domenica, 18 Ago, 2019 Espresso napoletano

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La canzone d’autore trova casa, al Salotto Francini

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In pieno centro collinare, al Vomero, è nato, sviluppandosi in breve tempo, un nuovo spazio deputato alla degustazione della canzone d’autore. Parliamo di Salotto Francini, nato come associazione culturale qualche anno fa con il preciso intento di organizzare, attraverso una puntuale programmazione dei suoi incontri, una ininterrotta forma di spettacoli. Il nome dell’associazione porta il nome del suo ideatore, il cantautore, performer, attore, Marco Francini. Il simpatico logo con cui ha scelto di rappresentarsi recita al suo fianco la specifica La canzone è di casa, condito da un’immagine felina dedicata probabilmente alla sua Carlotta. A dispetto dell’errata consuetudine della musica in secondo piano rispetto alla ristorazione pura o alla filosofia del fast-food, Salotto Francini ri-propone la sua personale, e aggiungo del tutto accreditabile, visione delle cose: per gustare, conoscere e penetrare lo spirito di una canzone occorre una dimensione giusta, calda, accogliente e silenziosa, atta a veicolare i contenuti autentici della sua origine compositiva e di ciò che essa stessa è capace di restituire al pubblico.

salotto francini

Da cosa nasce, Marco, questa idea di portare la canzone a casa? Cioè, dove è stata sinora?

La canzone in realtà parte da una casa e quindi la mia idea era quella di farla tornare all’origine. Ossia, un cantautore nasce nella sua stanza, con la sua chitarra o il suo pianoforte e inizia a scrivere musica e parole: così sono nati Fossati, De Andrè, De Gregori, Pino Daniele, Paolo Conte e tutti gli altri. Il salotto nasce da una idea che abbiamo importato dall’America già tanti anni fa, quindi non abbiamo scoperto nulla. Cramai sono tre anni che organizzo eventi, cercando di infilarmi in quel segmento mancante, la musica che si ascolta e si vive in prima persona con gli artisti, nel rispetto di chi esegue e propone e di chi ascolta, partecipa e canta. Una formula semplice che oggi appare comunque una cosa molto complessa ma che in tutti i paesi occidentali (e non solo) del mondo si fa, si pratica e con ottimi risultati. Quello che tutti definiamo evento culturale, termine che non prediligo molto e che in Italia sembra una roba intellettuale, in realtà è molto richiesto ma ciò che manca è il supporto economico, poiché ci siamo abituati a fruire di musica gratuitamente e quindi tutti si sentono in dovere di avere la musica senza pagare nulla, ecco perché, come sottolineavi tu all’inizio,  il cibo va a braccetto con questi eventi. Il Salotto è un po’ come quei piccoli teatri che esistevano negli anni ’70/80 nei quali sono cresciuto muovendo i primi passi, piccole realtà che rappresentano le botteghe dove noi artigiani della musica e del teatro operiamo. Ma fin quando non ci saranno investimenti per queste iniziative, difficilmente potranno uscire nuovi autori e giovani compositori. Mi auspico di aver gettato le basi di un nuovo folk-studio del futuro, perché no?

salotto francini

In occasione del ventennale della scomparsa di De Andrè avete deciso di omaggiare il grande Faber. Su chi è caduta la scelta dei partecipanti e quale scaletta avete riservato agli ospiti?

Nell’organizzazione delle serate cerco sempre di condividere percorsi simili sforzandomi di far convivere non solo realtà artistiche differenti, ma di essere anche trasversale rispetto al cosiddetto gap generazionale e coinvolgendo perciò musicisti di diverse età. La serata in questione è stata un work in progress e hanno aderito in tanti perché c’è ancora la voglia di mantenere dei riferimenti musicali ed evidentemente ideologici. La scaletta l’ho fatta io personalmente conoscendo bene sia De Andrè che gli artisti che si sono esibiti tra i quali mi piace ricordare Michele Signore, Antonella Maisto, Antonella Monetti, Giovanna Panza, Marco Gesualdi, Ciro Mattei, GiovanniMariaBlock, Nicola Dragotto, Valerio Sgarra, Antonio Del Gaudio, Alan Wurzburger, Rossella Rizzaro, Marianna Testa, Lorenzo De Martino, Pietro Riccardi, Umberto Maisto.

salotto francini

Sei un protagonista dello spettacolo che ha consolidato la propria storia artistica attraverso il teatro, il cinema e la canzone d’autore oggi. Sebbene resti fedele alle tue radici, sei passato all’ambito della formazione divenendo un vocal-coach. La massiccia presenza dei talent in tv credi abbia influenzato in qualche modo i tanti ragazzi che vogliono imparare a usare la propria voce? E che opinione hai dei loro sogni?

I talent televisivi da un lato hanno diffuso la voglia di cantare e di esprimersi musicalmente o teatralmente, dall’altro sono un tritacarne, crudele ed effimero, che annienta totalmente la musica autentica ma soprattutto non aiuta a fare gavetta. Negli ultimi anni la conoscenza che riguarda la voce e il suo utilizzo ha avuto un’accelerazione straordinaria e questo credo, sia comunque un fatto molto positivo.

Tu hai partecipato a svariate kermesse, festival e rassegne sulla canzone d’autore arrivando anche in finale su diversi podi. Resiste il mondo dei premi, qual è la tua opinione in merito? Credi nell’attendibilità delle sue giurie?

Fai domande difficili… I premi sono importanti e i festival altrettanto, ma il problema resta. L’establishment radiofonico, discografico e televisivo protegge la sua sete commerciale ed economica e dunque non usciranno mai dei nuovi De Andrè, Fossati, Dalla…

salotto francini

Sono diversi anni che porti in giro il tuo spettacolo su Modugno, che pochi mesi fa hai rappresentato con un live all’aeroporto di Messina per la prima volta nella storia, cosa ti spinse, all’epoca, a scegliere di omaggiare proprio lui?

Modugno rappresenta il primo vero Cantautore italiano. Uomo del Sud che incarnava perfettamente la cultura italiana, quella cultura che dalla provincia raggiungeva il mondo intero, è stato l’unico esempio di musica italiana nel mondo dopo di lui solo Bocelli e la Pausini, ma sono passati cinquant’anni. Inoltre, la sua versatilità è molto vicina alla mia. Le sue canzoni sono delle vere micro sceneggiature di film, un modo di comporre unico. Oggi direi impossibile per chiunque altro.

salotto francini

Qual è la tua opinione sulla canzone d’autore dei nostri tempi e a chi le nuove generazioni dovrebbero attingere affinché i loro ascolti possano essere un riferimento di crescita ed evoluzione?

Ci sono tantissimi nuovi talenti nella canzone d’autore italiana ma restano invisibili per i motivi di cui sopra. I ragazzi devono continuare ad ascoltare i pilastri come i nomi che ho citato prima ma soprattutto devono coltivare la cultura di ciò che fanno. Avere cultura non vuol dire leggere libri o vedere film o andare a teatro, che anche fa molto bene. Avere cultura per cantare, suonare e comporre canzoni, vuol dire conoscere i repertori, da dove vengono, conoscere le fonti, conoscere i fonemi linguistici, attingere sempre dal passato e dalle tradizioni per rielaborare e ricreare. Importante è essere sempre autentici e mettere cuore; ma soprattutto digerire bene ciò che si ascolta.