mercoledì, 20 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Il Parco del Poggio ai Colli Aminei, un luogo ameno nel caos cittadino

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Nel trafficatissimo Viale dei Colli Aminei, collegamento irrinunciabile tra la zona ospedaliera e Capodimonte, esiste un parco che prova a donare un saggio di ciò che furono i Colli Aminei prima dell’edilizia selvaggia postbellica napoletana. Ed è proprio nella foresta di palazzi e cemento che, dal 2001, è nato il Parco del Poggio, a rievocare l’idea antica del quartiere, un tempo zona boschiva e villereccia, confinante con la campagna aperta. Quarantamila metri quadrati di verde sono il frutto virtuoso del reimpiego, durante gli anni Novanta, di un’area di cava che ha sostenuto proprio l’edilizia degli anni Sessanta e Settanta, e che, diversamente, sarebbe divenuto luogo di abbandono e di degrado.

O l’ennesimo edificio, che avrebbe lottizzato anche un panorama tra i più belli e reconditi della città. I dolci declivi del parco, organizzati in piccoli sentieri, pergolati, una vasca artificiale ed un ricco giardino botanico, conducono ad una maestosa vista in cui il Vesuvio campeggia imponentemente, ma da cui è possibile ammirare, quasi cogliendoli con le mani, i profili della Reggia e della basilica di Capodimonte dalla stessa altezza del Castel Sant’Elmo al Vomero, sulla destra in alto, guardando fin giù alla Punta di Posillipo ed oltre.

Conosciuto principalmente per le rassegne cinematografiche estive, il parco è ancora troppo relegato ad un uso “di quartiere” e mostra potenzialità che potrebbero offrire un riferimento a più ampie fette cittadine, aumentandone magari le specie vegetali rare, installando opere d’arte e ambientandovi più e più rassegne a carattere culturale durante tutto l’anno, dato l’ottimo microclima del luogo, che ben si confà ad ogni stagione. E la sua architettura assicura ad un tempo sia lo spazio per l’aggregazione sia quello per la lettura e il ritiro riservato. Il panorama poi, osservabile da più punti e con diverse prospettive, regala una sensazione di progressiva scoperta del paesaggio, che, in uno slargo del parco, diviene una potenziale quinta cinematografica, o quella di un teatro all’aperto.

Il parco ha la sola colpa di essere ancora troppo poco noto e di non essere, forse, positivamente sfruttato per tutte le sue potenzialità; condividendo insomma la sorte di diversi altri parchi, primo tra tutti il Vergiliano, che se non fosse per gli illustri sepolcri che ospita sarebbe probabilmente obliato. Oppure la Villa Floridiana, che ospita uno tra i più bei musei cittadini, ma in un parco ancora largamente transennato, che va facendosi jungla.  Ed è un limite che, dati i pochi parchi napoletani, non ci si dovrebbe permettere lì su al Poggio. Qualcuno dirà che la sua bellezza è proprio nella sua minore fama, ma scommettiamo che quando si è in più a conservare e a condividere qualcosa, quella è destinata a migliorarsi sempre?