Desassossego di Aulo Pedicini al Castel dell’Ovo

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“Desassossego” (termine tradotto da Il libro dell’inquietitudine, di Fernando Pessoa) come spiega la curatrice Loredana Troise “è una mostra di Aulo Pedicini che scopre il fascino di una produzione aperta, non ancora sedimentata, dove lo sfumato degli orizzonti e il graduale comporsi di una costellazione di concetti, conferiscono all’evento interesse e attenzione particolari”.

mostra desassossego di aulo pedicini

Fruibile fino al 5 luglio, al Castel dell’Ovo, “Desassossego” è un evento che raccoglie numerosissime opere inedite dell’artista beneventano, classe 1942, scultore, pittore, performer, grafico, incisore, ceramista, decoratore di tessuti. Durante la visita presso le ampie sale del castello, i visitatori, guidati da un elegante e ragionato allestimento, hanno la possibilità di ripercorrere la parabola artistica del maestro Pedicini, che si svolge scandita, da un lato, attraverso suggestioni riconducibili a riferimenti classici e atmosfere surrealiste, alla centralità attribuita al volto e al corpo femminile, massiccio, sofferente e carico d’emozione; dall’altro, a momenti in cui affiorano discorsi immersi in una dimensione critica e di denuncia, esaltata da accordi tonali stridenti e superfici costellate di segni e simboli.

aulo pedicini

In mostra la produzione incisoria e d’acqueforti che, come quella pittorica e scultorea, è varia e prolifica: “Carattere vibrante, indole riservata, pittore dell’immaginazione feconda, Aulo Pedicini – spiega Loredana Troise – è un sensibile e audace artista, la cui poetica, oscillante fra memoria e innovazione, ben si confronta con i suoi soggetti privilegiati. Ritratti, nature morte, visioni di paesaggi, vedute di luoghi frequentati nei numerosi viaggi che evidenziano la sua attenzione alle equivalenze di certe forme, alle analogie, ai richiami, al valore semantico delle figure che si generano l’una dall’altra in un’estrema autonomia di stile, col tempo diventato personalissimo, sottolineando l’indole magica di certi interventi del gesto, del segno e della materia”.

desassossego castel dell'ovo

In occasione dell’opening del 28 maggio, Pedicini ha realizzato, accompagnato da Annabella Marotta, la performance Non so cos’è il tempo, in cui ha reinterpretato alcune indimenticabili pagine di Pessoa circondato dal vastissimo pubblico che ha affollato le sale del Castel dell’Ovo, fra cui l’Assessore Nino Daniele, una troupe di Rai Tre e numerosi amici e affezionati al maestro, galleristi ed artisti, a celebrare il ritorno sulle scene di un poliedrico ed importante artista che continua a sorprendere e affascinare.

loredana troise, nino daniele e aulo pedicini

Info: Aulo Pedicini Desassossego. Opere inedite 1957-2018
Castel dell’Ovo – Napoli
dal 28 maggio al 5 luglio 2018
Dal lunedì al sabato: 10:30 – 13:30 / 15:00 – 17:30 Festivi: 10:30 – 14:00

aulo pedicini e classe

L’artista
Aulo Pedicini (Foglianise, Benevento 1942) vive e lavora a Napoli. Si diploma nel 1960 presso l’Istituto Statale d’Arte Filippo Palizzi di Napoli e fra il 1962 e il 1967 consegue un diploma di Magistero e si diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. All’inizio degli anni sessanta le sue figure “animate da un gesto immediato e informale” (M. Bignardi, 2013) rivelano affinità che rimandano allo stile di Medardo Rosso, come avviene per Insieme (1962) o per Figura che si pettina (1963). Negli anni settanta partecipa alla Quadriennale di Roma (1975), alla Biennale di Venezia (1976), al Festival Dada di Los Angeles (1979), e si esprime anche attraverso performance di grande impatto, come quelle realizzate nel 1975 presso l’Ospedale Psichiatrico di Napoli (Il Malato) e nel 1976 a piazza San Marco a Venezia.

desassossego

Gli anni ottanta e novanta, oltre che per la realizzazione del maestoso bassorilievo per l’Ospedale di Santa Maria delle Grazie a Monteruscello, sono cadenzati da numerose mostre (a Los Angeles, Bilbao, Helsinki, Pechino, Tokyo, Lisbona, New York), influenzate dagli appunti di numerosi viaggi realizzati dall’artista e che da questo momento si inquadrano come suo imprescindibile presupposto metodologico-operativo. Negli anni duemila, sono esemplari opere come Empatia della materia (2007), Il silenzio del mito, il giardino di Cnosso (2011); Scultura altra (2002); La carezza del Mito, o La città solare, mostra tenutasi a Salerno presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia (2013). Nel 2016 Pedicini ha presentato al PAN | Palazzo delle Arti Napoli, La scena mediterranea, Napoli tra mito e cultura, musa dell’arte contemporanea e nel 2017 partecipa alla collettiva La Rosa dei 20, presso la Biblioteca del Museo Hermann Nitsch, a cura di Loredana Troise. Su di lui hanno scritto autori come Massimo Bignardi, Vitaliano Corbi, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Pamela Pedicini, Paolo Ricci, Domenico Spinosa, Loredana Troise, Cesare Vivaldi.

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