martedì, 19 Nov, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Dialogo con Giovanni, il bigliettaio di una volta

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Il modo migliore per girare Napoli è a piedi. Ogni passeggiata potrebbe rilevare un nuovo angolo di paradiso, un nuovo vicoletto da scoprire, una nuova storia da raccontare. Di questi tempi freddi però, molte volte sono stato costretto a servirmi della metropolitana o dei mezzi pubblici per muovermi con mio nipote. Devo ammettere che sia io che mio nipote preferiamo gli autobus alla metropolitana così possiamo goderci la città sotto un altro punto di vista. Siamo alla fermata di Piazza Carlo Terzo e mio nipote decide di farmi una di quelle domande tipiche della sua innocenza da bambino.

“Zio, ma se tutti hanno paura del controllore, perché non fanno il biglietto e basta? Non sarebbe meglio? Così non hanno paura! Io quando ho paura del buio accendo la luce…”

 Ha così tanto ragione che non so cosa rispondere.

 “Ma i controllori ci sono sempre stati? O li hanno messi ora che ci sono tanti furbi?!”

 No, c’erano! Ma c’erano i bigliettai ed era tutta un’altra cosa… era un mestiere diverso…

 E mentre cerco di spiegare, mi ricordo di una storia che ho sentito.

Ti voglio presentare una persona! Però dobbiamo andare con la macchina!

 “Ecco, questi non avranno fatto i biglietti!” sento dire mentre andiamo via.

Porto mio nipote a Qualiano. Lì c’è una casa di riposo per anziani ed è piena di belle storie. A differenza di quello che spesso si sente in tv qui gli anziani sono amati e trattati con il rispetto che meritano per tutta l’esperienza di vita che hanno: alla fine è come prendersi cura di tanti nonni. Arriviamo alla casa di riposo “oasi del Paradiso” e il nome è azzeccato perché qui la serenità non è miraggio, ma oasi reale nel deserto dell’anaffettività. Incontriamo Giovanni, ex bigliettaio da tre generazioni. Mio nipote parte a razzo con le sue domande.

 “Le persone avevano paura di te?”

 Non lo so, io cercavo di non fargli paura! Mi piaceva il mio mestiere: conoscevo un sacco di persone! C’era una signora che ogni mattina saliva sul bus e chiedeva: “Ma questo va a Roma?!” “No, signora va a Posillipo!” “Ma io devo andare a Roma e voi mi portate a Posillipo?!” e ogni giorno facevamo questo!

 “Ma facevano tutti il biglietto?”

 Insomma… c’era qualcuno che non voleva pagare 15 lire per la classe operaia!

 Mio nipote mi guarda interdetto. Gli faccio segno: “poi te lo spiego”!

 “E perché non facevano il biglietto?”

 Dicevano che dovevano andare a lavorare e non era giusto che dovessero pagare per essere portati a lavoro…

 “E tu li multavi?”

 Giovanni tentenna.

Diciamo che qualche volta glielo regalavo un biglietto…

 Negli occhi del vecchietto si legge una sensibilità diversa. Ci mostra il suo tesserino con orgoglio, come se fosse una medaglia d’onore. Sa di aver portato un servizio alla comunità, al sociale. Oggi il controllore sarà solo lo spauracchio di qualche furbetto, ma all’epoca il bigliettaio era quello con cui scambiare due parole sul bus e magari farsi una risata, ed era quello che all’occorrenza ti regalava anche un biglietto perché comprendeva che alla fine siamo tutti sulla stessa barca… pardon, sullo stesso autobus.

 

Attore per vocazione, con un passato tra palchi e televisione; scrittore per necessità, con un presente tra fogli di carta e frasi sparse. Amante dell’arte di incastrare parole, quindi cultore del rap. Massimo esperto di Harry Potter in Italia (sfido chiunque). Scrivo di Napoli perché è palco, frasi sparse, parole incastrate, magia.