giovedì, 12 Dic, 2019 Espresso napoletano

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“Aspettando il tempo che passa”: in scena i ragazzi del progetto “Palcoscenico della legalità”

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Domani, mercoledì 15 giugno, alle 19, al teatro Nuovo di via Montecalvario, apertura del Napoli Teatro Festival con “Aspettando il tempo che passa – e mentre passa nuje ce facimme viecchie”, spettacolo realizzato e allestito con i ragazzi dell’Istituto Penale per i Minorenni di Airola, in provincia di Benevento (replica giovedì 16 sempre alle 19). Lo spettacolo rappresenta il momento conclusivo del progetto “Palcoscenico della legalità”, ideato da Giulia Minoli e partito nell’aprile del 2015, percorso rivolto ai giovani detenuti, che sono stati coinvolti in un laboratorio di formazione sui mestieri legati al teatro, dalla scenotecnica alla scrittura drammaturgica, all’allestimento suoni e luci.

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Il laboratorio, guidato da Emanuela Giordano, ha portato i ragazzi a costruire il testo teatrale, raccontando il tempo che in carcere sembra non passare mai, sospeso tra un futuro incerto e un presente che non si può mai vivere in maniera piena. Sulla scena i giovani attori Giuseppe Gaudino, Veronica Montanino, Adriano Pantaleo, Salvatore Presutto; la realtà è immaginata come un’altalena, che oscilla tra umori e desideri, confusioni e certezze.

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Come in una narrazione fiabesca, sul palco compare una fata turchina, che rappresenta la speranza, accompagnata da un grillo parlante, che rappresenta la coscienza, a volte scomoda ma necessaria per crescere; queste due figure conversano con due ragazzi detenuti. Il progetto “Palcoscenico della legalità” è promosso e organizzato da Co2 Crisis Opportunity onlus, Libera, Fondazione Polis, Fondazione Silvia Ruotolo, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano familiari delle vittime innocenti di criminalità, e patrocinato dal Ministero della Giustizia, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, e dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca.

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A sostenere l’iniziativa la Fondazione con il Sud, la Siae, la Fondazione Terzo Pilastro, in collaborazione con l’Associazione Nest – Napoli est Teatro. Come spiega Emanuela Giordano nel raccontare il progetto:  “Siamo convinti che il contatto con realtà esterne alla condizione detentiva e alla logica illegale e criminale siano, non solo opportune, ma indispensabili. Immaginare nuove regole di gruppo, riflettere  su alternative  di vita e di linguaggio, è importante e lo abbiamo fatto. Ma i ragazzi, a parte qualche rara eccezione, vengono da realtà infernali. Non hanno  una collettività attrezzata ad aiutarli quando usciranno dal carcere, questo condiziona  il loro modo di affrontare la vita. Falsi miti, bisogni indotti, analfabetismo culturale ed affettivo fanno da tappo di compressione sulle loro intelligenze e le loro anime”.

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In un contesto così difficile il teatro diventa uno strumento in grado di offrire opportunità: i ragazzi imparano un mestiere, che una volta usciti dal carcere potranno esercitare sul serio, costruendosi una strada. In questo cammino formativo i giovani detenuti sono stati accompagnati dalle maestranze del Teatro di San Carlo; uno dei prossimi obiettivi è creare una collaborazione stabile e fattiva tra il Nest e i laboratori di scenotecnica di Vigliena (a San Giovanni a Teduccio), gestiti dal Massimo napoletano.