Architettura al femminile: Zaha Hadid

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Il progetto mancato del Museo del Mediterraneo di Reggio Calabria

 L’architettura è tendenzialmente un mondo al maschile; basti pensare che, nonostante esista il femminile “architetta”, generalmente si tende a utilizzare il suo corrispettivo maschile anche per le donne.

Se facciamo un excursus nella storia di questo mestiere, le principali figure di rilievo sono per la totalità uomini, da Brunelleschi a Le Corbusier. Ciò però può risultare comunque poco indicativo, dal momento che il ruolo della donna era notoriamente in secondo piano sia sul profilo culturale che su quello sociale, per cui non sorprende che questo fenomeno si riflettesse anche nell’architettura. Come in tutti gli altri campi, dovremo aspettare le rivoluzioni femministe della seconda metà del ‘900 per rompere determinati tabù.

foto: Christopher Pillitz

In questo panorama così complicato si inserisce di prepotenza la compianta Zaha Hadid, scomparsa prematuramente un anno fa a causa di un attacco cardiaco. Rispetto agli esempi citati in precedenza, forse è l’unica figura femminile di rilievo che ha saputo affermarsi in questo scenario maschilista in maniera competitiva, superando spesso i suoi colleghi. A rendere maggiormente encomiabile la sua impresa sono le sue origini: nasce a Baghdad, in una famiglia musulmana, con tutte le intuibili implicazioni che questo comporta; la sua fortuna è stata quella di nascere in una famiglia di rilievo sociale e politico, in un periodo in cui “modernismo” significava glamour e pensiero progressista in Medio Oriente, nonché di poter studiare all’Architecture Association di Londra a soli 22 anni.

Foto del progetto del Museo del Mediterraneo

Con la sua impronta personale ha creato uno stile inconfondibile, grazie al quale è stata insignita di innumerevoli premi, pur non essendo stata esente da critiche e controversie, in quanto la sua architettura estremamente organica richiedeva elevatissimi sforzi di ingegneria per la realizzazione dei suoi progetti e parallelamente ne faceva lievitare i costi, andando in contrasto con le contemporanee tendenze ecosostenibili della bio-architettura.

Ha disseminato progetti in tutto il mondo, lasciando segni indelebili in ogni luogo in cui ha operato; anche in Italia possiamo trovare sue realizzazioni celebri come il museo Maxxi di Roma, una delle torri del quartiere City Life di Milano e la futura stazione dell’Alta Velocità “Porta del Sud” di Afragola, in fase di ultimazione. Nel 2007 vince il concorso per il “Regium Waterfront”, riqualificazione del lungomare di Reggio Calabria, inserendosi così anche nello scenario dell’architettura mediterranea; malgrado la firma di un contratto nel 2009 e lo stanziamento di fondi europei, a causa di recenti provvedimenti dell’amministrazione locale, il progetto sembra destinato a non vedere luce nella sua interezza, a discapito del suo elemento più rappresentativo: il Museo del Mediterraneo.

Come si evince dagli avveniristici rendering, la sua forma richiama quella di una stella marina, di cui riprende la regolarità dei raggi che si articolano dal corpo centrale. Una serie di anse attrae lo spazio esterno accogliendo i visitatori dalla passeggiata tra distretto turistico e porto fino a delle piazze aperte al riparo del volume del museo. La simmetria degli ambienti consente di organizzare in maniera chiara e intuitiva i percorsi museali, garantendo una facile fruibilità di tutti i padiglioni, al contempo la sinuosità dell’involucro crea a ogni passo uno scenario diverso e sorprendente. Un sistema di corti generate da coni di cemento armato assolve le molteplici funzioni di garantire illuminazione e ventilazione naturale agli spazi interni, fornire ulteriori aree espositive all’aperto e ridurre le luci libere, in quanto costituisce il sistema strutturale dell’edificio.

 

La sua mancata realizzazione rappresenta l’ennesima occasione persa per valorizzare il nostro territorio. Sarebbe stato destinato a ospitare, tra le tante opere, i Bronzi di Riace, testimonianza di un passato culturale glorioso, e una collezione dedicata a Gianni Versace, simbolo di eccellenza italiana nel mondo; la sua permeabilità avrebbe garantito, inoltre, una continuità con il percorso pubblico, inserendosi come un ponte tra il mare e la città.

Peccato che l’idea che emergeva dalle parole della stessa Zaha Hadid non potrà realizzarsi: “L’edificio sarà un punto d’incontro per persone di tutte le età e attraverso le arti servirà a rappresentare la ricca e diversa storia del Mediterraneo, arricchendo la vita culturale della città. Questo collegamento tra cultura e vita pubblica è essenziale”.

 

 

 

 

 

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