giovedì, 21 Nov, 2019 Espresso napoletano

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“E’ Zezi”, tra musica popolare e canzone politica

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11 aprile 1975, Sant’Anastasia, provincia di Napoli. Un boato, la fabbrica Flobert, che produce proiettili di arma giocattolo e fuochi d’artificio, è esplosa. Dodici le vittime, tutti giovani. A ottobre dello stesso anno un gruppo operaio di Pomigliano d’Arco canterà alla Festa dell’Unità una canzone rimasta indelebile nella memoria, un pianto sulle tombe di quei dodici operai e sulle migliaia di vittime del lavoro che ogni anno fanno vergognare il nostro paese.
“Atterrà l’ajmm’ accumpagnat’    
cu a rraggiaria ‘ncuorpo
e ‘ncopp’ ‘a chisti muort’
giurammo ll’ata pavà…
E chi va ‘a faticà
pur’ ‘a morte addà affruntà
murimm’ ‘a uno ‘a uno
p’e colpa ‘e ‘sti padrune.”

scoppio fabbrica flobert

Nel 1974 intorno a un gruppo di lavoratori dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco nasce quindi un collettivo musicale e teatrale per cantare le lotte della fabbrica sui ritmi delle tarantelle e delle “tammurriate”. È l’inizio del Gruppo Operaio “E’ Zezi”, la più straordinaria esperienza di fusione tra musica popolare e canzone politica mai avvenuta in Italia che vanta una nota di originalità che lo contraddistingue da sempre da altre esperienze espresse nel processo di rielaborazione delle musiche di tradizione orale.

e zezi gruppo operaio

La cultura operaia ha ispirato – si potrebbe dire – la nascita stessa e la strutturazione del progetto, figurando alcune questioni relative agli insediamenti industriali dell’area vesuviana come centrali in molti brani e opere teatrali negli anni composte dagli Zezi. Il nome stesso lo hanno mutuato dai teatranti di strada che giravano per paesi a rappresentare la “Canzone di Zeza”, una commedia in cui si celebra la sconfitta, per castrazione, di Pulcinella, il quale vuole opporsi, invano, a sua moglie Zeza, al matrimonio della loro figlia con Don Nicola.

e zezi

Gli Zezi sono una forza politica e artistica innovativa proprio grazie alla loro creatività. Qui risiede, probabilmente, il potere della loro musica: i valori che hanno proposto rappresentano delle modalità di lotta agli ordini stabili. Sono ideatori di un quadro nuovo, in cui gli strumenti del linguaggio, della finzione, del dialetto, della musica, dell’evocazione e dell’ironia, si sono rivelati nelle loro potenzialità democratiche. Hanno rappresentato il disordine, spezzando l’ordine, capovolgendolo e prendendosene beffa, mettendo in scena ideali politici riconoscibili, rappresentando costantemente un’opposizione critica e ben strutturata.

e zezi

Linda Carano, Fabiana di Mauro, Barbara Tarallo, Francesca Vittoria

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