La rivoluzione musicale di un “nero a metà”

Commenta

Negli anni del dopoguerra non era affatto insolito, tra i soldati americani stanziatisi a Napoli, trovare “vittime” di quell’irresistibile fascino napoletano delle giovani fanciulle. È questo il caso di James Smith, afro-americano sbarcato in Italia dopo la liberazione dai fascisti. L’uomo, frequentando i locali movimentati del porto, si invaghisce della bellissima Anna Senese, e dal loro amore nasce Gaetano “James” Senese. 

james senese

“Jemisiello” per la gente di Miano, il quartiere napoletano in cui viveva , è il più noto esempio di figlio della guerra. Ascoltando Miles Davis e Coltrane, Senese si appassiona alla musica jazz e decide di intraprendere la propria carriera musicale. Nel 1963 James incontra Mario Musella, detto “l’Indiano”,  essendo figlio di un soldato pellerossa americano, e con  lui fonda “Gigi e i suoi Aster”. L’evoluzione musicale dei due e il loro distacco dalla musica tradizionale partenopea fa sviluppare in Italia un nuovo genere con la band “Showmen”. Con questo gruppo i due, oltre a diffondere il beat inglese dei ‘capelloni’, danno inizio a quel movimento che si configurerà a pieno soltanto agli inizi degli anni ‘70: il Neapolitan Power, in cui i membri si identificano come voci alternative alla tradizione, e miravano a inglobarvi elementi provenienti da oltremanica, creando nuovi scenari e nuove imprese discografiche.

the showmen

Il riscontro che ebbero sugli italiani non fu positivo, se non sui giovani, che iniziarono a subire il fascino delle ‘diavolerie americane’. Furono i ‘Negri del Vesuvio’ – così si facevano chiamare gli appartenenti a questo movimento – a presentare agli italiani scettici un nuovo tipo di musica, delineando un nuovo percorso nazionale ben preciso. I “Neri a metà” si identificavano quindi in una diversità nel paese ed è proprio per questo motivo che mutuarono il loro nome dall’ideologia americana del Black Power associata agli omini con la pelle nera, che esaltano la loro discendenza ed enfatizzano una sorta di orgoglio razziale, spingendo alla creazione di istituti politici volti alla loro tutela.

james senese e pino daniele

Il Black Power, dunque, è l’affermazione di soggetti che rivendicano la loro identità; ma è anche la rivendicazione di una soggettività che vuole usare altri linguaggi, altre parole, per affermare il loro valore. Allo stesso modo, il Neapolitan Power, nel suo piccolo, è stato l’affermazione di una diversità di linguaggi, di un’alterità di immaginari, a dispetto delle immagini stereotipate, per dare nuovo significato alla propria identità e alle identità subalterne. 

james senese

Non è un caso che la nascita del Neapolitan Power si colloca negli anni ’60; è questo infatti il periodo in cui i giovani iniziano a ribellarsi alle autorità e alle istituzioni, sentendo il bisogno di esprimere le proprie volontà e le proprie idee. È chiara quindi l’analogia con la musica, dove nuovi artisti rifiutano di attenersi alla tradizione delle canzonette estive avvicinandosi ad un nuovo tipo di musica, rivoluzionario se vogliamo, i cui testi portavano un significato politico e sociale. Musica che mirava non più al pubblico adulto, ma ai giovani, che finalmente, in quanto tali, venivano chiamati in causa.

Giannotti Giuliana
Romano Carolina
Scarpato Giovanni

Tag:, , , , ,