lunedì, 17 Giu, 2019 Espresso napoletano

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Il cantastorie napoletano

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Stefano Serino, da impiegato ad interprete della melodia partenopea: la strana storia di un artista di talento.

Si definisce un cantastorie. È vestito di nero ed ha una giacca rossa. Indossa un cappello a cilindro e stringe tra le mani la chitarra. Trascina un carrellino dove è alloggiato un altoparlante, una cassetta divisa in due scomparti e un cartello che recita: “raccolta differenziata carta e metallo (soldi) con una specifica no rame”; una trombetta, un campanello musicale, una rosa, una foto di Totò, un corno. Non è finita. A terra c’è un altro contenitore di legno dove è esposto il suo cd al prezzo di 5 euro. Benvenuti nel mondo fantastico di Stefano Serino, napoletano, musicista, cantante, attore, cabarettista e un passato da impiegato-segretario in un rinomato studio legale partenopeo. Diciamolo subito: è un talento. Un vero artista. Una voce curata e una grande cultura musicale. Sì, perché Stefano non è il tipo che improvvisa. È un conoscitore della storia della canzone napoletana, dei suoi testi, degli autori, degli interpreti. Uno che sa leggere gli spartiti e ne capisce di note e solfeggio. La musica ora la interpreta; per anni l’ha studiata al Conservatorio partenopeo. Con altri musicisti ha fondato “La Canzone Napoletana”: si tratta di un gruppo di ‘professori’ della musica napoletana, che dal 1993 armato degli strumenti tradizionali, quali chitarre, mandolini, violini, fisarmoniche, tammorre, tamburelli, castagnette, putipù, scetavajasse, triccabballacche, offre intrattenimenti e spettacoli della cultura e tradizione napoletana. Il repertorio è vasto: dalle origini (1200 circa) fino a Carmela di Sergio Bruni (1976). Non solo melodie ma anche le macchiette del cafè-chantant (E non sta bene, Cosimo Pellecchia, E allora, …), canzoni di giacca (Guapparia, Cinematografo, ’O schiaffo), canzoni antiche (Lo guarracino, Fenesta vascia, Michelemmà, …) e brani strumentali (Tarantella napoletana, Tarantella di Piedigrotta, Tarantella di Rossini, …) canti e danze della tradizione campana e pugliese (Tammurriate, Tarantelle, Pizziche, …), villanelle napoletane del ’500 (Vurria ca fosse ciaola, Si li femmene, Vintitrè li fronne, …) e canti popolari del meridione d’Italia (’Ndrezzata, Brigante se more, Italiella, …). Le esibizioni acquistano forme e contorni differenti: dalle classiche postegge in ristoranti, alla serenate sotto finestre e balconi; dalle cerimonie di matrimoni e anniversari, alle feste in casa e per finire, ma anche per iniziare, spettacoli in strada e concerti sul palco. Battuta pronta, sberleffo, ironia graffiante e inflessioni e genuinità alla Massimo Troisi. Il pubblico “stradale” apprezza e applaude. Il suo teatro è live. “Non vi affollate c’è posto per tutti” la prima battuta per rompere il ghiaccio. Comincia a cantare e partono gli omaggi musicali al maestro Sergio Bruni e di Aurelio Fierro canta Nanassa; sferzante dice: “Non la conoscete? Come? Per la verità neppure io! L’ho studiata ascoltando una musicassetta”. A fine esibizione l’invito al pubblico: “mettete qualcosa in cassa, qui la situazione è sempre aperta, eventualmente potete darmi anche solo un anticipo”. La gente ride e la gag si fa ancora più esilarante: “Rispettate la fila, siate civili, non facciamoci riconoscere come i soliti napoletani, non vi parate davanti, siate ordinati, non vi affollate, la cassa è sempre aperta, con calma c’è posto per tutti”. E quando intona Carmè Carmè, testo scritto da Totò, anche i turisti cantano. E poi rivolto alla folla sussurra: “Dato che state da parecchio tempo ormai più che un pubblico siete il mio fan club” e poi l’invito: “Facciamo un bell’applauso come se fossimo al teatro ma lì però per entrare dovete calare 10, 20 euro, e in un momento di crisi economica come è questo, con me, vi salvate anche questa volta. Allora vi chiedo: vogliamo mettere una cosa di soldi nella cassetta?”. Gag, battute, freddure e tanto talento. Poi davanti a stupefatti turisti scherza sui drammi partenopei: “Signori, facciamo la raccolta differenziata c’è l’apposito contenitore: da un lato il metallo, (le monete) dall’altra la carta, (le banconote). Si ma per funzionare la differenziata la dobbiamo fare tutti… venite, accomodatevi così diamo uno schiaffo di civiltà ai nordisti che dicono che non siamo capaci”. E ad un signore ricorda: “mi scusi lei ha fatto quattro foto? Allora mi deve dare quattro euro. La mia immagine non è a gratis”. Tiene la scena, scherza con la gente, intervalla battute ad interpretazioni. Un’unica certezza: Stefano Serino non resterà nell’ombra dell’anonimato. “Lavoravo come impiegato addetto alla segreteria di un avvocato, uno studio legale importante – racconta a l’Espresso napoletano – ma ero triste, la mia testa stava sempre altrove. Nel frattempo ho continuato a studiare musica, solfeggio al Conservatorio e a suonare con gli amici del gruppo ‘La Canzone Napoletana’ (consulta il sito www.lacanzonenapoletana.com). Alla fine ho deciso di licenziarmi e vivere facendo l’artista, il cantastorie. Sono riuscito anche a produrre un cd; s’intitola “La Macchietta” contiene dieci brani: insieme a me hanno suonato tanti amici. Il nostro obiettivo è valorizzare gli autori, la musica, le canzoni classiche napoletane ma anche il teatro popolare. È una vera scommessa: Napoli deve tornare a cantare!”.