domenica, 15 Dic, 2019 Espresso napoletano

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Il trono di selfie

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Innanzi a foto del genere possiamo reagire almeno in due modi. Il primo è stracciarci le vesti, fare finta di scandalizzarci. O, se siamo politicanti nati bene ma con l’attitudine radical-chic, possiamo suonare nella tromba dell’Apocalisse che i privati siano la morte del patrimonio storico-artistico. Oppure, possiamo riconoscere che il vero responsabile di quell’abuso del trono borbonico di Palazzo Reale sia un nemico molto più ampio e comune. Molto più inafferrabile e assai meno leggiadro di quelle otto paia di natiche impossessatosene per un selfie.

selfie trono borbone

Dietro uno scempio del genere, che mette a repentaglio l’integrità di un capo di mobilio unico, ed ancor più la dignità storica della Napoli preunitaria, che simboleggia, ci sono vent’anni di colpe. Le prime sono del ‘tronismo defilippiano’ e di tutto un universo di squallore mediatico che ha si è riversato su generazioni di adolescenti (e perfino pensionati!) mutandoli in “tronisti” e “troniste”, creando così una delle categorie antropologiche più inquietanti mai contemplate dai bestiari. Da qui, senza dubbio, l’irrinunciabile attitudine al ‘tronismo’ come feticcio e totem, al punto di non far più differenza tra un pezzo di plastica ed un capolavoro storico di falegnameria e tappezzeria per mostrarsi.

trono borbone

Le seconde colpe sono delle amministrazioni, che hanno fatto del patrimonio qualcosa di sempre più trascurabile, insozzabile, e materialmente distruggibile o rubabile, oppure quando non hanno assunto personale qualificato, quando hanno tagliato la cultura umanistica nelle scuole, quando hanno proposto custodi con prima – e unica – lingua il napoletano, con disservizi costanti e realizzando insomma un’idea di lavoro nel patrimonio storico artistico così distruttiva, dissacrante ed umiliante, costringendo i migliori ingegni alla fuga o alla schiavitù – altro che fare la gavetta! – che nemmeno il peggiore buio del regime fascista avrebbe mai teorizzato. Tirando le somme, se quelle ragazze si sono sedute sul trono dei Borbone è perché sono cresciute nel paese del ‘tronismo’, dove il patrimonio (e chi ci lavora) è visto, tenuto e propagandato come meno di una lettiera per cani in un parco. Un posto dove si fa ciò che si vuole senza molti complimenti.

trono borbone

E non certo per colpa dei privati, che, anzi, quando agiscono rispettosamente, sostengono con il loro impegno economico un immenso patrimonio che lo Stato non è in grado di far funzionare civilmente. E si fregiano giustamente del ritorno d’immagine che solo questo immenso patrimonio può dare. Una soluzione? Che lo Stato si comporti da stato ed agisca come un privato: sospensione immediata del custode di turno troppo preso a far altro (magari proprio la foto), compito che spetta a qualsiasi azienda seria; citazione in giudizio per i responsabili, per la dignità di un trono che appartiene al mondo, compito che spetta a qualsiasi Stato civile. Soprattutto se lo annovera nella sua Costituzione.