sabato, 19 Ott, 2019 Espresso napoletano

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Chiese di Napoli, chiesa di Sant’Agostino alla Zecca

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Tra il corso Umberto I e via Sant’Agostino alla Zecca, a conclusione delle mura meridionali greco-romane s’incontra la maestosa chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, dotata di uno scalone e di una facciata di grande effetto scenografico, riprodotta in famose stampe antiche.

sant'agostino alla zecca

La chiesa di Sant’Agostino Maggiore (edificata nei pressi della Zecca) occupò il luogo dove si trovava l’antico cenobio basiliano di San Vincenzo, poi ceduto all’ordine degli Agostiniani nel 1259. La chiesa fu edificata al tempo di re Carlo I d’Angiò, continuata in quello di re Carlo II d’Angiò e conclusa in quello di re Roberto d’Angiò. Quindi, essendo stata danneggiata la chiesa gotica, nel 1641 fu affidata la sua ricostruzione all’architetto Bartolomeo Picchiatti e fu conclusa nel 1770 con l’intervento successivo di Giuseppe De Vita e Giuseppe Astarita.

sant'agostino alla zecca

Nel complesso di Sant’Agostino alla Zecca furono realizzati un imponente campanile (di Bartolomeo Picchiatti) in quattro ordini, di laterizi, pietra di piperno e marmo con sculture e stemmi incastonati, e il chiostro (di Bartolomeo e Francesco Antonio Picchiatti) con colonne di marmo e la Sala capitolare (inizio Trecento) che ospitava prima il Capitolo Generale dell’Ordine Agostiniano e poi dopo il 1495 (per volere di re Ferrante I d’Aragona) le riunioni della piazza del Popolo.

L’interno della chiesa, a tre navate, con ipogeo, fu arricchito in particolare delle seguenti opere: di Giacinto Diano, Conversione di Sant’Agostino e Battesimo del Santo (1768, ai lati del presbiterio), Dedica del tempio di Gerusalemme (volta della Sagrestia), Deposizione (sull’altare della Sagrestia), Davide mostra al figlio Salomone i materiali per costrui¬re il tempio di Gerusalemme (1776, parete della Sagrestia); di Giuseppe Sanmartino, la statua di Sant’Agostino che calpesta l’Eresia tra carità e fede (1761, dietro l’altare maggiore), il gruppo scultoreo la Santissima Trinità e Angeli (1760, sul timpano dell’abside), i busti di San Leone Magno e Sant’Ambrogio (Sagrestia e Cappella Tufarelli); di Girolamo D’Auria, la statua di San Giovanni Battista (1605); di Salvatore Caccavello il pulpito marmoreo (metà Cinquecento) con i bassorilievi raffiguranti Santa Caterina d’Alessandria che calpesta l’Eresia, la Predica di Cristo, e la Meditazione di Sant’Agostino. Inoltre si ricordano l’altare maggiore proveniente dalla chiesa della Croce di Lucca e progettato dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti, e la tomba nell’ipogeo del musicista settecentesco Nicola Jommelli.