mercoledì, 01 Apr, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Il Vescovo emerito, frate minore, che ha saputo dialogare con gli arabi

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Ci accoglie, aprendo lui stesso il portoncino del piccolo Convento ove oggi vive a Napoli. Sede scelta per sentire, vicine, le radici. Irpino, nato nel novembre 1937 a S.Potito Ultra (Av), 1500 abitanti, 517 m.s.m.

Viso sannita, serio, sguardo diretto, impiega poco tempo a sentire che può raccontarsi e, quasi creando una sorta di nostro motto, dice,”Scrivere per vivere ha valore se quello che scrivo corrisponde ad una realtà”. Ci sovvengono subito due sanniti di razza, di origine autoctona l’uno, il Professor Antonio Guarino, ed il Presidente Pertini che ha sempre rivendicato come il suo essere ligure fosse di ceppo sannita.

padre nazzaro

Siamo in pieno, nuovo, sconvolgimento umano, religioso, civile. A Parigi, il 7 gennaio, due terroristi islamici, penetrando, quasi indisturbati, nella sede del settimanale satirico,”Charlie Hébdo”, hanno ucciso diversi giornalisti, rei di aver “sbeffeggiato il profeta” attraverso la pubblicazione di alcune vignette. Poi gli ostaggi, un poliziotto. Infine la loro morte.

L’11 gennaio, 2000 persone a Parigi, tutti, “Je suis Charlie” , mentre i capi di Stato e di Governo del mondo, si sono presi sottobraccio, lì, per dimostrare la loro unità ed esecrazione contro il delitto.

Non è questa la sede e non abbiamo alcuna intenzione di dare giudizi: soltanto un tentativo, il nostro, di comprendere. Con umiltà ed equilibrio.

Padre Giuseppe, sacerdote e frate minore ci dà una mano. O la sua intera vita. Con immediato senso di essere al di sopra delle parti, non soltanto perché guidato dalla fede ma perché il suo “motto” è rispettare e convincersi che la Storia non ci fa uguali. Non avrebbe potuto vivere cinquantotto anni tra gli arabi, se non avesse fatto, di questi convincimenti, regola di vita. A Napoli dal gennaio 2014; a 13 anni, chiede al padre e al proprio parroco di voler andare a Roma a studiare: erano i tempi, in Italia, dei Seminari minori ove si dirigeva “una caterva di ragazzi di famiglie numerose ma desiderosa di studiare. Io parlavo soltanto di Roma. Destino? Forse. Con mio padre ed il parroco ci fermammo al Collegio Serafico internazionale di Terra Santa, Quartiere Quartomiglio, per ‘distribuire i ragazzi’. Seppi, allora, che erano francescani; accolsero i primi tre del gruppo. Io ero il terzo. Forse, dopo, mi sentii uno di essi, quando partii da Brindisi e arrivai a Gerusalemme: era il 17 Settembre 1954. Giorno della ‘Festa delle Stimmate’, ricevute da Francesco sulla Verna, mani, piedi, costato, con l’apparizione di un Serafino. Il 4 Ottobre 1955 – continua Padre Nazzaro – giorno in cui si ricorda S.Francesco di Assisi, entro in noviziato a Betlemme, prendendo l’abito francescano di frate minore. Comincio a pensare che Francesco abbia un ruolo nella mia vita. E ciò non significa che ‘i francescani’, in toto, siano perfetti… A 20 anni, la professione religiosa, i voti di povertà, castità, obbedienza e torno, nel ’68, a Roma per studiare per la licenza (Laurea) in Teologia e Scienza dell’Educazione. Prima, a 27 anni, l’Ordinazione sacerdotale a Gerusalemme. Poi un anno di ‘Servizio obbligatorio’ al Santo Sepolcro, frate francescano missionario al servizio dei Santuari e, poi, dei fedeli. Poi, come me, 1992, si può essere eletti, dall’Ordine, ‘Guardiano del Santo Cenacolo e del Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo’, godendo del privilegio di utilizzare le insegne vescovili. La nomina del Custode è sempre confermata dalla Santa Sede. Io lo fui sotto il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Il Guardiano – o Custode – ha, come giurisdizione l’intera Terra Santa, Israele, Palestina, Giordania, Libano, Siria, Cipro, Egitto e l’Isola di Rodi”.

