lunedì, 16 Set, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Je suis Joachim! A Palazzo Reale la mostra

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Con Gioacchino Murat termina il Medioevo – fu il giudizio di Benedetto Croce. Figlio di un locandiere, precocissimo generale, fortunato cognato di Napoleone Bonaparte, ed infine re di Napoli, questo slanciato cavallerizzo dai boccoli ricci, ancora venerato da molti napoletani, fu avvinto al trono e al regno non come governatore di una delle province del nuovo Impero francese, ma come sovrano innamorato e ricambiato, fino all’estremo sacrificio della sua stessa vita, pur di non tradire i napoletani. A duecento anni da questa breve e ingiustamente dimenticata pagina di storia gloriosa ed europeista ante-litteram, apre al Palazzo Reale di Napoli la mostra A passo di Carica. Murat, re di Napoli, dalla collaborazione tra la Soprintendenza napoletana, l’equipe scientifica coordinata da Luigi Mascilli Migliorini, Annalisa Porzio e Paolo Mascilli Migliorini, il comitato per le celebrazioni del Decennio francese e il Consolato napoletano della Repubblica di Francia. L’esposizione, allestita al piano nobile del Palazzo e negli appartamenti storici, ha la sincera volontà di portare a conoscenza la personalità, l’epoca e il regno del re-soldato. Ad aprirla, una tenda militare da campo, con schermi riproducenti immagini di campagne militari murattiane, con in sfondo rumori di battaglia: cannoni tonanti e cavalli rampanti si mescolano al passo di carica dei fanti e al tintinnio delle spade, con la Marsigliese lenta in sfondo. Subito è chiaro e forte l’impatto con lo spirito risoluto e nitido del re guerriero, che si riflette nell’allestimento, intuitivo e non affollato, appunto come una mostra dovrebbe essere. In rassegna stampe, libri, dipinti, sculture, progetti e cimeli di varia natura, con al centro il bellissimo ritratto di Murat come re di Napoli, di François Gérard, che quasi dà suggestione della sua presenza tangibile.

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L’allestimento guida lo spettatore alla scoperta del regno murattiano (1808-1815), seguito al passaggio di Giuseppe Bonaparte. Sono messi a fuoco, in ordine sia tematico che cronologico, i temi del “muro delle leggi”, delle “forme della sovranità”, del “rinnovamento dell’architettura”, e del “sogno italiano e la morte dell’eroe”, che si esplicitano con splendide evidenze storiche, spesso anche di elevatissimo pregio artistico e collezionistico. Tra queste spiccano il collare del Regno, con le placche di tutte le sue provincie, opportunamente esposto affianco al ritratto in cui è indossato da Murat, il ritratto scultoreo di Carolina Bonaparte, di manifattura Capodimonte, armi da parata decorate con inserti di madreperla, oro e preziosi, l’edizione dei Fasti del regno di Gioacchino Napoleone (Napoli, 1813) con splendido antiporta istoriato, gli esemplari manoscritti della Costituzione del Regno di Napoli, un’alta uniforme cavalleresca accompagnata dal berretto frigio e dalle insegne del potere, il grembiule massonico appartenuto a Murat, e modellini di soldati di epoca napoleonica.

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La sala successiva raccoglie una piccola serie di bolle e documenti ufficiali del regno, con alle spalle il “muro delle leggi”, ovvero la ristampa anastatica ingrandita di alcune delle principali riforme legislative dell’epoca, con particolare attenzione all’istruzione laica e pubblica. L’idea di fondo è quella di rendere sì omaggio all’uomo, ma anche e soprattutto ad una realtà politica e storica costantemente in divenire, raccontando anche attraverso carte geografiche e progetti architettonici (talvolta irrealizzati) i brevi anni di un regno che andava modernizzandosi a marce ingranate: la fine dell’ancien régime e della feudalità, la creazione di un apparato burocratico efficiente e rapido, la riforma dell’Università, la creazione di scuole di ingegneria civile, e l’introduzione del codice civile sono solo alcuni dei migliori frutti di quegli anni, che riecheggiano nella mostra.

