martedì, 22 Ott, 2019 Espresso napoletano

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“La luna”, Davide Iodice e il simbolismo evocativo degli scarti

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Rifiuti, scarti e oggetti di vita quotidiana costituiscono la materia de “La luna”, ultimo lavoro di Davide Iodice, presentato al Napoli Teatro Festival 2019 e in scena nei giorni scorsi a Palazzo Fondi.

Nei due anni che hanno preceduto l’allestimento dello spettacolo, il regista napoletano ha raccolto nel corso di vari laboratori teatrali ciò di cui circa 200 persone volevano disfarsi.

È attraverso le voci, le storie, che quegli oggetti prendono forma in scena, acquisendo significato. Sono i ricordi la trama narrativa dello spettacolo, vicende e tragedie personali che gli otto attori (Francesca Romana Bergamo, Alice Conti, Fabio Faliero, Biagio Musella, Annamaria Palomba, Damiano Rossi, Ilaria Scarano e Fabrizio Varriale) riproducono in un incastro perfetto di voci e movimenti.

La notifica di una morte, i messaggi lasciati prima di un addio irreversibile, denunce di abusi inconfessati per tutta una vita, abiti per il funerale di un padre, quelli di un matrimonio finito: gli scarti – rappresentati nella accezione simbolica, affettiva e emotiva – danno vita ad un testo polifonico che diventa universale.

Se Astolfo, per rimediare alla perdita della ragione, arriva fino alla luna per rinsavire, Iodice mette in scena dei corpi – e dei racconti – invasi dal dolore, dal sentimento offuscante e pervasivo che la ragione l’hanno, se non persa, certamente smarrita. Quando il dolore viene fuori, la bellezza scompare e lascia spazio al racconto, nemesi e catarsi di illusioni, delusioni, ferite, emozioni. E quella luna resta distante, illumina, osserva e concede spazio alla vita e all’inquietudine.

Sul finale la “Sonata al chiaro di luna” di Beethoven e le ultime, decisive parole, mostrano la chiave. “Se di questo dolore passato facciamo arte, abbiamo capito il senso dell’arte, del teatro, della vita. Fare senso del dolore”. E attraverso il teatro, che altro non è se non tormento e poi cura, tornano la consapevolezza e la ragione.