sabato, 23 Nov, 2019 Espresso napoletano

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In scena “Il Piccolo Principe”… in siciliano

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La lingua siciliana e quella italiana si fondono nella drammaturgia e nelle rime di U Principuzzu Nicu, la riscrittura in versi che Giovanni Calcagno ha liberamente tratto dal capolavoro di Antoine de Saint-Exupèry in scena al Nest sabato 3 marzo ore 18 e domenica 4 marzo ore 18. Dal libro (e audiolibro) alla messinscena il passo è stato breve. Lo stesso Calcagno cura la regia ed è interprete dell’inedito allestimento prodotto da La Casa dei Santi.

U Pricipuzzu Nicu

«Quando si legge Il Piccolo Principe – sottolinea Calcagno – ci si chiede spesso se sia una favola scritta per gli adulti o per i ragazzini. Tale ambiguità rende il racconto misterioso e inafferrabile: in questo senso, i viaggi dell’aviatore e del piccolo principe non sono solo spostamenti geografici o interstellari, ma anche avventure ed esplorazioni nei mondi interiori dell’uomo. Proprio per questo il libro di Saint-Exupèry porta con sé un insegnamento speciale. Tutto ciò ci è stato trasmesso dall’autore attraverso una storia che è semplice come i racconti dei nostri nonni. Questa semplicità è uno degli aspetti del testo originale che ho voluto maggiormente salvaguardare.

U Pricipuzzu Nicu

E così ho riscritto in siciliano e in italiano, in endecasillabi e settenari, ogni capitolo di questa grande opera». Ne è venuto fuori un testo teatrale che Calcagno recita insieme a Luca Mauceri e Salvatore Ragusa, che in locandina sono indicati rispettivamente anche come compositore e scenografo. «È una compagnia – evidenzia l’autore, regista e interprete – che fondala sua forza nella artigianalità, e nella capacità di ognuno occuparsi di vari aspetti dello spettacolo. È un modo di fare teatro che mi è molto caro. Vorrei inoltre ringraziare il Teatro Stabile di Torino, Latitudini, Silvio Parito, Salvo Caldarella, G.E.Bonanno, Giovanni Valle».

U Pricipuzzu Nicu

Lo spettacolo vive di atmosfere ed emozioni create con essenzialità e rigore. L’unico elemento scenografico è l’aereo incidentato dell’aviatore perduto nel deserto: «È un aereo – descrive Calcagno – composto da pezzi che mi ricordano le costruzioni di legno che trovavo dai miei nonni. Un aereo “a pezzi”, che diventa un mondo capace di rievocare i tanti mondi del viaggio del piccolo principe. È al contempo un oggetto-metafora di un percorso interiore, perché alla fine sarà “riparato” dal lavoro che i due protagonisti avranno compiuto nel corso di questo incontro. Entrambi saranno così pronti a ripartire, seppure per destinazioni diverse».

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