mercoledì, 20 Nov, 2019 Espresso napoletano

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L’isola di Garibaldi

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L’isola di Caprera fa parte dell’arcipelago della Maddalena appartenente al comune di La Maddalena nella costa nord-orientale della Sardegna. La cima più alta, Monte Teialone raggiunge i 212 metri sul livello del mare. L’isola, con una superficie di 15,7 chilometri quadrati, è la seconda per estensione dopo quella della Maddalena, e collegata ad essa da un ponte. Assieme alle altre isole dell’arcipelago costituisce un parco protetto e sono pochi gli abitanti che vi risiedono, principalmente nella frazione di Stagnali. L’isola è interamente compresa nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, un’area protetta marina e terrestre di interesse nazionale e comunitario. Il Parco copre una superficie terrestre di circa 5.000 ettari e una superficie marina di circa 15.000 ettari, su un fronte di ben 180 chilometri di coste, estendendosi dalle Bocche di Bonifacio e comprendendo tutte le isole appartenenti all’Arcipelago della Maddalena, fino a poca distanza dalla costa della Gallura, dove si trovano le isole minori appartenenti al Parco, come l’isola di Mortorio. In particolare la zona marina di fronte all’area di Punta Rossa, estrema propaggine a sud dell’isola, è un’area a massima tutela ambientale. La dorsale orientale dell’isola è zona terrestre a protezione integrale, mentre l’area marina antistante Punta Coticcio, compresa Cala Coticcio, è protetta con provvedimenti dell’Ente gestore del Parco Nazionale.
L’isola è anche sede di una scuola di vela: il Centro Velico Caprera. Di natura granitica, possiede numerosi boschi, principalmente pinete, e litorali con cale sabbiose alternate da scarpate a picco sul mare. Il colore delle acque è di un verde cristallino intenso per merito delle forti correnti che puliscono il mare dalle particelle in sospensione e dai fondali di sabbia bianchissima che ne risaltano le tonalità.

L’isola è nota soprattutto per essere stata, per oltre vent’anni, l’ultima dimora e il luogo del decesso di Giuseppe Garibaldi. Egli acquistò infatti, con l’eredità del fratello Felice, la metà settentrionale di Caprera fin dal 1856, vivendo inizialmente in una casupola. Qualche anno più tardi Garibaldi si fece costruire, nello stile delle fazendas sudamericane, la famosa “casa bianca”, oggi museo. Pochi anni dopo, una colletta dei figli e degli ammiratori gli permise di comprare anche l’altra metà dell’isola, fino a quel momento appartenuta a un inglese di nome Collins.
Nella grande tenuta, Garibaldi piantò molti alberi e cominciò a fare la vita del contadino, coltivando i campi e allevando polli, ovini, cavalli (la sua celebre cavalla bianca, Marsala, è sepolta poco lontano dalla casa), e molti asini (il più recalcitrante dei quali fu chiamato, per spregio al papa contrario al passaggio di Roma all’Italia, Pio IX).

Nella Casa Bianca, inoltre, Garibaldi visse con i figli avuti da Anita e quelli che ebbe da una domestica e dalla terza moglie Francesca Armosino.
Francesca nasce il 18 maggio 1846 ai Saracchi, allora frazione di Antignano ora frazione di San Martino Alfieri, in provincia di Asti. Discende da una nobile famiglia armena, emigrata in Italia per sfuggire alle persecuzioni dei turchi contro i cristiani. Nel 1866 lascia la famiglia e si trasferisce a Caprera per fare da balia ai figli di Teresita e Stefano Canzio. Qui conosce Garibaldi e i due si innamorano, nonostante Garibaldi avesse 59 anni e lei appena 20, ed ebbero tre figli: Clelia (1867), Rosa (1869) e Manlio (1873). Staranno insieme fino alla morte di Garibaldi, avvenuta nel 1882.
Garibaldi è in attesa dell’annullamento del matrimonio con la contessina Raimondi e non può sposare Francesca. Ma il 26 gennaio 1880, dopo che il precedente matrimonio viene annullato dalla Corte d’Appello di Roma, il Generale riesce ad ufficializzare l’unione della coppia e riconoscere i loro due figli, Manlio e Clelia. Francesca vive a Caprera fino alla morte di Garibaldi, in seguito si divide tra la casa di Caprera e quella di Livorno (Villa Donokoe all’Ardenza), acquistata per volere di Garibaldi per poter essere vicina al figlio Manlio cadetto dell’Accademia Navale. Francesca muore a Caprera il 15 luglio 1923, dove viene sepolta nel piccolo cimitero vicino al marito e alla figlioletta Rosa, morta a soli 18 mesi.

Nella stanza di Garibaldi, l’orologio e i calendari appesi a una parete segnano ancora la data e l’ora della morte dell’eroe: il 2 giugno del 1882 alle ore 18.21. Contravvenendo le sue ultime volontà, le sue spoglie vennero imbalsamate e sepolte in una tomba, in granito grezzo, appena dietro la casa.
A Caprera è rimasta la sua casa, le sue barche, i suoi oggetti diventati cimeli di un museo fra i più conosciuti e visitati d’Italia. La sua vita sull’isola e come egli la coltivava sono descritte nel libro di memorie scritto da sua figlia Clelia, intitolato Mio padre.