giovedì, 22 Ago, 2019 Espresso napoletano

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Click… Posillipo!

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Se nell’era di WhatsApp e Instagram una cartolina può fare ancora la differenza.

‹‹La regina Elena soleva, spesso, venire a Napoli in incognito. Era ospite, in quelle occasioni, di una famiglia patrizia che disponeva di un ampio appartamento in Palazzo Partanna. Da lì, da piazza dei Martiri, la regina Elena si avventurava in lente passeggiate sul lungomare. Che concludeva, sospirando di ammirazione, in quel tratto di strada che unisce Mergellina con Posillipo. Il “Bagno Elena” sta lì a ricordare anche quelle passeggiate››. Così Vittorio Paliotti nella Prefazione al prezioso Bagno Elena in Posillipo dal 1840. Due secoli di estati napoletane (Rogiosi). Era il lontano 1840 quando a Napoli sorgeva, sulla falsa riga dei pioneristici modelli stranieri – inglesi e francesi in primis – il più antico stabilimento balneare della città, tra i primi all’avanguardia in Italia. Poco meno di un anno prima si era assistito all’inaugurazione della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici: un evento che si dimostrò poi beneaugurante per le sorti dello sviluppo partenopeo.

copertina libro

Tutto nacque dall’idea di un nobile d’antico lignaggio, il principe Fabrizio Colonna, residente a Palazzo Donn’Anna, che un fortunato giorno d’aprile del 1840 interruppe bruscamente la sua quotidiana passeggiata a cavallo fino alla Villa Reale e ritorno, folgorato dalla visione di alcuni pescatori impegnati nella consuetudinaria fatica della sciabica – una particolare pesca collettiva che vedeva impegnati dieci o più uomini. Capì allora, in un istante, che il mare non poteva essere fatto solo per la pesca e per la pura sopravvivenza umana. C’era oro sparso tra quelle onde, e doveva soltanto essere raccolto. Come? Aprendo il mare al beneficio della gente, perché potesse “pigliarsi” i bagni. Un’idea sicuramente rivoluzionaria per l’epoca, ma che suscita l’interesse di molti e ne stuzzica l’audacia, permettendo l’apertura di un rapidissimo cantiere, così che il 4 maggio sulla spiaggia limitrofa a Palazzo Donn’Anna sorge un piccolo e primitivo lido balneare, rimasto ancora senza un nome preciso: c’è chi lo chiama “Bagno Donn’Anna”, chi “Bagno del borgo” e chi invece lo indica semplicemente come ‘A sciabica. Si dovranno attendere altri cinquant’anni circa perché, nel 1899, lo si possa finalmente sentir chiamare nel modo in cui tuttora è conosciuto in tutto il mondo: “Bagno Elena”.

Nel frattempo però nasceva e si sviluppava a Napoli la cosiddetta Scuola di Posillipo, un movimento artistico che rinnovò il modo di dipingere paesaggi inaugurando quella che sarà poi definita dagli impressionisti francesi – di poco posteriori – pittura en plein aire, vale a dire “all’aria aperta”, cioè dal vero. Giacinto Gigante, Smargiassi, Consalvo Carelli e Filippo Palizzi sono soltanto alcuni dei tanti che iniziarono a rivitalizzare la bellezza del panorama napoletano e in particolare posillipino, dando indirettamente una spinta decisiva alla rivalutazione della risorsa marittima e balneare della città. La straordinaria baia di Posillipo prende vita concreta nelle opere di questi artisti: Palazzo Donn’Anna, la spiaggia e la sciabica diventano i protagonisti per eccellenza dei nuovi dipinti. Inutile dire che sono proprio questi pittori a rappresentare i primi e più assidui frequentatori del Bagno, rendendosi partecipi così di una rivoluzione insieme artistica e sociale. Da allora, Posillipo è diventata meta prediletta di molti illustri rappresentanti dell’arte – non solo pittorica – di calibro internazionale: basti pensare a Wagner, il grande musicista e compositore tedesco, che nel gennaio 1880 dimorò presso Villa Doria D’Angri insieme alla propria famiglia.

foto d'epoca

Il Novecento è invece il secolo della società di massa e delle mode collettive: la pratica del “prendere il bagno” cessa di essere una prerogativa della nobiltà più o meno blasonata e diviene una pratica tutta borghese. E si imborghesiscono, naturalmente, anche i modi e gli strumenti della balneazione: scompaiono i costumi di lana caldamente raccomandati dalla Serao attraverso le colonne de Il Mattino, sostituiti da quelli più moderni di tela e, per le donne, divisi in due pezzi (ideali per mettere in mostra eventuali “risorse” dei corpi femminili), mentre alla cultura del pallore e della bianchezza si sostituisce quella dell’abbronzatura e della tintarella – negli anni Venti è Coco Chanel la grande innovatrice del costume. E insieme alle donne (e agli uomini), col Bagno Elena “si scopre” anche la città, finalmente rilanciata proprio dal turismo balneare e dal trionfo della mondanità popolare.

C’è poco da fare: i tempi cambiano, anche abbastanza velocemente, e, con essi, si modifica il sentire collettivo e, purtroppo, la memoria (anche storica) rischia di scomparire, risucchiata dal pauroso buco nero dell’omologazione tecnologica e sociale. La nostra, si sa, è l’epoca dei social network, della globalizzazione, della condivisione – termine ormai abusatissimo – istantanea di ogni cosa ad ogni costo. Gli smartphone e le nuove applicazioni (leggi WhatsApp o Instagram) – scaricabili ormai gratuitamente da chiunque – hanno in breve tempo trasformato radicalmente i modi e i tempi della comunicazione, in meglio o in peggio a seconda dei casi e dei punti di vista. Ecco come e perché nasce l’iniziativa dell’Associazione “Napoli, cultura e sviluppo del territorio” intitolata Cartoline dal Bagno Elena, una mostra fotografica che si terrà nei giorni dal 6 al 13 giugno, presso la meravigliosa Sala delle Terrazze del Castel dell’Ovo e in cui verranno esposte le cartoline storiche del Bagno Elena, inviate da bagnanti occasionali a proprio parenti o conoscenti dall’Ottocento ad oggi, e il cui scopo è (anche) quello di mostrare l’evoluzione della comunicazione nell’arco di più di due secoli di storia.

locandina evento

Ed ecco perché questo articolo – lo confesso – è dedicato in special modo a coloro che, come chi scrive, non si vergognano di non avere uno smartphone, anzi quasi ne vanno fieri, a coloro che provano ancora un misterioso e indescrivibile gusto nello scrivere lunghe e appassionate lettere e a coloro che preferiranno sempre e comunque una pittura ad olio a un’immagine in alta definizione.