Dallo Sri Lanka a Napoli, il sogno di un aspirante regista

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Bagya Lankapura ha 20 anni, due culture – cingalese e napoletana – e un sogno, quello di diventare regista. Lo abbiamo visto in tv al fianco di Beppe Fiorello a raccontare, nella miniserie “I fantasmi di Portopalo”, una storia che lui, immigrato di seconda generazione, non ha vissuto sulla sua pelle ma ha saputo cogliere con la sensibilità di chi sa osservare la realtà senza filtri e preconcetti. Lo ritroviamo al cinema, nel film “Vieni a vivere a Napoli”, nelle sale dal 23 marzo, nei panni di un ragazzo del bar alle prime armi che vive un’esperienza singolare quanto arricchente dal punto di vista umano.

sul set di Vieni a vivere a Napoli

“Il mio personaggio è un cameriere cingalese che al primo giorno di lavoro si ritrova catapultato nel mondo del neomelodico napoletano. Entra in contatto con una cantante (interpretata da Miriam Candurro n.d.r.) e scopre un lato nuovo della società napoletana”. A proposito di Napoli: “Io sono nato a Napoli, ma sono originario dello Sri Lanka. Trovo che i napoletani e i singalesi siano molto simili caratterialmente. Innanzitutto per il calore, per come trattano gli ospiti: devo dire che Napoli è molto aperta rispetto a molte città in cui sono stato, sotto questo punto di vista. Non ho mai avuto problemi di discriminazione, tranne qualche episodio, piccolo, leggero, niente di grave o violento”.

i fantasmi di porto palo – beppe fiorello e bagya

Quella sul set di “Vieni a Vivere a Napoli”, tre episodi per raccontare Napoli dagli occhi degli “altri”, è stata la sua primissima esperienza davanti alla macchina da presa: “È stato un po’ imbarazzante perché prima di allora avevo fatto solo un po’ di teatro amatoriale: recitare a teatro è un tutt’uno, entri in scena, vivi e muori lì. Al cinema ti devi fermare più e più volte: tenere il ritmo è molto complicato, però ho avuto l’aiuto di Edoardo (De Angelis, uno dei tre registi del film n.d.r.) che è stato vitale”. Il suo sogno, però, sta dall’altro lato della macchina da presa: Bagya Lankapura studia all’Accademia di Belle Arti, con Stefano Incerti, e dalla sua esperienza di attore ha capito che “l’attenzione verso gli attori è una delle cose più importanti per un regista: non c’è solo il rapporto che hai con il mezzo, la macchina da presa. Il primo pensiero deve essere sempre sull’attore. Lavorare sulla scena, poi muoversi con la macchina”. Un primo cortometraggio già realizzato, il secondo è in postproduzione: “Io ci spero”.

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