martedì, 12 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Incanti dalla Real Villa: La flora del parco comunale di Chiaia, un tempo passeggiata borbonica di delizie

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Quelli ch’ anticamente poetaro

l’età de l’oro e suo stato felice

forse in Parnaso esto loco sognaro.

 

Dante, Purgatorio, Canto XXVIII

 

 

“Una passeggiata per la Villa Reale di Chiaia” è il titolo di un saggio scritto nel 1842 dal botanico calabrese Giuseppe Antonio Pasquale (1820-1893), che rappresenta una utile e ancora valida testimonianza sulle piante presenti nella Villa. Per brevità, riporto i passi che, da botanico, ritengo possano essere più interessanti.

villa comunale

“Dell’ameno nostro lido è in cotal parte la Villa Reale di Chiaia, che da essa a un volger di sguardo appare tutto l’animato Cratere Napolitano: ed in contropposto al roccioso picco di Castellammare ed al minaccioso Vesuvio una umile ridente collina da presso la difende dall’imperversare de’ venti. Di qui è, che questi nell’appressarsi alla sua riviera venghino infranti e cambinsi in aure dolci e temperate, e l’aere in questo luogo più puro lasci trasparire quel che da ciascun dicesi Cielo di Napoli. Ed il Napolitano, sortito al sorriso della Natura, passeggiando per tal dilettoso e poetico sito, quasi superbo d’esservi nato… Laonde i forastieri nel ritornare alle patrie loro contano, bene a ragione, le meraviglie del nostro clima, sempre risovvenendosi della Villa e della Riviera di Chiaia”. Ma io qui non intendo a ritrarre questo quadro delizioso. Io offro soltanto questa mia piccola fatica al rispettabile pubblico col fine che non pur sentisse ma misurasse e calcolasse la dolcezza del clima nostro in tante piante, che o dal Brasile o dal cuor dell’Africa o dal Giappone ivi giunte, a pien aria vivono, fioriscono e fruttificano…”. “Le piante però, e fra esse le più ragguardevoli, soprattutto c’invitano a parlare e tracciarne breve storia; la bellezza delle loro forme; il clima onde derivano… Oh sì che le piante ritraggono al vero la sublime semplicità di natura, che pur tanto sa produrre! Della Villa Reale fu fondata la prima parte sotto Ferdinando IV l’anno 1780, essendone direttore l’Architetto Felice Abate. Prima del qual tempo non erano ivi che ruderi e rottami di fabbriche. Nel 1807 si aggiunse il bosco: e poi nel 1834, che dà principio ad un’epoca più fortunata della Real Villa, un’ appendice detta Prolungamento: tutte le quali parti occupano un suolo di 4500 palmi di lunghezza su 200 di larghezza. Dopo i due simili fabbricati da’ graziosi portici, che sono all’entrata, non hai sul lato sinistro ad osservare che le due file di Elci approssimati per modo che facciano un viale coverto. L’insieme di questi alberi guardati dal Chiatamone mentisce l’aspetto d’un verde progetto che scenda sul mare. Alla quale disposizione non ha contribuito in nulla l’arte: ma da se stesse quelle chiome si son così conformate, per sottrarsi al continuo soffiar del vento di mare …E per cosiffatta curiosa disposizione questi alberi fan, di loro, scudo alla Villa, contro l’aria brusca del mare, nemica alle dilicate piante. Questa specie di Quercia prospera nei nostri boschi marittimi e non vi è miglior pianta di essa per fare ombra impenetrabile. Dall’opposto lato è la Flora, la quale ci occuperà in questa prima parte. Le statue ed i pezzi architettonici saranno nostri regolatori”.

Apollo di Belvedere (copia di T. Solari)

“Alle spalle di questo simulacro sono due Eucalitti (Eucalyptus robusta) piantati nel 1836. E’ albero della Nuova Olanda, che nel cader dell’inverno si adorna di fiori bianchi, che fan vista leggiadra fra le foglie perennanti di color verde glauco e pendenti. Ambidue questi alberi sono affiancati da due Acacie dalle foglie (Acacia longifolia), delle quali il colore giallo, nelle foglie predominante, ed assoluto nei fiori che compariscono al principio di primavera, fa contrasto coi primi due alberi. Siegue un gran Pino d’Aleppo, intorno a 20 anni d’età.

Eucalyptus robusta

Inferriata

“Lungh’esso il sistema di lance che chiude la R. Villa si nota ciascun pilastro piccolo portante una grata con un’Agave americana albo-marginata: al secondo di essi fa decoro da ciascuna banda un albero del falso Pepe (Schinus molle): che è albero grande sempre-verde nativo del Brasile e del Perù”.

L’illustre scienziato prosegue citando le seguenti specie: Cercis siliquastrum (Albero di Giuda); Cytisus laburnum (Maggiociondolo); Broussonetia papyrifera (Albero della carta); Eucalyptus globulus, Mespylus germanica (Nespolo del Giappone); Erythrina laurifolia (Albero dei coralli),   Hibiscus syriacus (Rosa Cinese), Chamaerops humilis (Palma di San Pietro).

Schinus molle

Fauno col capriolo sul collo

“Rose di diverse specie, ma è da distinguere la Rosa multiflora. Siegue una coppia d’aiuole: in quella di destra verso l’inferriata sta un Eucallitto (Eucalipto) unitamente ad un Metrosideros (genere delle Mirtaceae, originario dell’Australia).

Egli continua, poi, citando le altre piante presenti nei pressi delle statue e per le rimanenti sezioni fino al Prolungamento o Villa Nuova. Infine conclude il suo saggio di 29 pagine, auspicando che “in futuro le cose migliorassero, riducendo il numero di Robinie e di Ailanti e che le amorevoli viole, umilmente fossero poste ai piedi di ciascun albero”. Tale saggio, nel suo testo integrale, certo costituisce un’eredità preziosa lasciata dal nostro valente studioso, che fu direttore dell’Orto Botanico di Napoli. Anzi, all’occasione, merita menzione anche il capo giardiniere dell’Orto, Federico Dehnhardt (1787-1870), che si occupò di reperire e sistemare le piante nella Villa. Tuttavia, proprio ora che il nostro magnifico giardino lungo il mare vive tempi travagliati, quel romantico contributo poetico e scientifico ancor più ci sembra un imprescindibile riferimento.

dell’Orto Botanico di Napoli