martedì, 12 Nov, 2019 Espresso napoletano

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L’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, il monastero che lavorava come un centro produttivo

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Quando Roma era ancora piccolissima, Firenze non esisteva neppure e Milano risultava grande poco più di una cittadella, lungo le sponde del Volturno andava consolidandosi quella che sarebbe diventata la più importante testimonianza della prima Europa, formatasi sotto l’egida del potentissimo Carlo Magno. 

Fondata nel 703, infatti, l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno vide col tempo accrescere il proprio prestigio nelle vesti di principale polo religioso d’Europa, come dimostra la notevole quantità di testimonianze, scritte ed iconografiche, rinvenute nel corso di pluridecennali campagne di scavo, tutt’ora in atto. Sebbene fonti bibliografiche, tra le quali la più accreditata resta il Chronicon Vulturnense, abbiano sempre riportato con dovizia di particolari anche i più minuti dettagli di quello che all’epoca doveva apparire come un grandioso complesso monastico, è stato solo attraverso i racconti dei braccianti del luogo, tramandati di generazione in generazione, e attraverso una serie di fortunati eventi, che è stato possibile identificare con precisione il sito ed attribuirne l’appartenenza all’Abbazia. Fu infatti un contadino, nel tentativo di innestare una vite, a scoprire per caso la presenza di una cripta sotterranea interamente ricoperta di affreschi, che testimoniano una delle fasi più ridenti della fortunata attività pittorica beneventana.

Abbazia di San Vincenzo al Volturno
Un particolare dei ritrovamenti

L’importanza del sito, tuttavia, al di là delle specifiche emergenze artistiche e architettoniche, risiede nella sua capacità di fornire continue testimonianze su un periodo storico, quello dell’Alto Medioevo, che presenta ancora molti lati oscuri e poco chiari. Ogni scoperta può dirsi qui un passo di maggiore consapevolezza nel complicato processo di conoscenza e ricostruzione della nostra prima Europa, nonostante più di venti anni di scavo archeologico non siano riusciti ad esaurire le zone di interesse e continuino ancora oggi ad emergere reperti di straordinaria importanza e fattura.

La più recente campagna di scavo, condotta attraverso il lavoro sinergico tra l’Università Suor Orsola Benincasa, Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Soprintendenza ABAP ed il Polo Museale del Molise, ha rivelato l’esistenza di un’estensione verso sud dell’Abbazia di San Vincenzo destinata ad un vero e proprio quartiere produttivo, dotato di forni per la lavorazione e produzione di metalli, laterizi e vetri. Tale area, che si estendeva oltre il chiostro centrale, fu probabilmente eretta durante la ricostruzione del complesso, databile tra il X e l’inizio dell’XI secolo, che portò all’annessione di un quadriportico capace di mitigare ed accompagnare il transito dall’esterno verso l’interno dello spazio monastico e viceversa, a conferma e testimonianza del ruolo culturale e produttivo, oltre che spirituale, ricoperto da tali strutture.

Abbazia di San Vincenzo al Volturno
Studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa nel cantiere di scavo

Con i suoi continui ritrovamenti e con la sua intrinseca complessità, l’Abbazia di San Vincenzo rappresenta anche un ineludibile luogo di ricerca per gli studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa, che da oltre un ventennio offre la possibilità di formarsi ed indagare direttamente in un’area di scavo particolarmente stimolante ed in continua espansione. L’interazione di più istituzioni ha inoltre garantito la possibilità di consolidare una rete di interessi multidisciplinari in grado di fornire supporto reciproco alla incessante attività di conoscenza e studio di un immenso ed inesplorato patrimonio culturale.

Lo scavo, inoltre, riesce ad imporsi come un’operazione al passo con i tempi anche sotto il profilo tecnologico. Attrezzature particolarmente all’avanguardia, quali droni dotati di telecamere a infrarossi e termiche, hanno consentito di condurre indagini in linea con un atteggiamento capace effettivamente di dialogare con i diversi ambiti del sapere, traendo da ognuno di essi gli strumenti necessari a garantire modalità di apprendimento e conoscenza lontane dai rigorosi ed intransigenti schemi accademici.

 

(Foto: addetto stampa Università degli Studi Suor Orsola Benincasa)

Appassionato e studente di architettura da un lato e rigoroso ordinatore di pensieri, frasi, parole dall’altro; eternamente proteso, dunque, verso la ricerca sia di forme che di parole atte ad una comunicazione visiva e letteraria efficace. Cultore del Bello e fervente credente nella sua capacità di ispirare azioni, educare gli animi e disegnare scenari fecondi anche laddove sembri non possano sussistere. La mia suggestione per Napoli? Niente di più che una sintesi del tutto personale di Architettura, Letteratura e Bellezza.