mercoledì, 24 Lug, 2019 Espresso napoletano

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Chiese di Napoli, Santa Maria di Piedigrotta

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Percorrendo via Mergellina in salita e superata piazza Sannazaro, pri­ma di giungere alla stazione ferroviaria, si incontra in piazza Piedigrot­ta la chiesa Santa Maria di Piedigrotta, così detta perché situata ai piedi della grotta che da Mergellina conduce a Fuorigrotta.

Il luogo dove fu edificata in epoca romana ospi­tava un tempio pagano e prima del 1207 era sede di una precedente chiesa dedicata a Santa Maria di Piedigrotta: ne sono testimonianza i documenti relativi alla traslazione da Cuma del corpo di Santa Giuliana, che prov­visoriamente fu qui collocato; si ha poi notizia della chiesa nel 1276 in riferimento al suo abate e all’ospedale annesso. In letteratura ne è rimasta traccia nell’Itinerarium Syriacum di Petrarca, e particolarmente nell’epistola di Giovanni Boccaccio a Francesco de’ Bardi, scritta nel 1339, in cui a testimonianza della veridicità dei suoi sentimenti giura sul nome della Madonna di Piedigrotta.

Si narra, inoltre, che la nuova chiesa sarebbe nata in seguito ad un’apparizione, avvenuta nei pres­si della grotta di Mergellina il 18 settembre 1353, a tre persone contemporaneamente. Si vuole anche che tale chiesa fosse venerata dalla dinastia Angiò Durazzo presso la quale la regina Margherita nel 1385 pare fosse andata scalza, «con infinito nume­ro di altre gentildonne e di Popolo, che la seguì, a ringraziare Iddio della salute del Re».

Nel ricostruire la chiesa, vi fu collocata una statua lignea della Madonna, che da allora è oggetto di venerazio­ne da parte dei Napoletani. Nel 1453 re Alfonso I d’Aragona concesse la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta ai Canonici Lateranensi del Santis­simo Salvatore dell’Ordine di Sant’Agostino.
La facciata, che in origine era rivolta alla collina, fu ribaltata nel Sei­cento e nuovamente rifatta in stucco, per volere di re Ferdinando II di Barbone, nel 1853, dall’architetto Enrico Alvino, in quarantasette gior­ni, ed inaugurata l’8 settembre per la solennità della Madonna; il suo stile accorpò linee classiche romane ad altre gotiche e rinascimentali come descritto sapientemente da Camillo Napoleone Sasso.

Nell’interno, a croce latina capovolta, ad unica navata, sono conservati la Madonna di Piedigrotta con i Santi Biagio, Ubaldo, Gennaro già attri­buiti a Fabrizio Santafede (nella prima cappella destra), la statua lignea della Madonna di scuola senese, realizzata nel Trecento (nel tabernaco­lo dell’altare maggiore), Calvario e Pietà di Wenzel Cobergher (nella cappella a sinistra del presbiterio), gli affreschi della volta della prima cappella di Belisario Corenzio, una tavola della metà del Quattrocento con la Pietà del «Maestro della Pietà di Piedigrotta» (nella seconda cap­pella destra), il neoclassico Monumento funebre a Carlo Filangieri (in cui si ricorda il suo celebre padre Gaetano) e una tela attribuita a Paolo Domenico Finoglia raffigurante il Matrimonio tra Giuseppe e Maria (a destra dell’altare).