lunedì, 19 Ago, 2019 Espresso napoletano

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Le frasi più belle di Massimo Troisi

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Massimo Troisi è uno dei più celebri figli di Partenope. Riconosciuto, in modo unanime da critica e pubblico, come uno dei personaggi più comici e poetici della storia recente nazionale.

Nato a San Giorgio a Cremano il 19 Febbraio del 1953, ha scritto pagine memorabili del teatro, della televisione e del cinema italiano. 

Insieme al gruppo comico “La Smorfia” (in coppia con Lello Arena ed Enzo Decaro), è stato uno degli artefici principali della rinascita culturale e del riscatto sociale della città di Napoli. Sempre pungente, ma mai volgare, mantenendo una sensibilità fanciullesca, è stato capace di trattare temi molto importanti come il terremoto del 1980 o come il razzismo nei confronti dei Napoletani (celebre il suo monologo sulla “Lega Lombarda”) mischiando satira, comicità e riflessione.

Negli anni Ottanta e Novanta, prima della prematura scomparsa a soli 41 anni a causa di uno scompenso cardiaco, ha donato incredibili perle di cinema comico come: “Ricomincio da Tre”, “Scusate il Ritardo” e “Non ci resta che piangere” (in coppia con Roberto Benigni), ma anche ruoli più introspettivi come nel film “Il Postino”.

Questo focus, però, non vuole essere una mera celebrazione di un personaggio del calibro di Massimo Troisi (e mi sento anche indegno nel poterlo fare, ndr), ma vuole semplicemente ricordare la sua grandezza, attraverso una serie di frasi celebri che ne ricostruiscono il pensiero, la sensibilità e la nobiltà d’animo. 

Massimo Troisi, un figlio di Napoli, un simbolo di Napoli, che ci manca tantissimo e che ha sempre onorato e difeso l’appartenenza alla propria terra e alla propria cultura.

Massimo Troisi: le frasi più belle

  • ‘A disoccupazione pure è un grave problema a Napoli, che pure stanno cercando di risolvere… di venirci incontro… stanno cercando di risolverlo con gli investimenti… no, soltanto ca poi, la volontà ce l’hanno misa… però hanno visto ca nu camion, eh… quante disoccupate ponno investi’? […] cioè, effettivamente, se in questo campo ci vogliono aiutare, vogliono venirci incontro… na politica seria, e ccose… hann’ ‘a fa’ ‘e camiòn cchiù gruosse. 
  • Quando penso a Pasolini, a come agiva rispetto alla società, alle cose, mi stimo molto poco.
  • Purtroppo non ho mai conosciuto Peppino De Filippo e lui è sicuramente di quelle persone che ti rammarichi di non aver conosciuto. (…) Lui, secondo me, è come ‘o sillabario. Quando io l’immagino, l’immagino puro, immagino cioè una comicità allo stato puro. Si può immaginare che la comicità pura sia anche di Totò, e invece no, Totò è già chella elaborata. Io credo, cioè, che della comicità portata al livello di Peppino non ne può fare a meno nessun comico. Eduardo si è affinato più nel classico, Totò nel surreale, in quello che lui è riuscito a inventarsi come personaggio, Peppino nella normalità era il massimo. (…) Lui, secondo me, è tutto quello che c’è in più prima dell’invenzione. Credo che lui abbia fatto eccezionale la normalità, sia riuscito a rendere eccezionale quello che si pensa che qualunque comico debba avere come bagaglio naturale: lui l’ha fatto assurgere a eccezionalità.
  • Io non mi piaccio mai. Sono talmente autocritico, che non mi suicido per non lasciare un biglietto che mi sembrerebbe ridicolo.
  • Ma tra un giorno da leone e cento da pecora, non se ne potrebbero fare cinquanta da orsacchiotto?
  • La sofferenza in amore è un vuoto a perdere: nessuno ci può guadagnare, tranne i cantautori che ci fanno le canzoni.
  • Sono nato in una casa con 17 persone. Ecco perché ho questo senso della comunità assai spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di 15 persone mi colgono violenti attacchi di solitudine.
  • La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori.