Applausi al Teatro Bellini per Emma Dante e le sue “Bestie di Scena”

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E’ andato in scena al Teatro Bellini il provocatorio “Bestie di Scena”, spettacolo con cui Emma Dante ha sconvolto e affascinato pubblico e critica di tutta Italia. Lo spettacolo inizia non appena si entra in sala: gli attori sono già sul palco, non ancora “bestie”, intenti a riscaldarsi dando vita ad un movimento compatto che segue il ritmo dei loro stessi passi.

Quando tutti hanno raggiunto il proprio posto il sala, il ritmo incalza fino a che non iniziano a spogliarsi, svelando la pelle, il sudore, i nervi, ogni piccola parte del loro corpo, per poi mostrarsi al pubblico in un frontale schieramento sul proscenio a luci ancora accese. Il pubblico assiste in silenzio – tra l’imbarazzo e la curiosità -, mentre le mani degli attori, frenetiche e maldestre, tentano di coprirsi a vicenda le parti intime, cercando di liberarsi dalla vergogna dello sguardo. Provocati da un deus ex machina che di volta in volta cala o scaraventa sul palcoscenico gli oggetti più disparati – un bidoncino d’acqua, dei palloni, una bambolina, petardi, carillon, delle scope, noccioline – gli uomini e le donne in scena non possono fare altro che ubbidire: uno alla volta, si appropriano di una parte che ripeteranno ogni volta che la regia lo imporrà. Di volta in volta le bestie, quadro dopo quadro, ripetono azioni, diventano meccanismi senza controllo, crollano a terra, si lasciano andare in preda ad istinti primordiali dimostrando, senza dire nemmeno una parola, la completa frantumazione della propria identità.

 Lo spettacolo continua, come in un perpetuo giro di giostra, fino a che la mano invisibile della regista non lancia sul palco i vestiti: a questo punto – come racconta l’autrice –  «gli “imbecilli” disubbidiranno», prendendo atto della loro condizione, «sceglieranno di restare nudi in schiera davanti a noi. La loro scoperta sarà di essere sempre stati nudi e di non essere stati altro che quello. Non avrà più senso raccogliere, coprirsi, compiere altre azioni ma semplicemente stare, e guardare».

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