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Uniche note dolenti dell’esposizione i pannelli didattici, unicamente in italiano, assieme al “muro” delle leggi, entrambi dall’aria “artigianale”, realizzati frettolosamente. In uscita, un altro tendone da campo con l’epilogo infausto del regno murattiano, testimoniato dall’ultima, struggente ed eroica lettera, inviata da Pizzo Calabro alla moglie Carolina, prima della sua fucilazione, con un gran moto di dignità e di amore verso la sua famiglia, e di cui rimbomba nell’animo il verso: “La mia vita mi è stata tolta per un giudizio ingiusto”. Chiude l’esposizione una coppia di schermi su cui corrono, a ripetizione, scene tratte da Fuoco su di me, film tributo a Gioacchino Murat del 2006 di Lamberto Lambertini, il cui protagonista-narratore Omar Sharif ha forse il merito, in alcune battute, di svelare il segreto di questo connubio tra il Regno e il suo re: “Napoleone non fu per nulla felice del successo del cognato: era convinto che Murat, dimenticandosi di essere francese, facesse di tutto per diventare napoletano”.

Una mostra sicuramente da vedere, un’occasione di bellezza e di immersione storica, avvalorata dalla corrispondenza tra le umili origini di Murat e l’ideale meritocratico che dovrebbe animare la moderna Unione europea, così da potersi sentire a proprio agio con quel re soldato, e poter sussurrare, senza retorica: Je suis Joachim!

 

A passo di Carica. Murat, re di Napoli
Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito
Dal 18 maggio al 15 ottobre 2015.
Catalogo: Arte’M.
Costo biglietto 4euro.
Orari: Lun-Dom, (escluso mercoledì) h: 9:00; 19:00
Info: 0815808289
Sito istituzionale:
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_229271163.html

 

 

Je suis Joachim ! L’exposition « A passo di carica. Murat, re di Napoli » [Au pas de charge. Murat, roi de Naples] au Palais royal de Naples.

C’est avec Joachim Murat que le Moyen-Âge prend fin – tel fut l’avis de Benedetto Croce. Fils d’aubergiste, il devint général très jeune, puis heureux beau-frère de Napoléon Bonaparte et enfin roi de Naples. Ce fringant cavalier aux belles boucles, toujours objet de vénération pour de nombreux Napolitains, reste associé au trône et au royaume non pas en tant que gouverneur de l’une des provinces du nouvel empire français, mais comme un souverain aimant et aimé en retour, qui ira jusqu’à l’ultime sacrifice de sa propre vie pour ne pas trahir les Napolitains. Deux cent ans après cette brève mais glorieuse page de l’histoire, européiste avant la lettre et injustement oubliée, le Palais royal de Naples accueille l’exposition A passo di carica. Murat, re di Napoli, issue de la collaboration entre la Soprintendenza de Naples, l’équipe scientifique dirigée par Luigi Mascilli Migliorini, Annalisa Porzio et Paolo Mascilli Migliorini, le Comité pour les célébrations de la Décennie française et le Consulat général de France à Naples.

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L’exposition, qui se tient au piano nobile du Palais et dans les appartements historiques, cherche sincèrement à faire connaître la personnalité, l’époque et le règne du roi soldat. Un rideau de camp militaire s’ouvre sur des écrans diffusant des images inspirées des campagnes militaires de Murat, au son du tumulte guerrier : le fracas des canons et le hennissement des chevaux se mêlent au pas de charge de l’infanterie et au choc des épées, une lente Marseillaise en guise de fond sonore. On perçoit tout de suite clairement et avec force l’esprit résolu et clairvoyant du roi guerrier, que reflète l’installation intuitive et aérée, comme devrait l’être toute exposition.

