Lino Guanciale al Bellini con “La classe operaia va in paradiso”

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“La classe operaia va in paradiso” torna non al cinema, come fu nel 1971 per la regia di Elio Petri e la penna di Ugo Pirro, ma sul palcoscenico del Teatro Bellini – fino al 14 aprile – nell’adattamento teatrale «liberamente tratto dal film» diretto da Claudio Longhi con la cura drammaturgica di Paolo Di Paolo e l’interpretazione di Lino Guanciale.
Lavorando su più piani narrativi, Longhi intreccia la storia dell’operaio Lulù Massa con le vicende che hanno accompagnato la realizzazione del film e con le reazioni del pubblico. Lino Guanciale interpreta magistralmente – fin dalla prima scena – la vicenda di Lulù, il suo delirio di cottimista, il contrasto con i compagni e con il sindacato, l’alienazione che ormai lo ha mutato in macchina e la difficile presa di coscienza nel riconoscere di essere soltanto un minuscolo tassello della macchina consumistica. Guanciale è affiancato da una compagnia composta dagli ottimi Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo e Filippo Zattini.
Operai, fabbrica, produttività, scontri di classe, il Pci, i Movimenti. In “La Classe operaia non va in Paradiso”, tutto è studiato per creare nello spettatore un sentimento di straniamento e al tempo stesso di estrema compartecipazione. Il tentativo di portare pellicole cinematografiche sul palcoscenico teatrale non è mai semplice. In questo caso, attraverso una fedele fotografia, Longhi e Di Paolo hanno dato voce ad un mondo che oggi non c’è più, ma che ha ancora tanto da dirci.

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