mercoledì, 18 Set, 2019 Espresso napoletano

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Istituto Banco di Napoli Fondazione: il massimo della nobiltà del bene cultural-sociale

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Ed ora un “nuovo”, San Gennaro, “L’Illuminato”, opera stilizzata su tela, può essere ammirato in uno straordinario sito storico della nostra città. Visitare questo meraviglioso Palazzo, Archivi e documenti storici di ogni genere, dona emozione; nel contempo, poter “vivere” l’arrivo di una nuova opera d’arte, accompagnata dalle riflessioni di uomini di cultura, produce entusiasmo di uguale importanza e di natura diversa.

Siamo a Palazzo Ricca, XVI sec., sede dell’Archivio Storico del Banco di Napoli e, dal 1991, anche Istituto Banco di Napoli-Fondazione. Recente l’ acquisizione dell’ultima opera del poliedrico artista Carlo Improta – principalmente scrittore e pittore -, nell’ambito della sinergia tra l’Associazione “L’essenzialista-non profit”, presidente Filomena Pagnani, la Fondazione e l’autore. All’interno di un pomeriggio di meditazione condivisa sulla “Sacralità nell’uomo contemporaneo”, preceduto dalla Mostra “Bacia la terra e corri…”, da una frase di Madre Claudia Russo Venerabile, con la finalità di una raccolta di fondi a favore di una Missione che opera in tutto il mondo per l’educazione scolastica dei bambini bisognosi. Di “valenza culturale e solidale, riflettendo quanto, in un tempo comunque limitato non esista proprietà, mentre ogni essere umano ha la propria sacralità”, come ha detto Aldo Pace, Direttore generale della Fondazione.

Cappella Monti dei poveri

Atmosfera desiderosa di annullare traversie e differenze sociali, “l’arte, toccando la dimensione profonda dello spirito – ha sottolineato Monsignor Alfonso Russo, Vicario Episcopale per la Cultura della Diocesi di Napoli – racconta molto più sacralmente della realtà. Penso a Michelangelo (il suo Dio, quello della Cappella Sistina, è il vero volto di Dio, non quello immaginato da Papa Giulio II), a Van Gogh o a Munch, diversissimi e complementari”.

Emozione davvero speciale, prima e dopo, attraversare le innumerevoli sale dai libroni in pelle e dalle carte spesso vergate a mano, pergamene originali, “confidenze”, “arrendamenti”, “fedi di credito”, per saldare l’ieri e l’oggi, è, ancora una volta, sentire quanto Napoli sia cento, mille strati di Storia e quanto, altresì, essa venga spesso dimenticata.

Forse, come ha detto Ugo Piscopo, critico, scrittore e poeta, “la nostra epoca, sul versante religioso, viene inquisendo nuove risposte ai grandi interrogativi dell’esistenza, dopo il fallimento dei grandi miti e delle grandi narrazioni di etimo sette-ottocentesco (illuminismo, idealismo, positivismo) di un progresso illimitato in senso unilineare e unidirezionale. Dove l’erosione del sacro risulta avere effetti devastanti anche sul politico e sul civile, pena l’appiattimento dall’alto delle aspirazioni dell’uomo su un registro di rozzo, universale, meccanicistico immanentismo”.

libri antichi

Avvolti e coinvolti lungo il Tempo, mentre il profumo delle vecchie carte e della magia degli archivi la fa da padrone. Proviamo imbarazzo e pudore a dover scegliere di parlare prima del luogo o di ciò che esso, di nuovo, contiene. Pieno centro antico, ove “I Tribunali” incontrano “Pietro Colletta”, come si è abituati, confidenzialmente, ad indicare i luoghi che ci appartengono eppure… a volte sono ignoti a molti, ecco lo splendido ma riservato palazzo, con l’attiguo Palazzo Cuomo che l’antico Monte e Banco dei Poveri aveva acquistato, entrambi, l’uno nel 1616, l’altro più tardi, 1787. Dunque le circa trecento sale su quattro piani, profumate di Storia contengono notizie e documenti rilevanti per il processo dell’economia delle regioni meridionali e della struttura e dell’evoluzione degli istituti di credito del territorio. Come scrisse Pietro Ajello, 1882, “nessuno avrebbe potuto pretendere di scrivere completamente di credito e d’ordinamento bancario e della storia economica d’Italia se non avesse studiato ed esplorato nei suoi innumerevoli scaffali che sono come una terra vergine per l’economista e pel giurista”.

Banco San Giacomo

Naturalmente con la nascita della Fondazione, anche l’Archivio rientra in operazioni culturali dinamiche e al passo con lo scorrere degli anni. Questa, del Banco di Napoli, è, anagraficamente la prima Fondazione bancaria, come scrive il primo Presidente, Adriano Giannola, nell’accurato volume, “Dieci anni dell’Istituto Banco di Napoli”. Infatti, aggiunge, “le fondazioni in versione bancaria hanno infatti un tratto somatico che rinvia ad una tradizione di stampo prettamente anglosassone: esse nascono come vere e proprie imprese, in grado quindi di produrre reddito e di operare impiegando i frutti della gestione del patrimonio”.

Banco-San-Giacomo

Molte le tesi di laurea, in Italia, che attingono la loro compilazione da queste stanze del sapere che, anche se in numero ridotto, offrono persino ricerche sulla letteratura, specialmente se collegata a percorsi di scienze sociali. Dunque, trecento ambienti, quasi l’ennesimo itinerario del centro antico, certamente imprevisto, quasi un tetto protettivo di quello sotterraneo, quello a livello e poi, questo, “per le antiche scale”, attraverso una città ad ogni angolo nuova e antica.