domenica, 21 Lug, 2019 Espresso napoletano

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La Biblioteca Nazionale di Napoli, un tesoro sotto casa

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biblioteca nazionale

La Biblioteca Nazionale di Napoli si trova all’interno del Palazzo Reale, nella maestosa Piazza del Plebiscito. Con oltre due milioni tra opere, stampe e manoscritti, si tratta della terza biblioteca d’Italia, dopo quelle di Roma e Firenze. Ha un’estensione enorme, tanto che s’impiega del tempo per spostarsi da una sezione all’altra, passando per gli splendidi cortili del giardino reale, tra statue, piante e ficus secolari. È in una delle zone più belle della città: San Martino di fronte che sovrasta la collina del Vomero, il Maschio Angioino alle spalle e la possibilità di affacciarsi sul porto e quindi sul mare. Fu istituita alla fine del XVIII secolo e oggi, con le sue sezioni speciali, uniche in tutto il mondo, rappresenta la straordinaria unione di oltre sei biblioteche diverse che attraversano la storia antica, del Regno di Napoli e d’Italia, fino ad arrivare ai giorni nostri. Il neo-direttore Francesco Mercurio, insediatosi lo scorso otto marzo, nel suo studio che fu la stanza reale in cui fu dato alla luce Vittorio Emanuele, ci racconta orgoglioso le caratteristiche di questo posto fuori dal comune: «Si tratta della terza biblioteca italiana per importanza, non tanto per estensione – pensiamo che occupa quasi il cinquanta per cento del Palazzo Reale – ma per il patrimonio inestimabile che contiene. Partiamo dal primo nucleo, quello forse più importante ma meno conosciuto, ovvero i papiri di Ercolano».

direttore francesco mercurio

La biblioteca ospita una sezione speciale e unica al mondo, infatti, contenente i papiri ritrovati ad Ercolano alla fine del XVIII secolo in una villa probabilmente appartenuta alla famiglia dei  Pisoni. Trattasi dei primi papiri venuti alla luce dal mondo antico, studiati in epoca borbonica dall’Accademia Ercolanese, fondata nel 1755 da Carlo di Borbone, e poi in epoca più recente dallo studioso Marcello Gigante, a cui è dedicato il CISPE (il Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi), nato nel 1969. «Abbiamo la fortuna di avere un’intera biblioteca che ci proviene direttamente dall’antichità, senza la mediazione dei copisti medievali» continua il direttore. «Si tratta di documenti filosofici e politici di estrema importanza: papiri sconosciuti e carbonizzati che gli studiosi stanno ancora srotolando con grande fatica. Stanno tentando, con una serie di esperimenti e algoritmi molto sofisticati, di leggerli. Sono trattati di filosofia probabilmente di Filodemo e di Epicuro che, quando saranno trascritti, saranno nuovi testi filosofici messi a disposizione dell’intera umanità. È come un’astronave che viene dal passato che ci sta portando delle informazioni che persone che sono venute prima di noi non conoscevano».

libri

La biblioteca presenta altre caratteristiche uniche: «Abbiamo una sezione di manoscritti di rara importanza. Scritti di San Tommaso, La Gerusalemme Conquistata di Tasso, molte opere di Leopardi che era di casa a Napoli; una delle più antiche edizioni delle Metamorfosi di Ovidio, manoscritto capostipite per la trascrizione ufficiale dell’opera, e i testi di Iacopo Sannazzaro; ancora, l’unico papiro leggibile scritto in ostrogoto – forse ce ne sono due in tutto il mondo. In questa biblioteca tu trovi quello che meno t’immagini, fatti la domanda più strana e la risposta la troverai qui». Un’altra sezione da visitare per gli amanti dell’arte è la Lucchesi Palli, specializzata nella musica e nel teatro napoletano. Ci sono inoltre la biblioteca borbonica e la biblioteca privata della regina Maria Carolina, con libri stampati in lingua tedesca, i romanzi rosa dell’Ottocento che sono una rarità. Di grande fascino è il fondo della duchessa d’Aosta, accessibile solo in caso di aperture straordinarie: innamorata dell’Africa, la duchessa collezionava oggetti, libri, trofei di caccia. Il fondo si trovava a Capodimonte, sede dei reali; con l’abolizione della monarchia, la duchessa decise di donare tutto alla Biblioteca Nazionale. Il direttore Mercurio fa una considerazione molto interessante: «Nella biblioteca cambia la fruizione del bene culturale. Non c’è un rapporto passivo “mordi e fuggi”, come può essere per un museo o una pinacoteca. Con i libri la fruizione è completamente interattiva. Qui vieni per capire, per studiare, è un livello un po’ più maturo e specialistico dell’utilizzo del bene culturale». 

biblioteca nazionale

Per quanto riguarda l’utenza, siamo intorno alle novantamila presenze annue sul posto e centoventimila on line su catalogo e servizi vari. «Ormai i tempi sono cambiati. Il nostro grande concorrente oggi è la rete. Quindi un marketing culturale lo dobbiamo fare». In questa direzione vanno le mostre e le aperture straordinarie già in programma. Aggiunge Mercurio: «Vorrei accelerare e snellire i tempi dell’utenza, quindi non più carte varie per ingresso e prestiti ma un’unica tessera magnetica; e poi vorrei potenziare il sito, soprattutto ho in programma di portare tutto il catalogo in rete, così da far conoscere a chi non è di Napoli la ricchezza della biblioteca. Un altro progetto che ho in mente è quello di riaprire la Biblioteca Brancacciana a piazzetta Nilo, chiusa per problemi d’impianti; vorrei farne una biblioteca aperta alla città in modo informale, un centro polifunzionale dove organizzare incontri di lettura ed eventi. Infine, vorrei cercare di organizzare un’apertura congiunta straordinaria con il Palazzo Reale, perché la gente non si rende conto, a volte, che questa struttura è parte del Palazzo».

biblioteca nazionale

Mentre ci spostiamo nei corridoi, tra gli scaffali di libri e le grandi sale di lettura, il rammarico è che per un bene così prezioso ed esteso non vengano stanziati nuovi fondi e soprattutto richiesto nuovo personale. Con tutte le ricchezze che la biblioteca contiene, risulta infatti impossibile tenere aperte contemporaneamente tutte le sezioni, poiché il personale è ridotto e sono sempre di più quelli che vanno in pensione. Desiderio condiviso, anche tra i vari funzionari che ci mostrano questo luogo custodito con amore e passione, è quello di poter narrare e tramandare i segreti della biblioteca a nuove leve, così che queste possano a loro volta custodirli e farne tesoro. La biblioteca e il suo patrimonio librario sono un bene prezioso. E – per fortuna – sono un bene di tutti, che non aspetta altro che di essere scoperto. 

 

photos courtesy of Margherita Diurno