Capodimonte au coeur de Naples

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Amatissimo, studiatissimo, rinomato nel mondo, Capodimonte è il sito museale e boschivo forse più rappresentativo della città, un Louvre napoletano, che pur godendo di un capitale culturale non quantificabile è rimasto troppo a lungo in una nicchia di marginalità rispetto alla vita attiva dell’intero Paese, pagando ancora in qualche modo, per usare un eufemismo, il pegno di esser nato come luogo appartato per una famiglia reale.

sylvain bellanger

Ne è pienamente consapevole il direttore Sylvain Bellenger, ormai al timone di Capodimonte dal 2015, che taglia traguardi dettati dal buon senso e dalle necessità reali del sito, bandendo trionfalismi e sensazionalismi che troppo sanno di politicante, anziché di uomo di studi. Una su tutte: prima del suo arrivo mancava perfino un efficiente sito web, che semplicemente rappresenta lo standard di ogni ente culturale europeo. Capodimonte ha alle sue spalle un passato di grandi mostre, ma dagli anni 2000 ha iniziato una decadenza abbastanza grave — ammette — non ultimo per la mancanza di trasporto pubblico (il bus che serve il sito è soprannominato “l’invisibile”). E dall’intesa con City Sightseeing Napoli è nata una navetta che ha subito innalzato del 15% la frequentazione del museo. Ma anche una volta arrivati, il Belvedere, semplicemente, non esisteva più, a causa della crescita irregolare della vegetazione rispetto alla progettazione originale.

belvedere di capodimonte

E solo per aver fatto ordinaria potatura, Bellenger ha avuto ‘l’onore’ — sottolinea ironicamente — di avere un’interrogazione parlamentare. La palude nera della burocrazia nostrana. Ma il bosco andava restituito alla cittadinanza, e l’insistenza ha fruttato a Capodimonte il premio Green Care 2017, e soprattutto ha fruttato l’abbraccio della città al bosco, con il puntuale rispetto del nuovo regolamento per la sua fruizione (e in passato non ve n’era alcuno). Perché il punto cruciale per Bellenger è far sì che spontaneamente il pubblico si prenda cura del parco, poiché questo assicura un legame indissolubile e genera la migliore immagine possibile. Recuperati ampi spazi verdi, saranno restaurati anche i campi da calcio. Ci si potrebbe chiedere cosa c’entri questo con la cultura: ma è proprio il superamento di una stagnante visione del museo come mero luogo per una visione contemplativa, che termina con l’uscita, a farsi urgente; in favore di un’altra, invece, europea, che trasformi il sito come in un luogo ‘di casa’, dove stare, vivere, ricercare, studiare, crescere e godere come uomini e cittadini.

american friends of capodimonte

E Capodimonte, che unisce l’architettura del paesaggio al patrimonio storico-artistico, dovrebbe essere capofila di questa filosofia. Ma anche tra le pareti del palazzo del Medrano sono varie le incombenze: occorre preservare i soffitti dalle infiltrazioni, così come equilibrare la climatizzazione delle sale — e una rottura anche provvisoria dell’impianto è in grado di provocare forti danni alle opere. Tra le conquiste dell’epoca Bellenger, la definizione di un chiaro organigramma e di spazi di lavoro funzionali, anche se ancora lamenta la necessità di dover andar dietro ad ogni fase di ciascun processo. Il che significa perdere tempo e distanziarsi dall’idea di squadra.

museo di capodimonte

C’è ancora nella cosa pubblica un’idea di management ottocentesca, con un capo unico ed una folla di sottoposti, e la debolezza di Capodimonte, come di tutti i musei italiani, è la mancanza di personale — afferma tutto ciò chiaramente Bellenger — reclutato per lo più due generazioni prima dell’epoca digitale, lasciato ad arrangiarsi per aggiornarsi, e mai ricambiato da risorse giovani (dal suo arrivo circa 45 unità sono fuoriuscite senza assunzioni). È semplicemente impossibile, per un francese, capire come un concorso possa non chiudersi — rincara — e come un direttore possa avere zero autonomia nella scelta del personale. La ‘spinta Bellenger’ comunque si respira tutta non solo nell’intransigenza alle mancanze che solo dai vertici politici possono essere colmate, ma nel cercare abilmente di gestire le risorse a disposizione.

american friends of capodimonte

Come la creazione oculata — ancor prima di arrivare a Napoli — degli American friends of Capodimonte — fondazione che ha il compito di internazionalizzare la struttura interna del sito, e, viceversa, far conoscere all’estero la cultura meridionale. E la presenza del nuovo curatore James Anno, interamente sostenuta dalla fondazione, è la prima espressione di questa innovazione, che, in linea con la riforma, che Bellenger definisce “coraggiosa”, prova in definitiva ad aprire realmente Capodimonte al mondo. Ma Bellenger non ama i toni altisonanti — un proverbio francese recita: On ne prend pas la lèvre au tambour [Non si prende la lepre battendo sul tamburo] – e commenta laconico che sono gli individui a fare la differenza. Se dalla loro unione non nasce qualcosa di straordinario, tutto può crollare.

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