lunedì, 19 Ago, 2019 Espresso napoletano

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Chiese di Napoli, chiesa di San Pietro ad Aram

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Passeggiando lungo il corso Umberto I, s’incontra l’ingresso secondario della basilica di San Pietro ad Aram, così detta perché si vuole che custodisca l’Ara Petri, l’altare su cui avrebbe pregato San Pietro durante la sua venuta a Napoli.

Con sentita partecipazione religiosa, il Galante scrive di questa chiesa:

Tra i più sacri luoghi che venera la devota Napoli, merita certamente il primato questo tempio, ove la fede cristiana ebbe la culla presso di noi, e l’apostolo Pietro, dopo rigenerati nelle acque del battesimo Candida, Aspreno ed altri, qui celebrando il sacrifizio cibò dell’Eucaristi­ca mensa il primo drappello di napolitani cristiani. Qui certamente fu l’abitazione di S. Candida, che ella mutò in casa de’ primi fedeli, convertendo il suo gentilesco Larario in cristiano sacello; e dove Pietro avea offerta l’ostia di salute fu eretto in suo onore un devoto tempio, che però si disse di S. Pietro ad Aram, ove poi sorse una Canonica di preti secolari.

In realtà non esistono prove certe della venuta a Napoli di San Pietro, ripetutasi secondo la tradizione in occasione della conversione di Santa Candida Seniore e di Sant’Aspreno, che fu nominato primo vescovo di Napoli; in riferimento a Santa Candida, la Chiesa ha riconosciuto l’in­fondatezza della sua esistenza, legata al culto popolare. Si vuole che San­ta Candida Seniore avesse abitato la cripta sottostante la chiesa di San Pietro ad Aram, e originaria cappella di Santa Candida: uno dei sette scheletri trovati ivi sepolti fu ritenuto il suo e il teschio divenne oggetto di venerazione e collocato nella quarta cappella a sinistra della sopra­stante chiesa; nella cripta a cui si accede dal transetto sinistro furono sco­perte delle catacombe e una chiesa paleocristiana (con l’altare dedicato alla santa), divisa in tre navate da colonne in marmi orientali.

san pietro ad aram

La chiesa di San Pietro ad Aram fu ricostruita su quella paleocristiana nel XII secolo dal cardinale Giovanni de’ Pizutis unitamente ad un mona­stero di Canonici Regolari di Sant’Agostino e dedicata ai Santi Pietro e Candida; quindi, divenne Commenda Prelatizia, e nel 1453 fu affidata ai Canonici Lateranensi per intercessione di re Alfonso I d’Aragona: durante la dinastia aragonese la chiesa di San Pietro ad Aram fu inglo­bata all’interno delle mura della città, venne restaurata da re Ferrante I d’Aragona e il monastero fu arricchito di un raro chiostro con colonne in marmo e archi a tutto sesto; un altro chiostro venne costruito in piperno nel Cinquecento.

L’interno, a croce latina, ad unica navata e quattro cappelle per lato, ricostruito nel Seicento da Pietro di Marino e Giovanni Mozzetti, è pre­ceduto da un atrio disposto su un piano inferiore nel quale è collocato l’Altare di San Pietro realizzato nel XII secolo con colonnine sveve ed iscrizioni successive di epoca angioina; accanto all’altare è una porta murata che veniva aperta un anno dopo il Giubileo per concessione spe­ciale del papa durante il Cinquecento. Sono conservate nell’interno le seguenti sculture: il bassorilievo della Madonna con le anime del Purga­torio di Giovan Domenico D’Auria e Annibale Caccavello (nella prima cappella destra), la statua di San Michele Arcangelo di Giovanni da Nola (nella prima cappella sinistra), il rilievo la Deposizione di Giovanni da Nola e bottega (nella seconda cappella sinistra), la Tomba di Baldassar­re Ricca di Giovanni Iacopo da Brescia (1519, vicino alla Sagrestia), con putti michelangioleschi e cornice densamente ornata da candelabri. Tra i dipinti sono da ricordare di Wenzel Cobergher, il Giubileo (1594, nella prima cappella destra), di Andrea Vaccaro, la Madonna col Bambino e San Felice da Cantalice (nel transetto destro), di Luca Giordano, i Santi Pietro e Paolo si abbracciano prima di andare al martirio e Consegna del­le chiavi (entrambi nel presbiterio); di Massimo Stanziane, il Battesimo di Cristo (nel transetto sinistro); infine, attribuita a Wenzel Cobergher è la Sacra Famiglia, mentre copia da Jusepe de Ribera è la Sacra famiglia nella bottega di San Giuseppe (entrambi nel coro).

Il portale ornato in pietra grigia dell’ingresso laterale in corso Umberto I (e di fatto unico ingresso attivo della chiesa di San Pietro ad Aram) realizzato nel Cinquecento, fu salvato dalla distruzione del Conservatorio dell’Arte della Lana durante il Risanamento.