonica di rilievo, ha un secondo ingresso sulla via Nardones, ed ospitò nel 1845, nelle botteghe sulla piazza, il famoso Caffè Europa di Raffaele Donzelli, unico a poter competere con il vicino Caffè Gambrinus. Al primo piano vi era il circolo Whist nato nel 1793, quando alcuni cittadini chiesero ed ottennero di riunirsi in un appartamento del marchese di Pescolanciano per poter fare della musica. La domanda, in un primo momento rifiutata dal marchese di Fuscaldo che era il reggente, fu invece accolta dalla corte alla quale i richiedenti si rivolsero ed il circolo si inaugurò il 4 giugno 1793. Il Whist dopo il 1860 ebbe fama d’essere un luogo di ritrovo dei filoborbonici, perché frequentato dai nostalgici di quella monarchia.

palazzo zapata

Nel piano superiore, poi, vi era la Locanda della Villa di Firenze che, strutturata come un moderno club, era frequentata esclusivamente da persone conosciute o presentate dai soci. Attualmente, in quei locali vi è il Circolo Artistico Politecnico che svolge attività culturali e di svago; fondato inizialmente come Società degli artisti nel 1888 dal marchese Giuseppe Caravita, principe di Sirignano, dopo l’accorpamento nel 1902 con il Circolo forense di Enrico Pessina e nel 1907 con il Politecnico del Masoni, assunse la denominazione attuale.