martedì, 17 Set, 2019 Espresso napoletano

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La cupa, il nuovo lavoro di Mimmo Borrelli in scena al San Ferdinando

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Nonostante tutte le difficoltà, Napoli è stata ed è tuttora una delle capitali del teatro, a livello nazionale e mondiale. Basti pensare ai grandi autori che l’hanno resa protagonista: non solo Eduardo ma Viviani, Petito, Moscato Ruccello. Uno dei personaggi più interessanti di questi ultimi anni è Mimmo Borrelli, “auto attore” flegreo di Torregaveta. Scrittore portentoso di fiumi di versi in dialetto bacolese che segue l’andamento del mare che lui stesso poi mette in scena con una forza vulcanica, degna della sua terra natia.

mimmo borrelli

Ha spopolato in mezza Italia, fatto lavori importanti al Piccolo di Milano (con Roberto Saviano) e allo Stabile di Napoli dove, qualche anno fa mise in scena con Peppino Mazzotta e la regia di Carlo Cerciello “Nzularchia”, testo che gli valse il Premio Riccione. Da circa tre anni dirige “Efestoval”, nutriente festival di teatro itinerante nei Campi Flegrei che ha ospitato alcuni degli artisti di Teatro Contemporaneo più interessanti del momento e in pochi anni vanta un’affluenza notevole di vero e appassionato pubblico, locale e non. In questi giorni Mimmo Borrelli ha presentato “La cupa – la fabbula di un omo che divinne un albero”, suo nuovo lavoro prodotto dal Mercadante che debutterà il 10 aprile e sarà in scena fino al 6 maggio.

mimmo borrelli e saviano

Lo spettacolo, composto di due parti, è il frutto di un lavoro composito dell’auto attore che, come sempre, parte dalla sua terra. In questi ultimi quindici anni Borrelli ha lavorato a trilogie/ trinità.
La prima è la trinità dell’acqua composta da “’Nzularchia”, “La Madre” e “A sciaveca”.
Da qui si è spostato alla trinità della terra: il primo lavoro della trilogia è appunto “La cupa” che l’ “auto attore” porterà in scena assieme ad altri attori e ragazzi che da sempre lo seguono nei suoi laboratori e spettacoli. Il testo viene da un lungo lavoro d’interviste e ricerche, così come Borrelli fece anche per il recente “Opera Pezzentella”, una sorta di riscrittura della discesa negli inferi tutta napoletana messa in scena nella chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco a via Tribunali, nel cui ipogeo fino a poco tempo fa si praticava il culto (pagano) dei teschi o delle “anime pezzentelle”.

mimmo borrelli

Questa volta Borrelli ha intervistato i cavatori di tufo dei Campi Flegrei, dove i romani furono i primi a capire come sfruttare il territorio. Il protagonista si chiama Josafat: anche in questo Borrelli, come altri suoi lavori, riprende la storia della sua terra, poiché Bacoli e tutta la zona flegrea da tempi antichi ospitano colonie ebraiche, data la posizione riparata e la conformazione particolare degli insediamenti. «Ho voluto poi scrivere un testo sull’impossibilità di essere padre. Parlo di padri in tutti i sensi. Racconto la violenza del nostro tempo e i veleni del nostro paesaggio. Il riscatto lo devi trovare attraverso l’attraversamento, la messa in gioco e la messa in pericolo attraverso il teatro», ha detto Borrelli in un’intervista a Repubblica.

Un autore sopraffino che usa il teatro come lente d’ingrandimento della nostra realtà. Da Bacoli al resto del mondo. Lo spettacolo debutta il 10 aprile al San Ferdinando. Da non perdere.
Maggiori info qui.