domenica, 08 Dic, 2019 Espresso napoletano

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“Le supplici”, la tragedia di Eschilo in scena al Nostos Teatro

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Domenica 3 febbraio alle 19, al Nostos Teatro, data unica per “Le Supplici”. Da Eschilo, il mito e la tragedia di un coro che guardano al futuro, reinterpretati nello spazio di Aversa dalla Compagnia Koros.

“Un coro di donne che vive e canta l’esilio, la precarietà, la speranza – si legge nelle note di regia -. Lo spettacolo racconta una storia che affonda le radici nel mito e protende all’avvenire. Ed è la storia di una fuga attraverso il mare e dell’approdo ad una terra sognata. Esse fuggono perché non intendono piegarsi. E la loro danza è preghiera e invocazione alla terra, ai suoi dei, alla sua gente; è una richiesta di accoglienza e di riscatto. Ma “Le Supplici” è anche la tragedia di un coro assente e del suo re. Il coro della città che dovrà rispondere a quella richiesta e così decidere il suo stesso destino. Ancora una volta sono gli antichi ad insegnarci la forma perfetta in cui l’arte può ancora parlarci. Quella forma è la traccia che abbiamo cercato di seguire per realizzare questo spettacolo”.

“Le supplici” è uno spettacolo ideato e diretto da Giuliano Casaburi, la direzione del laboratorio è stata a cura di Giuliano Casaburi, Antonio Granatina, Martina Coppeto (danza-movimento), assistente alla regia è Arianna Cristillo, suono, musica, canti corali di Giuliano Casaburi, alle percussioni c’è Rossella Scialla, i costumi sono di Gina Oliva e le luci di Antonio Granatina. In scena gli interpreti Chiara Di Bernardo, Maria Teresa Vargas, Arianna Cristillo, Valentina Martiniello, Giusy Ruggiero, Rossella Scialla, Antonio Granatina e Raffaele Napolano.

Prossimo appuntamento nello spazio di Aversa: sabato 9 febbraio alle 21 e domenica 10 alle 19 “Paranza”, un progetto del Nostos Teatro, con gli attori della compagnia Nostos Teatro.

Letterata per formazione. Giornalista per vocazione. Scrivo di teatro perché è magia e immaginazione, rimedio e cura. Perché quello che accade dietro il sipario mi sembra più vero di quello che c'è fuori.