mercoledì, 24 Lug, 2019 Espresso napoletano

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Chiesa di San Bonaventura, uno scrigno di tesori

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Nel cuore del centro storico di Napoli, in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, si nasconde un tesoro del nostro patrimonio artistico, purtroppo sconosciuto ai più. 

Si tratta della Chiesa di San Bonaventura, costruita per volontà di Roberto D’Angiò agli inizi del XIV secolo e dedicata a suo fratello maggiore Ludovico, vescovo di Tolosa, che gli aveva ceduto il trono per aderire al movimento degli Spirituali Francescani. Il suo nome si deve all’Arciconfraternita di San Bonaventura, di cui è diventata sede nel 1607. Oggi la chiesa è chiusa alle celebrazioni ma, negli ultimi decenni, ha ospitato dapprima il centro di ricerche sulla Difesa Popolare Nonviolenta, poi l’associazione Pax Christi ed infine l’Associazione Claudio Miccoli, che l’ha adottata come sede e ancora adesso si occupa della sua manutenzione e delle visite.

chiesa di san bonaventura

L’umile facciata e le piccole dimensioni della Chiesa, in considerazione del suo destinatario, potrebbero lasciarci perplessi ma non bisogna farsi ingannare: l’interno è suddiviso in due ambienti sovrapposti con volte a crociera e si tratterebbe, secondo lo storico dell’architettura Roberto Pane, dell’unico esempio di questa struttura tipicamente trecentesca.

Un omaggio al destinatario della chiesa è senza dubbio la pala d’altare, realizzata dal grande artista seicentesco Fabrizio Santafede, ove Ludovico da Tolosa è raffigurato assieme ai Santi Bonaventura e Francesco dinanzi alla Madonna col bambino, sui cui capi sono state successivamente aggiunte corone di ferro in rilievo, secondo un uso del ‘700. Non meno importante è poi il dipinto del pittore senese Giacomo Sanso, appartenente ad un polittico e raffigurante San Francesco che riceve le stigmate. Sebbene molti non siano neppure a conoscenza di questa piccola chiesa, pare che proprio in una teca al suo interno sia custodito un piccolo pezzo del “Santo Braccio” di San Bonaventura, ovvero la più grande delle reliquie rinvenute dopo la profanazione del suo sepolcro e la dispersione dei suoi resti compiuta dagli Ugonotti nel 1562, ed oggi custodito a Bagnoregio, nel Viterbese.

chiesa di san bonaventura

Nella cripta non mancano le “capuzzelle” tanto care alla tradizione napoletana, forse proprio per il velo di mistero ed inquietudine che da sempre le avvolge. Non meno misterioso, e perciò degno di nota, appare però il ritrovamento, in un armadio della chiesa di San Bonaventura, di libri risalenti al XVII-XVIII secolo. Alcuni di questi, tra cui un “libro dei conti” ed uno delle leggi, sono stati restaurati grazie alla collaborazione tra gli studenti del Liceo Scientifico “Renato Caccioppoli” di Napoli, e il Corso di Laurea in Restauro dell’Università “Suon Orsola Benincasa”, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Insomma, le sorprese non mancano, e anzi la chiesa di San Bonaventura sembra volerci ricordare che persino gli angoli più piccoli e sconosciuti della nostra città hanno una storia da raccontare, sebbene talvolta occorra andare a bussare ad un umile portone incastonato tra vecchi palazzi.