Chiese di Napoli, chiesa di Santa Maria di Monteverginella

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Scendendo dall’altura di San Giovanni Maggiore fino a via Mezzocannone, attraverso il vico Orilia si giunge in via Paladino, dove prospetta in largo la chiesa di Santa Maria di Montevergine detta Monteverginella. Il protonotaro della corte angioina di re Carlo II e di re Roberto costruì la chiesa sul luogo dov’era l’edicola votiva dedicata a Santa Maria dello Spirito e l’annesso monastero abbattendo case di sua proprietà, per donare tutto il complesso nel 1314 ai frati Benedettini.

santa maria di monteverginella

Alla fine del Cinquecento fu abbattuta la chiesa gotica e sostituita da una nuova fabbrica che continuò i lavori fino al Seicento, e nel Settecento seguirono restauri affidati a Domenico Antonio Vaccaro; essendo stata affidata la chiesa ai Chierici Regolari Minori Caracciolini (dopo l’espulsione dei Benedettini Verginiani nel 1807), nel 1843 ebbe luogo un ulteriore restauro affidato all’architetto Gaetano Genovese. Nel 1823 i Caracciolini dalla chiesa di Santa Maria Maggiore detta la Pietrasanta trasferirono nella terza cappella destra della chiesa di Monteverginella il corpo di San Francesco Caracciolo.

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La chiesa presenta, in un largo recintato con portale in piperno, una facciata in due ordini e timpano superiore, con volute laterali, suddivisi da lesene in piperno, con finestre centrali e finte finestre laterali, di stile vicino a quello dei due Mormanno. L’interno ad unica navata con cappelle laterali è arricchito dalle opere di: Domenico Antonio Vaccaro, la tela principale della volta la Madonna in gloria appare a San Guglielmo e ad altri verginiani (1728) e quelle laterali Cristo appare a San Guglielmo e visione di San Guglielmo, luminose e solimenesche; Luca Giordano, San Paolo Eremita e Sant’Uberto (nella quinta cappella a sinistra); Fabrizio Santafede, Incoronazione di Maria e Santi (1618-19, sull’altare del transetto sinistro); Belisario Corenzio, affreschi sulle volte del transetto della bottega di Mattia Preti l’Adorazione dei pastori (nella prima cappella destra).

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Infine, si ricordano il dipinto della Madonna di Montevergine, copia dell’originale dell’omonimo santuario avellinese (1657, nella terza cappella a sinistra dedicata alla Madonna di Montevergine), e l’altare di stile fanzaghiano disegnato nel 1657 dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti.

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