venerdì, 22 Nov, 2019 Espresso napoletano

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La scena di Fabio Massa

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Quando si parla di cinema indipendente, s’intende quella costellazione di talenti che si mette assieme per produrre — spesso riuscendovi — canali youtube, vlog e film in senso stretto, che sono ben oltre l’immaginario di prodotti da “appassionati”, ma che si valgono delle migliori professionalità per pellicole sì meno in vista, ma sovente ben più meritevoli di quelle che fanno i cartelloni della grande distribuzione. Tra quelli del panorama napoletano, il regista e attore Fabio Massa, appena uscito con il suo Æffetto domino, dramma che racconta la voglia di un giovane insegnante di filosofia di confrontarsi con le seduzioni esotiche di un Africa vicina e ispirante. Ma le asperità della vita lo costringono ad altre vie. Ed è qui che Fabio cala il suo occhio autoriale, esplorando l’abbattimento del destino proprio sulla giovinezza, e raccontando passioni e amori omosessuali con l’autenticità di sentimento ed il garbo colto della cinematografia anglosassone, così come l’utilità del dolore nel rinsaldamento dei legami famigliari.

Ma la carriera di Fabio Massa parte molto prima e in modo insolito. Da corriere delle pizze ai tempi del liceo, è affascinato da un provino cinematografico nella sua Castellammare di Stabia, proprio in occasione di una consegna. Davanti alla macchina da presa è amore a prima vista, pur se il suo debutto su pellicola furono soli trenta secondi. Ma costati una settimana di riprese. Da qui, la comprensione di quanto e quanto tempo prendano gli attimi nel cinema, e la voglia di formarsi come attore, apparendo in vari cortometraggi pluripremiati, in fiction nazionali come Un posto al sole, tra 2002 e 2003, e poi nel film Io non ci casco, di Pasquale Falcone, suo “guru”, che nel 2008 fa sbocciare il Fabio la voglia di sperimentarsi dall’altra parte dell’obiettivo. E anche di più. È ancora una volta sul campo che apprende da Falcone, oltre ai trucchi della regia, quelli della produzione cinematografica, formandosi, giovanissimo (ha appena trentatré anni), in tutte le varie mansioni della settima arte. Di lì a poco fonda la Goccia film, con cui produce i suoi progetti, tra cui una commedia, E se mi comprassi una sedia, con Sergio Solli e Benedetto Casillo, prossimamente in uscita. Lo scatto però ha i suoi nodi. Il problema di un mestiere del genere — dice — è il non avere mai una certezza su cosa accadrà dopo. Un film costa più fatica nel farsi seguire, una volta realizzato, che non per la sua stessa produzione.

Si tratta di candidarsi a festival, farsi conoscere, viaggiare in un lungo e largo, guadagnarsi la giusta distribuzione e il posto in sala, nella grande rivalità dei film “imposti” dalle major. Per superare le difficoltà occorre fare cinema di qualità, partendo da una sincera fase di scrittura. Non è un caso che Æffetto domino sia frutto del vero incontro tra Fabio e Kalid, bambino conosciuto in un soggiorno all’estero, in condivisione con usi e costumi di popoli africani. Con una visione sia creativa che organizzativa, Fabio ha già pronte la sceneggiatura di Padre nostro, drammatico e incentrato su temi sociali, e Alessandra, dedicato invece alla visione dei sentimenti attraverso tre generazioni, ed arricchito dalle musiche dei Pooh. Vedere poi la sala piena — continua Fabio — è la soddisfazione che paga da tutti gli sforzi di un mestiere cinematografico che assomiglia all’andare a caccia, conquistando una posizione alla volta, e in cui spesso la stessa critica non accoglie gli slanci delle giovani professionalità, ma aspetta che queste, “magicamente”, diventino qualcuno, per poi corteggiarlo e prendersi il merito di averli, in qualche modo, scoperti.

Un esempio di ricerca di qualità, tornando ad Æffetto domino: non è facile immaginare la Cristina Donadio durissima Scianel di Gomorra 2 diventare l’amabilissima madre di Lorenzo, interpretato da Fabio. Non bastano il solo talento attoriale e la tecnica. Occorrono intesa e senso di appartenenza al film, oltre alla voglia di portare alto il concetto che il cinema non è fare un film dietro l’altro, ma uno dentro l’altro, su piani paralleli e reciprocamente influenzati.