Dialogo sul dio Nilo… “‘o cuorpo ‘e Napule”

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Per le strade note per i presepi, per le grandi pizzerie e per il folklore popolare che la fa da padrone, pezzi di storia antica reclamano la loro fetta d’attenzione. Perciò, accompagnando mio nipote nel cuore di Napoli, tra via dei Tribunali e San Biagio dei Librai, nel mito di Spaccanapoli, ci fermiamo a Piazzetta Nilo, che deve il suo nome alla statua del dio Nilo, situata a pochi passi di distanza nel largo Corpo di Napoli.

nilo

“Sembra proprio una statua da museo romano, zio!”.
“È così, risale al secondo-terzo secolo dopo Cristo, alla Napoli greco-romana!”.
Mio nipote guarda la statua con un interesse particolare, notando tutti gli elementi presenti: il dio Nilo, vecchio, barbuto e seminudo sulle onde del fiume, si appoggia ad una sfinge, mantenendo una cornucopia. Ed è proprio la sfinge che cattura la sua attenzione.

nilo

“Zio, ma la sfinge non sta in Egitto?”.
“Sì, infatti… diciamo che questa zona di Napoli è un po’ “egiziana”…”.
“In che senso?!”.
“Vedi, qui, nei tempi della Napoli greco-romana, si trasferirono tantissimi egiziani, provenienti da Alessandria d’Egitto! Erano delle colonie che i napoletani chiamavano “nilesi” in onore del Nilo, il fiume egiziano. Furono proprio loro ad erigere questa statua in onore del dio Nilo, portatore di ricchezza e prosperità. Poi però con il tempo questa statua è diventata anche simbolo di Napoli…”.

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“In che modo? Se era egiziana…”
“Nel dodicesimo secolo la statua fu trovata senza testa e fu per errore stabilito che fosse una statua di donna perché c’erano dei bambini, i putti, che sembravano allattarsi al suo seno! Per questo i napoletani interpretarono quel corpo come la città madre dalla quale i giovani figli prendevano sostentamento. Da qui il nome del largo che ospita la statua: “largo corpo di Napoli!”.
“Un po’ come la lupa per Romolo e Remo!”.
“Esatto… solo che qui hanno fatto un errore grave! Questo è un uomo!”.
“Zio, che sia un uomo o una donna, basterebbe solo che ci sia sempre un corpo di Napoli fisso dal quale noi possiamo nutrirci!”.
Mio nipote ha perfettamente ragione. Speriamo che di Napoli resti sempre intatto il corpo e che ci sia sempre qualcosa da trasformare in sostentamento per chi vuole restare qui e vivere di Napoli.

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