domenica, 08 Dic, 2019 Espresso napoletano

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Fuoco e festa: i falò di Sant’Antonio Abate segnano l’inizio del Carnevale

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Per tradizione, il Carnevale comincia il 17 gennaio, e va avanti fino al mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima. E’ il momento del freddo invernale che però lascia già presagire la primavera, ed è il momento in cui, soprattutto in passato, si mangiava, si beveva, ci si divertiva, anche in maniera smodata, insomma si faceva tutto ciò che una volta cominciata la Quaresima, tempo di magro e di penitenza, per ben quaranta giorni non sarebbe più stato consentito.

party blowers
A Napoli e più in generale in Campania, da sempre il Carnevale si apre, la sera del 17 gennaio appunto, con i falò. Anticamente si riteneva che il fuoco avesse una funzione purificatrice e propiziatoria, che portasse in sé un’idea di fecondità, motivo per il quale si faceva a gara a chi riusciva a creare il falò più grande.In questi fuochi si gettavano oggetti vecchi, come a voler segnare un taglio con il passato e il desiderio di rinnovamento, ma anche bigliettini con il nome dell’amato, che potessero ispirare il suo amore.

falò

Ma la tradizione del fuoco che si colloca proprio il 17 gennaio non è un caso: questo infatti è il giorno della festa di Sant’Antonio Abate, l’eremita egiziano vissuto a cavallo tra III e IV secolo invocato per la guarigione dell’herpes zoster, il morbo che proprio da lui deriva il nome popolare di “fuoco di Sant’Antonio”. Ma se si va a cercare notizie su questa tradizione gli intrecci non finiscono qui, infatti questa malattia si curava anticamente con il grasso di maiale da spalmare sul corpo, per placare il bruciore, tanto che Sant’Antonio Abate, nell’iconografia più diffusa, è rappresentato con accanto un maiale, ed è considerato protettore di tutti gli animali domestici.

Sant-Antonio-Abate-

I maiali sono, con l’infinita varietà di prodotti estremamente grassi ma gustosi che si ricavano dalla loro macellazione, il simbolo del cibo ricco per eccellenza; si uccidono sempre in inverno, tra gennaio e febbraio, e in questi mesi anche i contadini poveri del passato hanno sempre avuto la possibilità di nutrirsi meglio. Cibo ricco, gustoso e abbondante per le sere di grande freddo, e soprattutto prima delle ristrettezze quaresimali…

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Insomma, un intricato intreccio di simboli ci spiega perché Sant’Antonio Abate sia da sempre dalle nostre parti l’emblema dell’inizio del Carnevale; ironia della sorte, proprio lui, un santo eremita, che viveva lontano da qualsiasi tentazione e nella più stretta penitenza, si associa oggi a questa festa. Il santo da noi è chiamato, anche affettuosamente, “Sant’Antuono”, e ancora oggi nelle zone popolari di Napoli, come Forcella, la Sanità, e soprattutto il Borgo Sant’Antonio Abate, tra porta Capuana e via Foria, che proprio da lui prende il nome, la sera del 17 gennaio compaiono i falò. E nella chiesa intitolata al santo, proprio a ridosso del Borgo, è festa grande con la tradizionale benedizione degli animali domestici e da cortile, le bancarelle e le collane di taralli, con le quali un tempo si agghindavano gli animali prima di farli entrare in chiesa, divenute oggi una gustosa tradizione.

Facciata Sant'Antonio Abate