vescovo nazzaro

 

foto di gruppo

Ci racconta, poi, di una decisione storica del tutto ignota ai più. La Custodia di Terra Santa italiana ha origine a Napoli. Nel 1333, Frate Ruggero Guarini, per “Ordine e mandato di Sua Maestà Roberto di Angiò, re di Napoli, e della Regina Sancha di Maiorca”, conduce segretamente la trattativa di acquisto del Santo Cenacolo di Gerusalemme, dove Gesù ha istituito l’Eucaristia. Andata in porto la trattativa con i saraceni, Re Roberto lo donò a Papa Clemente VI, con sede ad Avignone. Che con una Bolla, 1342, istituisce la Custodia francescana di Terra Santa; mentre Sancha istituì, sul Sion, il Convento per i frati con relativo vitalizio.

Un racconto, per non immaginare i francescani solo presi dal “Pace e bene” …

La vita di Padre Nazzaro continua lungo il solco de “L’Obbedienza” francescana, ove gli spostamenti-incarichi, anche delicati, sono continui. Nel 1966, infatti, lascia Gerusalemme per Aleppo (Siria) nominato Prefetto-Economo del Collegio-Liceo di Terra Santa. “Mesi difficili perché il ruolo è ‘formale’, chi decide tutto è il Rettore, anche se io tento di dare delle regole… Ma presto il Governo siriano nazionalizza le scuole e io rimango, per un anno, a fare il… contadino, aiutando i preti, in città, la domenica. Poi a Roma, come abbiamo già detto, per l’Università e, insieme, come Vice Rettore al Seminario”. Padre Nazzaro comincia ad essere davvero un globetrotter! Parroco ad Alessandria d’Egitto per sei anni; poi al Cairo, in Cattedrale, parroco, guardiano, maestro degli studenti di teologia, Vicario del Vescovo. Di nuovo a Roma; di nuovo al Cairo, come Professore al Liceo italiano e assistente del Parroco inglese, in Cattedrale, che non parla arabo! “Dopo tre anni lo sarò io, 1983, e Cappellano della Forza italiana del Sinai. Ogni quindici giorni ero con loro”. Promoveatur ut amoveatur, Monsignore? Sorride con intelligente, pur dolce sguardo. Infatti nell’86, “eccomi Segretario della Custodia di Terra Santa e Segretario dei Ministri Provinciali. Nel ’92 ne divento Custode e, insieme, Presidente della Conferenza dei Ministri Provinciali di Nord Africa e Medio Oriente. Vi resto sino al ’98, vengo a Napoli per tre anni. Ed ecco, ancora, ‘l’Obbedienza’: devo andare a Damasco (Siria) come Superiore e Parroco di Sant’Antonio di Padova. Soltanto 14 mesi perché il 22 Novembre 2002 vengo eletto Vescovo titolare di Forma e Vicario apostolico di Aleppo dei latini. Forma è diocesi-sede vescovile della prima chiesa (1° sec.) in Numidia, Turchia. I vescovi titolari, senza una vera diocesi, dirigono un Vicariato, sede in formazione: il vero Vescovo, infatti, è il Papa. E il 6 gennaio 2003, in S.Pietro, sono consacrato Vescovo da Giovanni Paolo II e torno al Vicariato di Aleppo. Vi resto per dieci anni. Intanto varie vicissitudini con operazioni alle corde vocali. Non riesco a parlare. Il 9 maggio del 2009, in Pellegrinaggio, incontro ad Amman Papa Benedetto XVI, gli chiedo una benedizione: nel pomeriggio ritrovo la mia voce. Ma per altra operazione, alla carotide, Ottobre 2011, mi si paralizza una corda vocale, chiedo l’esonero e di lasciare il Vicariato, ove, però, rimango sino 23 aprile 2013. Riacquisto la voce il 3 gennaio 2014”. Ora parla bene, con lievi pause roche che sottolineano le sue riflessioni.

padre nazzaro

Lungo i nostri incontri, pur delicatamente, ci ha sempre comunicato la posizione della sua regola di vita, dalla fede profonda all’impegno sociale in tutto il mondo (ancora oggi è chiamato ovunque , testimone speciale di mondi e culture altre), contraddistinti dalla comprensione, dal rispetto: solo così, dice, “si può chiedere la stessa linea di condotta”.

