Dialogo su San Gennaro, il Santo di tutti

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Ho sempre pensato che Napoli fosse una città così unica perché conosce tutti gli estremi di ogni cosa. Conosce l’estrema bellezza e l’estremo abbandono; l’estrema risata e l’estremo pianto; l’estrema allegria e l’estrema malinconia. Quello che viene fuori agli occhi del mondo è l’esatto mezzo e, se è vero che la virtù sta nel mezzo, agli occhi del mondo Napoli è la virtù. La prova di tutto ciò è San Gennaro e la strada di Napoli che lo ospita: via Duomo. San Gennaro ha la sua casa sacra e imponente nel Duomo, ma ha anche la sua casa umile e modesta su un graffito poco più avanti, all’ingresso di Forcella, disegnato dall’artista Jorit. Poiché mio nipote conosce già il Duomo da cartolina, lo porto a vedere questa meravigliosa opera.

“Quello era San Gennaro, zio?!”

Nella visione di Jorit. Ti piace?

“Sì, ma non è troppo moderno? Troppo giovane?”

 Forse, ma dovrebbe piacerti di più proprio per questo, no?

 “Sì… però me lo immaginavo vecchio, con la barba, saggio… ”

 In realtà è morto giovane… e poi la barba non è che ti fa per forza saggio eh!

 Mio nipote si perde nello sguardo di San Gennaro disegnato da Jorit. 

“Sembra severo… pensieroso…”

 In effetti, penso proprio che lo sia… Vedi, lui non è patrono solo della città, è patrono di un popolo, che è diverso. Penso che senta il peso della gente che non riesce – o non vuole – salvarsi. Credo che in quello sguardo ci sia tanta malinconia.

 “Ma non può fare un miracolo e risolvere tutto lui? Scusa, fa sciogliere il sangue…”

Quello è un fenomeno. È un miracolo, sì, ma è un fenomeno. I miracoli “reali” dobbiamo farli noi. A San Gennaro si affidano tutti, i poveri, i ricchi, i buoni, i cattivi… lui è il santo di tutti, ma noi siamo degni di lui? La città se lo merita?

 “Secondo me sì… a me questo San Gennaro disegnato così sembra un supereroe… secondo me è l’unico che può risolvere i problemi!”

 Sì, forse è come dici tu…

San Gennaro - Jorit

 Nelle parole di mio nipote sento qualcosa che non avevo mai associato veramente a San Gennaro: la speranza. Affidarsi a lui non vuol dire lavarsene le mani, non vuol dire augurarsi che qualcuno risolva i problemi al posto nostro, significa davvero solo sperare di non uscire sconfitti un’altra volta. Quando il sangue di San Gennaro non si è sciolto sono sempre accadute cose terribili: la prima guerra mondiale, il colera a Napoli e il terremoto in Irpinia ed altre cose gravi. Quindi il miracolo del santo è la salvezza.

Il miracolo pubblico è sotto gli occhi di tutti, ma ce n’è uno privato che nessuno conosce: quello di piccoli uomini che vanno oltre il sacro Duomo e ogni giorno davanti al profano ritratto del loro protettore chiedono “San Gennà, miettece ‘a mana toia” e sperano che i loro problemi, come il sangue, si sciolgano improvvisamente. E questa piccola speranza, questo ultimo grido d’aiuto, questa preghiera al santo supereroe nessuna sconfitta potrà mai portarcela via.

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