lunedì, 16 Set, 2019 Espresso napoletano

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Fumo lento, il circolo della pipa a Napoli

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La Napoli gaudente, quella raffinata, sottile, lontana dalle mode indotte da un marketing imperante che ha ormai investito ogni aspetto del vivere quotidiano, la Napoli gaudente che lascia fuori dalla porta tutto ciò che sembra artificiale, superficiale, passeggero, senza radici, esiste ed è viva e vegeta, ma non cerca il glamour e la visibilità. Come un abito di alta sartoria, si esprime nei dettagli, nell’accuratezza, nella sostanza senza sentire la necessità di gridarlo ai quattro venti. Avete mai sentito il profumo di una pipa? Avete mai accarezzato il legno da cui prende vita? A me è successo recentemente, quando un caro amico mi ha parlato, così, per caso, del “Club del fumo lento” che abitualmente frequenta. Me l’ha detto senza dare alcun tipo di rilievo alla questione, forse credendo che non avrei potuto comprenderne la sua semplice complessità, io che fumo volgarissime sigarette.

pipa

Quella notizia emersa tra le mille parole della nostra conversazione invece mi ha incuriosito davvero molto e non ho potuto fare a meno di ripescare la cosa per capirne di più. Il “Club del fumo lento” non ha regole precise, non ha uno statuto, non ha rituali, non prevede requisiti specifici per esservi ammessi. Unica condizione necessaria è quella di sentirsi una persona capace di apprezzare la convivialità. Diversamente non sarà il Club ad estrometterti, ti allontanerai spontaneamente per evidenti motivi di inadeguatezza, i tuoi, beninteso. Mi accoglie Anita Sisimbro, fondatrice di questa associazione spontanea di fumatori di pipa e talvolta di sigari. “Siamo tutti fautori della chiacchierata gradevole e leggera, anche quando parliamo di cose serie” dichiara. Lei è una bella signora, curata, dal timbro vocale allegro e suadente, fumatrice di pipa dall’età di sedici anni.

donna con pipa

Parla Anita, parla di una passione, di una filosofia di vita. Più il nostro incontro si riempie di parole e più riesco a capire che ciò che maggiormente conta nel Club è il rapporto umano, la convergenza di intenti. Poco importa se sei un neofita o un esperto, non è rilevante se il tuo conto in banca è in perenne rosso o sei un capitano d’industria. Qui le differenze estetiche, filosoficamente parlando, si annullano appena varcata la porta di ingresso. Ogni membro porta la sua umanità, la sua storia, il suo vissuto in una condivisione mentale che pochi altri luoghi permettono. Finalmente entro nella saletta adibita alla fumata. Sento già le voci, pacate, serene, scambi di battute, tintinnio di bicchieri. Sul tavolo distillati come se non ci fosse un domani, barattoli in latta con tabacco di ogni genere, un vassoio fa bella mostra di pipe dalle mille sfumature. Non manca del vino bianco, gentile omaggio dell’amico caprese che lo produce nella piccola vigna annessa alla sua casa sull’isola.

pipa e tabacco

Il fumo azzurrognolo sale senza fretta, esibendosi in mille giravolte, intercetta i fasci di luce delle lampade e si muove libero nell’aria contraendosi e allargandosi come fosse la coreografia di un balletto classico. Ognuno ha trovato la posizione più comoda sulla sua poltrona, qualunque essa sia, anche la più scomposta. Non ci sono etichette, questo è l’altrove, il luogo di cura dall’asfissia di una vita dai ritmi innaturali. Per tutti, stare qui  rappresenta una parentesi in sospensione, qualche ora in cui i travagli rimangono fuori dalla propria percezione. Mi arriva un bicchiere di quel bianco caprese, intenso, profumato, aromatico. Mi guardo intorno. Un giovane universitario con i capelli raccolti in una coda e con i bermuda di chiara estrazione hip hop ci racconta del suo recente soggiorno al mare, l’avvocato che ho di fronte mi porge la sua pipa denominata “Morta”, costruita con uno speciale materiale semifossile, capace di non interferire con l’aroma del tabacco con cui viene caricata. Non importa che io sia un totale cialtrone in materia, cerco di capire, a mente aperta, e questo basta per tutti i presenti.

pipe magritte

Non c’è esibizione al “Club del fumo lento”. Posso sentire tra le dita la sensazione diversa che ogni pipa dà di sé. Nessuna gelosia tra i proprietari che me le porgono. Scambiano consigli, opinioni, storie. Qualcuno ha provato a mangiare cioccolato prima di fumare, un altro formaggio con un velo di marmellata, di ricette ce ne sono tante… Fumare la pipa è un po’ come avere la passione per la cucina, devi saper personalizzare, mettere in gioco la parte più istintiva e giocosa di te e mi sembra di aver incontrato chef davvero raffinati. La pipa coinvolge tutti i sensi, mi dicono. Ti incanti a guardare le acrobazie degli sbuffi, godi nell’accarezzarne il legno, assapori il gusto delle miscele, senti il crepitio della brace nel fornello, ti inebri degli aromi che sprigiona. Sono davvero rapito, questo è un luogo di narrazione, con i suoi ritmi, con la sua libertà, e mi viene da pensare che fuori, nella centralissima zona di San Pasquale a Chiaia, in tanti continuano a correre ignari di quanta magia ci sia a pochi metri dalle loro scarpe.