venerdì, 20 Set, 2019 Espresso napoletano

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Harry Potter in Floridiana

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Che ci fanno la bacchetta di Albus Silente, il bastone di Lucius Malfoy ed una pinta di burrobirra alla Floridiana? È la domanda che potrebbe porsi chiunque, se gli si dicesse che al Museo Duca di Martina, noto principalmente per le sue ceramiche, improvvisamente piovono pezzi dal mondo di Hogwarts. Domanda lecita, d’altronde, perché il progetto Incantesimi in Floridiana non è una mostra dedicata a Harry Potter né tantomeno una mostra artistica in senso stretto. Ad essere esibito è più che altro un criterio espositivo col quale oggetti appartenenti al mondo del cinema sono chiamati ad abbinarsi e, in certi casi, a rifarsi, al mondo degli oggetti propriamente d’arte.

bacchette

Bacchette, lettere, libri, oggetti magici, scope da quidditch e tutto un corredo di reperti sono esposti nelle teche del museo per dialogare con le collezioni permanenti e dimostrare un’idea di continuità tra l’arte antica e la sua eredità nella letteratura e nel cinema contemporanei. Questo è possibile, naturalmente, avendo per presupposto una saga che, come quella di Harry Potter, prima di essere un fenomeno editoriale e cinematografico mondiale, sia il frutto di un lavoro squisito, impregnato di cultura dal Medioevo in poi, e che oggi abita a pieno titolo le antologie della letteratura inglese.

scopa da quidditch

A proporre questa esposizione, però, non è un gabinetto di critici d’arte o letterari, bensì il Consiglio Europeo dello Sviluppo Umano, che ha per obiettivo anzitutto la sollecitazione della curiosità, l’educazione e le strategie cognitive dei più piccoli. E che in un progetto come questo, cucito sartorialmente sui pezzi del Duca di Martina, vuole chiaramente e semplicemente allevare i giovanissimi ad andare al museo fin dalla prima infanzia. Per farlo ha bisogno di un medium come quello di Harry Potter, che né ‘copra’ gli oggetti d’arte, né sia semplicemente un pasticcio di marketing per servire alla loro scoperta.

uovo d'oro

Nella percezione dei più piccoli, infatti, non ci sono gerarchie prestabilite tra cultura alta e cultura pop, bensì una rete di collegamenti fertili e vivi. Ciò significa che attraverso l’associazione con oggetti conosciuti e verso i quali si prova entusiasmo, come quelli di Harry Potter, si può giungere facilmente a conoscere, amare e voler studiare quelli della cultura “non magica” (o per dirla in altri termini: “babbana”), che purtroppo non godono troppo spesso della medesima notorietà. In pratica, accostare ad esempio la bacchetta di Albus Silente al vaso cinese della fenice (datato tra la fine del periodo Yuan e l’inizio del periodo Ming), significa mostrare l’affinità tra la fenice daimon del mago, e la fenice che dona forma ed iconografia al reperto.

il diario di tom riddle

Questo porta ad avere coscienza del limite tra reale e irreale, tra fantasia e creazione d’arte, ma allo stesso tempo della comune radice culturale nel mito della fenice e dei suoi significati. E le reazioni tra gli oggetti sono suffragate da spunti di riflessione tratti dai maggiori pensatori dall’antichità ad oggi. Ad esempio nel “deluminatore”, congegno messo a punto dal mago Silente, capace di imprigionare una sorgente luminosa e sprigionarla nel buio, ma metafora delle capacità dell’ingegno umano nell’opporre alle tenebre il ragionamento ed il metodo, accompagnato da un aforisma di Carl Jung.

prime edizioni di harry potter

Ma è anche occasione per far appassionare i piccoli alla bibliofilia, non solo esplicitando il concetto di editio princeps, nel mettere in teca tutte le prime edizioni tradotte dei romanzi di J. K. Rowling, ma addirittura nel porre in rilievo un errore di stampa di un titolo che ha reso nota e quindi preziosa una particolare edizione. Tutto questo vuol dire violare i compartimenti stagni del sapere ed al contempo provare ad unire saldamente, senza retoriche, il buon sapere, fantastico e reale, a difesa delle mille occasioni di dispersione culturale, e abituare i più piccoli (e non solo) a considerare il museo come una parte della loro vita quotidiana, un’altra casa, e di conseguenza portarli a considerare propri e comuni gli oggetti d’arte.

personaggi di harry potter

A sostegno dell’esposizione, inoltre, laboratori di doppiaggio cinematografico, concerti con colonne sonore di film fantasy, progetti di ‘alchimia culinaria’ (ovvero insegnare la chimica attraverso la cucina), il passaggio di attori nelle vesti dei personaggi di Harry Potter per il museo etc. Pur non essendo ottimale la pannellistica e rendendo ideale se non necessaria la visita guidata, Incantesimi alla Floridiana è un po’ come avere quello zio o quel nonno che da bambini ci porta al museo o in luogo ‘magico’, affinché la meraviglia e l’entusiasmo per le cose belle possano guidare la nostra età adulta. Forse, l’esposizione sta addirittura offrendo, con gli strumenti pedagogici del gioco e con i valori della letteratura e dell’arte, l’occasione per la nascita di nuovi scrittori, artisti, storici, architetti e studiosi. Come già avviene nel mondo anglosassone. Ed era ora.

 

Incantesimi alla Floridiana
8 dicembre – 7 gennaio 2018
Napoli, Museo Duca di Martina
per info: https://www.facebook.com/events/304823420032599/?active_tab=about
http://www.coopculture.it/events.cfm?id=773