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Au menu, des estampes, des livres, des tableaux, des statues, des plans et des reliques de toutes sortes, avec au centre le très beau portrait de Murat en roi de Naples par François Gérard, qui donnerait presque l’illusion concrète de sa présence. L’installation guide le visiteur à la découverte du règne de Murat (1808-1815) qui a succédé au passage de Joseph Bonaparte. On explore par ordre thématique et chronologique les salles dédiées au « mur des lois », aux « formes de la souveraineté », au « renouveau de l’architecture », et au « rêve italien et la mort du héros », des thèmes illustrés par de splendides témoignages historiques, souvent de très grande valeur artistique et de collection. Parmi eux on peut distinguer le collier du royaume, composé de plaques qui représentent chacune des provinces, pertinemment exposé à côté du portrait où il est porté par Murat, mais aussi le portrait sculpté de Caroline Bonaparte par la manufacture de Capodimonte, des armes de parade ornées d’incrustations de nacre, d’or et de pierres précieuses, l’édition des Fasti del regno di Gioacchino Napoleone (Naples, 1813) à la splendide page de faux-titre historiée, les exemplaires manuscrits de la Constitution du royaume de Naples, un grand uniforme de cavalier avec bonnet phrygien et les insignes du pouvoir, la robe maçonnique ayant appartenu à Murat et des figurines de soldats de l’époque napoléonienne.

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La salle suivante rassemble une petite collection de bulles et de documents officiels du royaume, adossée au « mur des lois », une reproduction anastatique agrandie de certaines des principales réformes législatives de l’époque, portant en particulier sur l’instruction laïque et publique. L’idée de fond est de rendre hommage à l’homme d’une part, mais aussi et surtout à une réalité politique et historique en constante évolution ; les cartes géographiques et les projets architecturaux (parfois non réalisés) participent – entre autres – au récit des quelques années d’un règne lancé à toute allure vers la modernité : la fin de l’Ancien Régime et de la féodalité, la création d’un appareil d’État efficace et compétent, la réforme de l’Université, la création d’écoles d’ingénierie civile et l’institution du Code civil ne sont que quelques-uns des plus beaux fruits de ces années dont l’exposition se fait l’écho. Seul bémol : les panneaux explicatifs, seulement en italien, ainsi que le « mur » des lois ont l’air d’avoir été exécutés d’une manière un peu rapide et sommaire. À la sortie, un autre rideau de camp se ferme sur l’épilogue malheureux du règne de Murat, dont témoigne sa dernière lettre, déchirante et héroïque, envoyée de Pizzo Calabro à sa femme Caroline avant d’être fusillé. Dans un grand élan de dignité et d’amour pour sa famille, il écrit ces mots qui résonnent profondément dans l’âme : « Je meurs innocent : ma vie ne saurait être souillée par un jugement injuste ». L’exposition se termine sur deux écrans diffusant en boucle des scènes de Feu sur moi [Fuoco su di me] (2006) film de Lamberto Lambertini en hommage à Joachim Murat, dont le personnage-narrateur Omar Sharif a sans doute le mérite de dévoiler au détour d’une réplique le secret de cette entente entre le royaume et son roi : « Napoléon ne se réjouit point du succès de son beau-frère : il était persuadé que Murat, oubliant d’être Français, faisait tout pour devenir Napolitain. »

Une exposition à voir certainement, une occasion de faire l’expérience de la beauté et de se plonger dans l’histoire, avec à l’esprit la correspondance entre les origines humbles de Murat et l’idéal méritocratique qui devrait animer l’Union européenne d’aujourd’hui, de manière à se sentir à l’aise avec ce roi soldat et pouvoir murmurer avec sincérité : « Je suis Joachim ! »

Traduction : Julia Castiglione

« A passo di carica. Murat, re di Napoli »
Au Palais royal, piazza del Plebiscito, Naples.
Du 18 mai au 15 octobre 2015.
Catalogue d’exposition : Arte’M.
Tarif : 4 €
Horaires : tous les jours sauf le mercredi, 9h – 19h
Informations : +39 0815808289
Site officiel : http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_229271163.html