venerdì, 20 Set, 2019 Espresso napoletano

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Chiese di Napoli, la storia di Suor Orsola Benincasa

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Da via Vittoria Colonna, passando per piazza Amedeo, e proseguendo per via del Parco Margherita, si giunge al corso Vittorio Emanuele, percorso il quale, sul versante orientale, si giunge alla cittadella monastica di Suor Orsola Benincasa, situata sulla collina di San Martino, sede dell’omonimo Istituto Universitario di Magistero. In tale luogo isolato dalla città, furono edificati un monastero, un eremo e due chiese per iniziativa e tenacia di Suor Orsola Benincasa e delle sue seguaci.

suor orsola

Già da fanciulla, Orsola Benincasa dava segni evidenti della sua vocazione religiosa e della sua missione, attirando nella sua casa numerosi devoti che volevano assistere alle sue estasi; la sua particolare natura veniva riconosciuta anche dai cardinali Mario Carafa e Annibale di Capua. Dopo aver fondato una cappella nella sua casa, Orsola Benincasa progettò di realizzare una comunità mista di laici e sacerdoti apostolici per attuare la riforma della Chiesa nel ritiro spirituale della collina di San Martino. Fu così che dopo essersi trasferita in comunità con dei laici in un piccolo appartamento, decise di acquistare con l’aiuto dell’abate Gregorio Navarro un ampio terreno su cui nel 1582 eresse la chiesa dell’Immacolata Concezione e il suo monastero di suore laiche.

suor orsola

Avendo con ciò suscitato l’interesse della Santa Inquisizione, non essendo la comunità legata ad una regola religiosa, Orsola Benincasa, dopo aver pubblicamente accusato papa Gregorio XIII per la sua retriva concezione della Chiesa, fu sottoposta a torture dal tribunale dell’Inquisizione, che non tollerava la sue idee riformatrici. Quindi, incurante degli ordini impartitile, portò avanti il suo progetto prima con l’aiuto dei Padri Filippini e poi con quello dei Padri Teatini, ricostituendo la congregazione laica con l’intento di educare le fanciulle alla sua religiosità riformatrice. La determinazione di suor Orsola Benincasa, unita alle sue doti spirituali e carismatiche, cagionò una forte tensione con la Chiesa Romana che vedeva nel monastero, non sottoposto alla sua autorità, un centro di ribellione ma anche un pericoloso concorrente che le sottraeva ingenti capitali accumulati con le doti delle suore laiche provenienti dalle famiglie nobili della città di Napoli; altresì, suor Orsola Benincasa poté contare sull’appoggio delle autorità napoletane laiche e religiose che veneravano la sua santità manifestata ormai da anni con estasi e fenomeni mistici.

suor orsola

Nel 1615, un mese prima di morire, suor Orsola Benincasa fece redigere il suo testamento nel quale dispose la costruzione di un eremo per ospitare trentatré monache di stretta clausura e affidò la cura spirituale delle suore laiche e delle eremite ai Padri Teatini e l’amministrazione della cittadella monastica ai suoi parenti, coinvolgendo come curatori testamentari gli Eletti della città di Napoli, i quali accettarono tale ruolo di garantire con un contratto nel quale suor Orsola Benincasa si impegnava a proteggere Napoli sia da viva che dall’aldilà: con ciò venne riconosciuta la sua santità dal popolo che la elesse sua protettrice.

suor orsola

Dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631, che si vuole fosse stata fermata da suor Orsola Benincasa, iniziarono con partecipazione popolare i lavori alla costruzione dell’eremo, e continuarono con fervore dopo la peste del 1656, la cui fine fu anch’essa all’intervento della suora, per concludersi nel 1668. Dopo alterne vicende, dovute al ruolo indipendente dell’intera istituzione di suor Orsola Benincasa, con l’Unità d’Italia la cittadella non fu acquisita dallo Stato ma divenne sede prima della Scuola Normale Femminile e poi anche dell’Istituto Universitario di Magistero. A suor Orsola Benincasa, che tanto aveva lasciato in terra, non venne riconosciuta la santità dalla Chiesa, quella che già gli uomini le avevano conferito prima che morisse.

suor orsola

Le due chiese ivi presenti, l’Immacolata Concezione nel monastero e la sconsacrata Sala degli Angeli nell’eremo, pur nella loro complessiva valida architettura non conservano straordinarie opere d’arte. Si ricordano nell’Immacolata Concezione, «tutta adorna di marmi e dorature, architettata da Rocco Dayno di Venosa», i lavori di decorazione ed intaglio della grata della cantoria (sull’ingresso) e del coro delle monache (nel presbiterio), oltre il pavimento maiolicato di Ignazio Chiaiese statua in legno dell’Immacolata, particolarmente venerata, e la tomba di suor Orsola Benincasa. Nella Sala degli Angeli, restaurata e adattata a sede di prestigiosi convegni e manifestazioni culturali, sono conservate l’Immacolata di Andrea Vaccaro e San Giuseppe e il Bambino Gesù di Andrea Malinconico (1666-67).