Libertà e follia in scena al Bellini

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Dopo anni di tournées e una ricca collezione di spettacoli sold out, torna al Teatro Bellini di Napoli, dove ha visto la luce la prima volta nel 2015, Qualcuno volò sul nido del cuculo, uno spettacolo di Alessandro Gassman, tradotto da Giovanni Lombardo Radice e riadattato dal celebre scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni, padre de I bastardi di Pizzofalcone.

teatro bellini

La vicenda si svolge nell’ospedale psichiatrico di Aversa e viene trasportata nel 1982; libertà e prigionia, sanità mentale e follia: su queste dicotomie gioca magistralmente il regista. Gassman non è nuovo a temi forti come la malattia mentale, la violenza psicologica e la fuga dalla realtà, ma l’adattamento teatrale del romanzo di Ken Kesey, scritto dopo un periodo di volontariato in un ospedale psichiatrico, più di altri, travolge lo spettatore con violenza inaudita. L’arrivo di Dario, che si finge malato per evitare la prigione, spezza i fragili equilibri presenti nell’ospedale; col suo carisma, egli crea una banda di giovani instabili, mentre l’enorme indiano che si finge sordomuto diventa un sudamericano e prende il nome di Ramon.

cuculo

Il grigiore delle mura del nosocomio viene spezzato solo dagli intervalli onirici in cui Ramon libera il proprio Io: il corpo più spaventoso racchiude i sentimenti più fragili e i colori più caldi. Nella scena finale il gigante si libera dalle catene del silenzio che per anni hanno avvolto la sua mole, andando incontro alla sua libertà. Provando a vivere di nuovo, vince le sue paure e torna al mondo reale; intanto viene proiettata la sua immagine, che avanzando verso la platea cammina verso gli spettatori, e si dilata fino a che si vedono solo i suoi piedi.

Proiezioni e tecnologie cinematografiche si fondono in questo spettacolo, per abbattere la quarta parete, gettando con estrema crudezza la scena sugli spettatori. La rappresentazione, della durata di due ore e quaranta minuti, diventa una sorta di prigionia per lo spettatore, simile a quella che sopportano le anime rinchiuse nell’ospedale psichiatrico; drammaticità e comicità si fondono in un miscuglio singolare. Dario, con le sue battute da “macchietta” napoletana e la sua spavalderia, smorza la tragicità della situazione, personificata nell’anaffettiva suor Lucia, che sintetizza magistralmente nella sua persona la repressione sociale e lo stigma della malattia mentale.

prigionia

Il linguaggio della commedia rende leggero e immediato anche il concetto più tragico: gli intermezzi umoristici non stonano mai, anzi enfatizzano la drammaticità degli eventi, creando una commistione di riso e commozione. I movimenti del cast non cessano nemmeno per un istante in una frenesia costante e disturbante, in cui il rovesciamento di quella che è l’idea di sanità mentale porta a fare il tifo per i folli, per quello squadrone di pazzarielli guidati da Dario fino alla sua lobotomia e alla perdita di se stesso. Si sente il peso del fantasma di Jack Nicholson e del suo premio Oscar come migliore attore, ma il cambiamento di location e soprattutto la lontananza storica tra le versioni riescono ad allontanare lo spettro della trasposizione cinematografica.

prigione

Qualcuno volò sul nido del cuculo sarà al teatro Bellini dal 22 al 25 marzo.

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