Al di sopra delle parti, pur di parte; uomo di fede nel senso più completo del termine (fede e fiducia), come ha fatto, Monsignore, a vivere “neutralmente”, a non avere minacce, ad aiutare senza tentare di sentirsi depositario del Verbo?

“Alla metà degli anni ’60, a Damasco, bolgia di ogni genere. Il primo impatto con delle giovani donne. Erano le 23. Dopo una sorta di riunione interconfessionale, dissi loro di andare a casa, era tardi. La risposta fu raggelante, provocatoria, ‘qui non siamo al Cairo o a Roma’. Messaggio di sicurezza in cui si viveva nel reciproco rispetto di tutti. Il presidente Bachar, (‘colui che annunzia la buona novella’) dava la pace. Purtroppo oggi non è più così. In quei Paesi un Capo di stato è sempre un ‘Califfo’ perché il popolo gli dà questo potere, non volendo prendersi delle responsabilità. E allora come si può fare a portarvi civiltà e democrazia? Da non dimenticare: il mondo semita dissimula per sopravvivere e non far capire cosa si pensa e cosa si vuole in realtà”

E ora, Monsignore, dopo i fatti di Parigi, cosa possiamo fare noi, l’Occidente?

“Partendo sempre dalle grandi diversità anche tra musulmani (non islamisti, che è ben diverso) e cristiani, i primi non ammettono la presa in giro verso il loro Capo. Già vissuti i casi di Rushdie e del film del regista olandese. Noi non vogliamo renderci conto che la libertà non è concepita nello stesso modo da noi e dal mondo islamico. Lo abbiamo sentito anche a ‘Porta a Porta’ – mi sembra l’8 gennaio u.s.- dall’Imam della Moschea di Firenze, Izzedin Elzir, Presidente dell’Ucoi (Unione Comunità Islamiche d’Italia), ‘nell’Islam non vi è libertà come la concepiamo noi (sic!) occidentali’. Perché nessuno degli ospiti si è fatto spiegare cosa significhi, per loro, libertà? I fondamentalisti si ritengono perfetti detentori della verità e sono persino contro tutti gli stati arabi che non la pensano come loro. Che, infatti, li hanno recentemente – Convegno del Cairo – sconfessati. Al-Sisi, presidente egiziano, ha detto, ‘non è possibile che un miliardo e seicentomila di loro possa distruggere sette milioni di non musulmani che non la pensano come loro’. Tocca a noi riflettere. Dobbiamo far loro accettare – anche ai moderati – i nostri usi e costumi se vivono qui. Già Papa Benedetto, a Ratisbona, citando il colloquio dell’Imperatore Paleologo con un filosofo musulmano, faceva notare che, già all’epoca, non si vedeva il progresso portato dall’Islam. Ci furono… pericoli e non fu gradito. Dunque, dobbiamo porci il problema delle differenze, della poligamia, altrimenti loro, e noi, capiremo lucciole per lanterne. Certo, la reazione ha superato l’azione ma perché non c’è discussione: loro sono irretiti. Come dice lei, citando Augias, si fanno ‘pericolose semplificazioni sull’Islam’: la libertà di espressione è un valore del mondo occidentale ma lo è anche con il rispetto verso una specifica individualità storica qual è quella islamica’. A maggio sono stato a Ginevra – Nazioni Unite – dopo aver creato un gruppo di vescovi per presentare l’istanza dei diritti dei cristiani: a settembre ho parlato a favore della Siria (senz’acqua, senza riscaldamento, gli alberi tagliati per sopperire), per rispondere alla rappresentante americana per cui ‘tutto era colpa dell’esercito’, mentre tanti, si sa, sono armati da… altri. Poi scopro che l’ONU interviene soltanto se riceve una denuncia… Facciamole. Tante…”.

incontro con il papa

Mentre Papa Francesco, a settembre 2013, ha indetto una “Giornata della Pace in Medio Oriente”, su preghiera di Frate Nazzaro, ecco un vescovo-frate minore “dall’accento irpino”, “fattosi arabo” solo per “comprendere”.