I Pulcinella di Lello Esposito

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Le  multiformi rappresentazioni della maschera partenopea.

Punch inglese, Petrushka russo, fino ad allargare lo sguardo verso la Francia, la Germania, l’Olanda, la Spagna: Pulcinella si presenta come un unicum che non ha smarrito la propria identità, pur trovando, in molti luoghi, sfumature diverse, ma sempre attraenti e inequivocabili. “È un benefattore e trasgressore”, ha affermato Domenico Scafoglio “perchè  viola i tabù, dischiude orizzonti; è figura sacrificale, perché è capro espiatorio ma anche  predicatore e mediatore culturale”; dunque, genius loci di un’intera città.

Nella sensibilità popolare e comune “raccoglie in sé tutte le miserie, le passioni e le illusioni degli uomini”, per dirla con Aldo Masullo. Per tutto questo, da Napoli, è nata l’idea di proporre la maschera partenopea come patrimonio culturale immateriale da inserire nella Lista dei Beni Unesco. Un progetto sostenuto appunto dal prof. Domenico Scafoglio (professore ordinario di Antropologia Culturale all’Università di Salerno e presidente di La Rete-Associazione per l’integrazione dei saperi antropologici, letterari, filosofici, psicologici) e dal Comitato Pulcinella (2014), che il 26 aprile 2016 hanno inoltrato la richiesta al MIBACT. Da allora i lavori continuano e, come ci ha rassicurato recentemente il professore, “la domanda di inclusione sembra avviarsi verso un  felice esito”. Un iter che spesso ha avuto sede, non a caso, presso il prezioso laboratorio, a Palazzo Sansevero, dell’artista Lello Esposito: pittore e scultore raffinato, una tra le voci più potenti dell’arte napoletana e protagonista di alcune importanti occasioni espositive italiane e internazionali dedicate a Pulcinella.

Grazie al suo particolare modo di procedere, da un lato ermeneutico e filologico, dall’altro sedotto da affioramenti improvvisi,  visioni e scoperte, il Pulcinella studiato e interpretato da Lello Esposito “è diventato un viaggiatore del mondo”, ci dice sorridendo, “non mangia più solo gli spaghetti, ma anche cous cous, cucina libanese, cinese […] ed è finalmente uscito dalla bottega e dall’immobilismo della tradizione”. Quel che colpisce è la  maestria letteraria dell’artista nel tratteggiarne le varie sagome, nel tesserne le vicende e creare situazioni, sempre tese fra modelli classici e sembianze moderne. Distante da ogni concettualismo tautologico, Lello Esposito ha ordinato un avventuroso e originale storyboard dell’icona partenopea, di cui privilegia sia l’ambito narrativo, sia  l’attrazione teorica. Entrare nell’atelier di Lello Esposito è davvero un’esperienza privilegiata. È come incontrare una prosa melodiosa e ritmica, che nel giro di diversificate visioni, ci svela gli aspetti ignoti custoditi in figurazioni vibranti. È un luogo simile ad un avvolgente ingranaggio di sonorità, ombre, luci radiose.

Una complessa macchina in dialogo con sculture imponenti, particolari bronzei rilucenti, svettanti aste d’argento, busti severi, portali istoriati luccicanti, maschere traslucide, tele fragranti di tempere ed oli dai colori accesi, e tante innumerevoli forme attraenti, affascinanti, che si contagiano a vicenda. Fra cui, quelle dei suoi Pulcinella, che fanno capolino all’ improvviso, sbucando imponenti e colorati da dietro a un muro, o, inaspettatamente, svoltando un angolo. Ci stupiscono quando li sorprendiamo pallidi e pensierosi, mentre ci spiano con i loro sguardi intensi che forano il cuore; ci meravigliano quando appaiono severi, crucciati, poi subito allegri e sognatori. Ci catturano quando ci strizzano l’occhio, complici. Apparentemente sembrano immobili, assopiti. Ma in realtà li sentiamo parlare, riflettere e meditare attorno agli scorci inesplorati della nostra sincopata modernità.

BOX

Lello Esposito vive e lavora tra Napoli e New York. Scultore e pittore, da circa trent’anni lavora sulla città di Napoli ed i suoi simboli – Pulcinella, la maschera, l’uovo, il teschio, il vulcano, il cavallo, San Gennaro e il corno nelle varie possibili metamorfosi. Svolge una ricerca che nel tempo gli ha permesso di sperimentare scultura e pittura e di realizzare un’evoluzione di significati, di dimensioni e di tecniche artistiche. Per le sculture e le installazioni utilizza materiali di vario tipo – bronzo e alluminio – e dipinge tele di grandi dimensioni. Lello Esposito ama definirsi “artista di culto” per l’indagine portata avanti sugli archetipi, sui simboli della città, sull’immaginario culturale che dal profondo emergono in superficie, vengono restituiti ed assumono nuove forme e raffigurazioni, contribuendo significativamente alle nuove interpretazioni della tradizione, indispensabile per ogni forma di sperimentazione artistica e culturale.

 

 

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