“Le mille stelle del Casamale”, la festa che illumina il borgo

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Il fuoco che mi arde nel petto è quello che brucerà il mondo”. Un fuoco che infiamma e purifica come era inteso in una delle sette frasi magiche di Cagliostro, alchimista e guaritore della prima metà del Settecento, al secolo Giuseppe Balsamo. Lo stesso fuoco, le cui fiammelle brillano nei piccoli invasi di creta del vecchio borgo del Casamale di Somma Vesuviana, cittadina dalle origini antichissime sita nel cuore del parco Nazionale del Vesuvio.

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Un fuoco acceso per rivivere antiche tradizioni popolari partorite dalla fusione di riti e usanze misteriose che sconfinano oltre ogni memoria, travalicando le sue remote origini che plasmano il simbolismo esoterico della geometria dei telai in legno, su cui sono fissate le lucerne, con i riti cattolici della Madonna della Neve e gli addobbi, sulle mura Aragonesi, con rami di castagno, frutto di un paganesimo millenario. Ma la festa delle Lucerne è molto altro che la rievocazione di un passato di cui si tende a perdere ogni riferimento storico; è il saluto all’estate, un ringraziamento per l’abbondanza del raccolto e il rito di preparazione dei campi da cospargere con la cenere degli arbusti bruciati, affinché siano pronti al nuovo ciclo di colture.

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La ricorrenza s’illumina di una tradizione dalle chiare origini contadine, dove il fuoco, magma incandescente nel cuore della montagna adagiata al cono del Vesuvio, riduce in cenere tutto ciò che incontra, inseminando la terra per la nuova vita. La ricorrenza, che vivacizza i vicoli del borgo ogni quattro anni, è uno dei maggiori eventi folkloristico-culturali che animano la cittadina di Somma Vesuviana e di cui le cronache tengono traccia a partire dal millesettecento. Oggi l’antica festa della fertilità è tra gli eventi a più alto impatto turistico sul territorio.

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La recente scorsa edizione, dei primi di agosto, ha registrato oltre trentamila presenze giornaliere che hanno ravvivato l’affluenza escursionistica nella cittadina di Somma Vesuviana nota anche per gli scavi della villa Augustea, che si accinge ad essere riportata agli splendori di un tempo. Eppure travalicando le reminescenze storiche e le supposizioni di ancestrali usanze, a cui non si riesce a dare un perché, non è possibile rimanere indifferenti al bagliore delle lucerne che illuminano le notti dei vicoli: Giudecca, Cuonzolo, Puntuale, Malacciso, Piccioli, Zoppo, Torre, Coppola, Stretto, Lentini e Perzechiello, vero cuore dell’antico borgo del Casamale trasformato, per l’occasione, in un mondo da favola, dove i costumi del passato si riappropriano di un’identità che bandisce gli impulsi della modernità per affidare all’ospitalità degli abitanti e alla forza rigeneratrice e purificatrice del fuoco gli auspici di un futuro benevolo per una comunità che, da sempre, attinge dalla terra la sua linfa vitale.

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