martedì, 25 Giu, 2019 Espresso napoletano

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Dialogo su Porta di San Gennaro, la porta tra due mondi

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Sulla base di quello che ho fatto conoscere a mio nipote la settimana scorsa, gli ho voluto dare una dimostrazione di quanto a Napoli le cose possano cambiare da un metro all’altro, da un marciapiede a quello di fronte, dalla parte all’altra di una porta. Non si tratta di una porta qualsiasi, tra l’altro, ma della porta più antica della città, di cui si hanno notizie già nel 928: la Porta di San Gennaro, che si affaccia sulla centralissima Via Foria. Ovviamente quello che è arrivato a noi è solo la risultante di tanti cambiamenti, di nuovi affreschi e dell’inglobamento in altri edifici che gli sono stati costruiti intorno. La porta conserva la sua maestosità, seppur un po’ abbandonata, ma quello su cui voglio far riflettere mio nipote è sempre un lato molto particolare della storia.

porta di san gennaro

“Ma perché una porta così grande, zio?! Io se penso ad una porta, penso ad una cosa piccola…”.
“Ma questa è la porta di ingresso alla città! Solo da qui potevano accedere quelli che provenivano dalla parte settentrionale della città”.
“Ma perché si chiama porta di San Gennaro? Non sta dall’altra parte il Duomo che mi hai fatto vedere?”.
“Sì, ma questa si chiama così perché permetteva di accedere all’unica strada che portava alle catacombe di San Gennaro. Poi te le farò vedere…”.
“Però, tutto sommato… non è questo granchè…”
“Infatti, ma voglio farti vedere una cosa…”.

porta di san gennaro

Accompagno mio nipote ad attraversare l’arco disegnato dalla porta di San Gennaro. A parte la sensazione di sentirsi davvero piccolo, quando si passa da Via Foria e si accede alle strade più interne… il mondo cambia. Si passa da una folla di gente che corre senza una meta apparente in una strada ampia e trafficata, ad un incastro di vicoli e vicoletti senza uscita, dove il popolo vive tra antiche salumerie e piccoli negozietti dal sapore antico. La porta rappresenta l’accesso ad una Napoli diversa e mio nipote sembra accorgersene subito.

porta di san gennaro

“Zio, ma quindi non siamo più a Napoli. Siamo fuori dalla porta…”.
No, siamo sempre a Napoli, ma è come se la stessimo spiando da dietro alla porta. Da entrambi i lati. Se ci mettiamo da Via Foria vediamo la Napoli che fu: i vicoli, il popolo, l’arte di arrangiarsi… se ci mettiamo dai vicoli vediamo la Napoli che vuole essere: frenesia, traffico, store e supermarket. Tu da quale parte della porta vuoi stare?”.
Mio nipote si posiziona esattamente sotto l’arco, sotto il busto di San Gennaro e non si muove.
“Preferisco stare sulla porta… così ogni volta posso scegliere che parte di Napoli essere…”.
“Magari l’ideale sarebbe essere un po’ di entrambi i lati…”
Mi posiziono al suo fianco e devo dire che ha ragione: da qui è tutto più chiaro. Da un marciapiede all’altro, da un lato di una porta all’altro, il mondo cambia, ma quello che conta davvero è il mondo che sta al centro che è l’incontro tra i due mondi. È lì la vita vera, è lì che nasce Napoli.