Antonio Auriemma, l’ultimo libraio

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Il signor Auriemma ha gli occhi vispi e dolci. Alla bellezza di settantasei anni, tutti i giorni svuota buste e buste di libri per sistemarli con precisione certosina sugli scaffali del secondo piano della libreria Nunzio Pironti a Port’Alba. Quelle stanze piene di volumi di carta nuova o ingiallita sono il suo regno. Conosce a memoria titoli, edizioni, autori. Da Pironti lavora da soli tre anni ma la sua storia con i libri inizia nel lontano 1954, quando era ancora alle elementari: “Figlio unico, all’una e mezza finivo la scuola e andavo da Guida a Port’Alba. Facevo il fattorino. Dovevo guadagnare mille lire la settimana. Man mano il libro mi ha affascinato e con la mia licenza elementare sono andato avanti”.

ph. Francesca De Paolis

Da Guida ha lavorato ventidue anni come commesso, poi da Colonnese, poi è stato rappresentante per la casa editrice Sansoni e la Dante Alighieri di Roma. Faceva promozione nelle librerie e nelle scuole: lavorava in Calabria e Molise. Ha toccato tutti i rami finché ha aperto una sua libreria a Vico della Quercia 21. Qui aveva creato un piccolo circolo di scrittori e studiosi che usavano incontrarsi e discutere come ai vecchi tempi: “Prima gli scrittori e gli intellettuali erano più presenti nella vita di questa città. La vivevano. Ora i tempi sono cambiati”.

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Nella sua lunga carriera ha conosciuto moltissimi personaggi illustri: Pasolini, Moravia, Kerouac, Sanguineti, quando da Guida si facevano le conferenze nella Saletta rossa. E poi ancora Eduardo e Luca De Filippo. Ha un bellissimo ricordo dell’avvocato Marotta: “Preferiva fare gli ordini la sera molto tardi, ci mettevamo sotto braccio, scendevamo a Via Serra e andavamo al ristorante. Poi andavamo a Piazza Plebiscito e lui ‘dava i numeri’ dal catalogo dei libri da ordinare e io con un foglio di carta in mano lo seguivo. Facevamo notte fonda. Mi voleva bene. Faceva ordini importanti. Aveva una passione per Omodeo e ovviamente per tutta la filosofia”.

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Da giovane (e ancora oggi per gli amici) il suo soprannome era ‘Coppi’: “Dovete sapere che in quel periodo le librerie non avevano l’assortimento di oggi perché si veniva dalla guerra, per prendere i libri si andava ai Quattro Palazzi alle Messaggerie Musicali. Io ero il più veloce di tutti, da lì il soprannome Coppi”. Dei suoi cinque figli nessuno ha ereditato la passione da libraio, così qualche anno fa il signor Antonio ha dovuto chiudere la sua libreria, ed è tornato in una libreria di Port’Alba, dove aveva cominciato. È stato come un ‘ritorno a casa’. Con un vanto: “Nel 2004 ho pubblicato un catalogo sulla letteratura del Novecento con duemilacinquecento prime edizioni. Fu un successo per tutta la città e l’ambiente. L’ho dedicato a Gaetano Colonnese con cui iniziai da ragazzo”.

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Oggi il suo lavoro è un vanto per Pironti perché grazie al signor Auriemma la libreria può offrire un vastissimo assortimento di volumi divisi in reparti specializzati che contengono vere rarità. Auriemma mi racconta che quello attuale è un momento brutto per il libro. La gente non legge più nonostante i costi si siano abbassati. Non c’è il rimpiazzo dei vecchi bibliofili che vanno scomparendo. “Con tutto il rispetto, vedo più bancarellari che librai. Anche l’ambiente degli scrittori è cambiato molto. A parte Starnone o questa Elena Ferrante, non ne vedo molti altri scrittori. Il mio interesse è la letteratura del Novecento, le prime edizioni come i Morante, Gatto, Comisso, Tecchi, Dino Campana: quello è il meglio secondo me. Gli scrittori, quelli veri, sono scomparsi, così come le antiche librerie… ora sono tutti bar!”.

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Eppure Auriemma continua, imperterrito: “Provo un vero godimento quando arrivano nuovi libri. Non so cosa c’è dentro i sacchi, scartarli mi dà eccitazione, sono curiosissimo” (sorride). Una vita intera dedicata ai libri: “Non riesco a stare senza libro, io aggia murì ’ncopp ’e libri!”. Gli si dovrebbe fare una statua a questo signore: Antonio Auriemma, detto Coppi, antico libraio di Napoli, patrimonio dell’umanità.

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