sabato, 20 Lug, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oggi

0

“Il MANN deve tornare a essere luogo di socializzazione, una pubblica piazza”, ha esordito Paolo Giulierini, quando, nel 2015, ha ricevuto l’incarico di nuovo direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), incarnando il desiderio di tutti i napoletani che amano questo straordinario palazzo, punto di riferimento della skyline cittadina, immediatamente riconoscibile per il rosso pompeiano delle facciate, inquadrate fra i suggestivi elementi architettonici grigio scuro.

museo archeologico napoli

L’impegno di Paolo Giulierini a sedurre la città e i suoi giovani con iniziative colte e stimolanti, è un’esigenza profonda. Se gli chiedo cosa gli rechi maggiore soddisfazione, non mostra dubbi: “percepire le persone del museo entusiasmarsi intorno al progetto di rilancio e vedere i cittadini riappropriarsi del loro museo”. Difendendo l’arte come “una delle massime espressioni dell’animo, perfetta sintesi tra intelletto creativo e anima”, Giulierini coltiva l’ideale della profondità, della durata, dei cambiamenti di andatura, sostenuti, tuttavia, da “un organico piano strategico che costituisce l’ossatura del procedere” che viaggia assieme a “capacità di ascolto e di osservazione utili a captare esperienze di rilievo nazionali ed internazionali”.

entrata museo archeologico napoli

Oggi, il MANN non è più inteso solo come spazio della conservazione e dell’esposizione, ma come possibile fucina di nuove visioni, come istituzione in grado di dare un contributo attivo allo sviluppo del pensiero, e di offrirsi non solamente in qualità di serbatoio o deposito di beni, ma come sede privilegiata per l’elaborazione di iniziative, governate da parole chiave care al direttore, quali “innovazione, connessione e contaminazione; innovazione nel senso di esaminare l’antico con le categorie della storia priva di enfasi, e non solo dell’estetica; connessione perché deve dialogare costantemente con la città; contaminazione perché ci devono essere continui confronti tra tutte le arti e le varie scienze”.

Gloria Pastore, Il pescatore di perle (2010)

Il MANN è un polo relazionale, di aggregazione sociale e crescita civile; un sistema di interpretazione, comunicazione e diffusione. A tal proposito si pensi all’idea di   portare a termine una Lonely Planet tutta dedicata al museo e la pubblicazione di 50 mini-video, firmati dall’artista Mauro Fermariello, che racconteranno le bellezze dell’Archeologico, o all’adozione del progetto OBVIA che ha significato un punto di svolta delle politiche di valorizzazione del museo: “avvicinando con la sua disseminazione virale e suggestiva nelle principali infrastrutture urbane i cittadini partenopei e i turisti al museo, attingendo alla creatività di tanti artisti. Di tutto questo siamo orgogliosi: la riforma ha consentito di tutelare e generare un nuovo vento di speranza, mettendo insieme il meglio dei musei, dell’università e della cittadinanza attiva”.

Christian Leperino, Landscapes of memory, 2012 (Sala del Toro Farnese)

Infatti, accogliere l’arte e contestualizzarla all’attualità, confrontarsi con i mutamenti costanti di tempi in continua evoluzione, commisurarsi con il vissuto, con il progresso culturale di una comunità sempre più di massa, e soprattutto rendere partecipe il pubblico dei mutevoli aspetti della realtà, è la direzione intrapresa dal direttore Giulierini, che, attraverso una dinamica vision, si concentra sul modello di un museo sempre più laboratorio di ricerca e di studio, in grado di intercettare e di far emergere i bisogni culturali inespressi e di interpretarne le richieste, come, ad esempio – spiega egli stesso – “il miglioramento della didattica e della comunicazione, l’aumento dei servizi, anche in termini di ristorazione e ricezione”.

Ashley Bickerton, Luigi Ontani, Filippo Sciascia, Bali Bulè, 2013

L’attività progettuale del MANN – parallela a quella scientifica – riferita al dialogo fecondo con le eccellenze sul territorio e sui rapporti internazionali (si pensi a quello con il Getty  Museum di Los Angeles); alle sintonie tra gli scenari dell’arte contemporanea internazionale e la magia del mondo classico, proposte in chiave innovativa; allo sviluppo della ricerca, della didattica e della formazione peer-to-peer, svela l’andamento di un processo qualitativo in divenire che – continua Giulierini – “non è governato solo da preparazione di base ma dalla capacità di mettersi in gioco, magari facendo anche passi indietro”. Tra le ultime mete in serbo al MANN, una serie di mostre straordinarie: dai Longobardi, ai Bizantini e Normanni; da Canova a mostre tematiche su Pompei e, inoltre – conclude il direttore – “tanta tecnologia che però entrerà in punta di piedi. Il successo mondiale del nostro videogame che registra ad oggi un milione di downloads, è la prova che si possono raggiungere infiniti pubblici, basta calibrare l’offerta”.

Ashley Bickerton, Luigi Ontani, Filippo Sciascia, Bali Bulè, 2013

IL MUSEO
Posato sull’antica necropoli di Santa Teresa della greca Neapolis, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i più antichi e importanti al mondo per ricchezza e unicità del patrimonio che va dalle meraviglie provenienti da Pompei ed Ercolano, ai bronzi, le suppellettili e le sculture antiche, alle raccolte epigrafiche e numismatiche. Il nucleo originario si deve alla passione per l’arte e per l’archeologia di Carlo III di Borbone, sul trono del Regno di Napoli dal 1734. Il re favorì l’esplorazione delle città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 d.C. e curò la realizzazione in città di un Museo Farnesiano, trasferendo dalle residenze di Roma e Parma parte della ricca collezione ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Le collezioni del Museo, divenuto Nazionale nel 1860, sono state implementate grazie all’acquisizione di reperti provenienti dagli scavi nei siti della Campania e dell’Italia Meridionale e dal collezionismo privato e sono divise in tre sezioni principali: la collezione Farnese, le collezioni pompeiane e la collezione egizia che, per importanza, si colloca nel mondo al terzo posto dopo quelle del museo egizio del Cairo e del museo egizio di Torino. Sia questi tre ambiti che altri, sono costituiti da collezioni private acquisite o donate alla città nel corso della storia, come per esempio, la Farnese e Borbone, la collezione Borgia, la Santangelo, la Stevens, o la Spinelli. Nell’attigua stazione della Linea 1 della Metropolitana sono state inaugurate alcune sale espositive denominate Neapolis, che raccolgono reperti archeologici rinvenuti durante i lavori di scavo ed entrati a far parte del patrimonio museale.